Bologna FC
Guido Viggiano, preparatore di Castro: «Fa movimenti da vero numero 9 d’area. Ecco su cosa lavoriamo»
Il preparatore di Castro racconta il metodo che unisce allenamento fisico e lavoro cognitivo per migliorare in campo.
Dietro i gol, i movimenti e la crescita costante di Santiago Castro c’è anche un lavoro che spesso sfugge. Non soltanto preparazione atletica e allenamenti sul campo, ma un percorso che coinvolge aspetti cognitivi, coordinativi e mentali. A raccontarlo è Guido Viggiano, preparatore e osteopata argentino che segue da vicino l’attaccante del Bologna.
Il professionista, in un’intervista rilasciata a La Repubblica, ha spiegato i principi del metodo che applica con diversi calciatori professionisti. Un approccio che punta a migliorare la capacità di leggere le situazioni di gioco, prendere decisioni in tempi rapidi e trasformare il lavoro svolto lontano dai riflettori in prestazioni più efficaci durante la partita.
La strategia e il lavoro di Guido Viggiano, preparatore e osteopata di Santi Castro
L’origine del lavoro di Viggiano:
«Ho lavorato con tanti preparatori. Però questa cosa del cervello non l’avevo mai vista. Poi sono diventato fisioterapista e osteopata e ho iniziato a pensare alla visione: quando un calciatore deve prendere una decisione, la cosa più importante sono gli occhi. E la cosa più difficile è pensare quando sei stanco. Lo vedevo su di me: quando ero stanco, sbagliavo la decisione».
Lavoro personalizzato per una resa migliore:
«Il lavoro è personalizzato. Santi e Mati Soulé sono attaccanti, ma sono diversi. Con Santi abbiamo lavorato sul gioco schiena alla porta. Gioca meglio di prima, fa movimenti forti da numero 9 d’area, però doveva migliorare quando arrivava il difensore alle spalle. Facciamo lavori con luci, vista, visione periferica e corda di Brock. Il bello è fare qualcosa di diverso con ogni calciatore, guardando come gioca e cosa gli manca».
Si ispira anche ad altri sport?
«Tantissimo. Tennis e basket. Con Santi studio i movimenti che deve fare un numero 9 d’area: alcune cose le fa tutto il tempo, come un pivot nel basket. Guardo certi esercizi e li porto nel calcio. Santi magari mi dice: “Questa cosa non è calcio”. E’ vero. Però poi il movimento che deve fare in campo è lo stesso».
Il cambiamento della preparazione nel calcio:
«Il calcio è cambiato molto. Quello italiano è più tosto, più strutturato, con molta tattica. Però oggi si gioca più veloce. Prima un calciatore aveva due secondi per prendere una decisione, oggi deve pensare prima di ricevere palla. Anticipare. Lavoro molto sul controllo orientato: ti permette di guadagnare tempo e non giocare sempre laterale o indietro».
Quanto conta il recupero secondo il preparatore di Castro:
«Oggi è fondamentale. Con Santi e con gli altri abbiamo fatto una sala per il recupero: sauna, vasca fredda, camera iperbarica. Serve per portare ossigeno nel sangue più velocemente. Giocando due partite alla settimana, il recovery per me fa l’80%».
Ecco com’è andato l’incontro con Santi Castro:
«Lo seguivo su Instagram, perché lo avevo visto giocare nel Velez. Io sono tifoso, ho vissuto quattro anni nella pensione del club. Quando lui è arrivato in prima squadra, il Velez era quasi in Serie B e lui l’ha salvato. Poi è arrivato a Bologna. Una notte, prima della Coppa Italia, mi ha detto: “Vieni qua, prendiamo un mate”. Abbiamo iniziato così. E’ un bravo ragazzo. E come calciatore è diverso: ha un presente enorme e un futuro ancora più grande. Con lui abbiamo cominciato online, ora vengo a Bologna una volta al mese e lavoriamo tanto».
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