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Bologna FC

Sotto la pioggia e sotto il sole – Saputiani e Maigoduti oltre Atalanta-Bologna

Il “Sotto la pioggia e sotto il sole” di oggi esce dal mero perimetro di Atalanta-Bologna 1-0, buona partita anche se persa, e si concentra sulla situazione societaria e dei tifosi. Saputiani e Maigoduti trovino un punto d’incontro: il tifo per la squadra.

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Joey Saputo, presidente del Bologna (©Damiano Fiorentini/1000 Cuori Rossoblù)
Joey Saputo: il Presidente del Bologna è un valore aggiunto, ma a volte anche lui può sbagliare

Nel post partita di Atalanta-Bologna 1-0, quello che vorrei scrivere stanotte non è un articolo. É una sequela interminabile di imprecazioni. Però vediamo di razionalizzare.

Atalanta-Bologna 1-0, salviamo il salvabile

Il Bologna visto a Bergamo è stato un bel Bologna, ordinato, coraggioso, propositivo, costante per tutti i 95 minuti, più forte dell’Atalanta e più forte delle importanti assenze generate dal mercato (vedi Rowe all’ultimo minuto, in aggiunta a Castro, Lucumi e Freuler), ma, incredibilmente, nel modo più doloroso, probabilmente per un errore del portiere ma non ho neppure la forza di rivederlo, ha lasciato i tre punti all’Atalanta, che di Dea stasera ha avuto solo quella bendata.

La sconfitta fa male. Malissimo. Ma, al tempo stesso, l’ottima prestazione in un campo sempre difficile come quello di Bergamo potrebbe essere l’iniezione di fiducia di cui avevamo tanto bisogno, dopo questi mesi di mercato molto stressanti.

E allora, sotterriamo le imprecazioni incalzanti e cerchiamo di essere positivi e di stare vicino ai ragazzi e a un allenatore che mi è piaciuto fin dal primo giorno e a cui è giusto dare fiducia.

Tifosi divisi: Saputo o non Saputo?

Per distrarci parliamo piuttosto della polemica che ha appassionato (si fa per dire) questa lunga estate bolognese. Sto parlando della diatriba, esplosa sui social, fra i cosiddetti “saputiani”, gli adoratori del Dio Saputo e i contestatori, definiti in modo sbrigativo “maigoduti”.

I “saputiani” probabilmente sopporterebbero anche uno scambio alla pari fra Beppe Signori e Santander, tanto per riferirci a due vecchie conoscenze e per rendere l’idea. I “maigoduti” sono insoddisfatti per antonomasia e vedono quasi sempre il bicchiere mezzo vuoto, non riuscendo a volte neanche a godere pienamente per i successi del Bologna.

Ecco, io vorrei che queste due frange estreme trovassero un giorno la forza e la voglia di avvicinarsi a ciò che piace a me, una bella analisi critica, capace di esaltare i pregi di una gestione, ma anche di criticarne i difetti, senza la paura che questo possa offendere qualcuno.

Del resto, chi non vuole essere criticato deve astenersi dal fare qualsiasi cosa e rimanere nell’anonimato. Se io non volessi leggere commenti di persone che mi dicono di posare il fiasco per le cavolate che scrivo sul Bologna, dovrei fare soltanto una cosa: non scrivere.

La critica non è per forza una lesa maestà

Detto ciò, partiamo, in questa mia analisi, dalla frase dei “saputiani” che non ho mai sopportato, vale a dire: “se quello che fa Saputo non ti va bene, compralo tu il Bologna“.

Allora, fatemi capire. Se uno, educatamente e senza offendere, dice che il Bologna ha fatto un mercato scarso, o che la sensazione è quella che la società abbia tirato un po’ i remi in barca, senza la voglia di mantenere il livello di eccellenza degli ultimi tre anni, perchè deve essere stroncato o addirittura tacciato di pazzia, come ho sentito dire pochi giorni fa?

Abbiamo paura che Saputo si stanchi? E il prezzo da pagare per questa paura è il dover applaudire e riverire sempre, senza spirito critico?

Il Bologna, e parlo del periodo che ho seguito da tifoso, che va dal 1973 ad oggi, ha avuto quasi sempre gestioni molto complicate, a partire dagli ultimi anni di Luciano Conti, intervallate da qualche momento di gioia con Corioni e dalla presidenza dell’ottimo Gazzoni (peraltro anch’egli pesantemente contestato, nonostante tutto).

Saputiani e Maigoduti. I tifosi in passato erano maggiormente uniti

Ma una cosa che ha sempre unito la tifoseria è stata il tifo per i nostri colori e non per i Presidenti.

Io adesso sento tifosi esultare per l’incasso derivante dalla vendita di un giocatore forte, come se parte del ricavo finisse sul loro conto corrente e parlare di un ammortamento e di una plusvalenza come se fossero tutti commercialisti.

Oppure li sento dire: “meglio non buttare via i soldi, perchè poi, quando finiscono, ci potremmo trovare a giocare con la Spal“.

A parte il fatto che siamo ancora qui, dopo essere falliti più di 30 anni fa, e, anzi, quel fallimento ci ha portato a vivere un decennio d’oro con Gazzoni. E poi, faccio un’ipotesi, se ci avessero acquistato quelli del Como, avremmo storto il naso di fronte ai troppi soldi spesi, con la paura che poi finisse la pacchia?

Io, da tifoso, sarei pronto a barattare qualche anno ai vertici, vincendo magari uno scudetto, con dieci anni in Lega Pro. Dite pure che sono pazzo, ma è così.

Saputo e Sartori, due valori aggiunti

E passiamo ai “maigoduti”. Ricordo a tutti i contestatori che Saputo è arrivato a Bologna, grazie alla mediazione di Tacopina, quando la gestione Guaraldi non aveva più neanche gli occhi per piangere e, dopo una retrocessione sanguinosa nel 2014, aveva faticato a trovare i soldi per iscriversi al campionato di Serie B.

Tutti dobbiamo riconoscere a Saputo che, da quando è Presidente, ha investito circa 250 milioni fra capitale, mercato, infrastrutture e ripianamenti di bilancio, per cui, prima di sparare a zero o contestare, bisogna ammettere onestamente che è stato fatto un lavoro importante e dispendioso.

E poi, nella desolazione della nostra bacheca degli ultimi 50 anni, piena di ragnatele, è entrata, splendida, luminosa e indimenticabile, una Coppa Italia e questa Coppa, oltre che di una bellissima squadra, di un ottimo allenatore e di una tifoseria che ha riempito la capitale e lo stadio Olimpico di entusiasmo e tifo, è del Presidente Saputo e del suo staff, a partire dal mai abbastanza osannato: Giovanni Sartori.

Quindi, come in tutte le cose, ci vuole equilibrio ed è necessario pesare le parole e non lasciarsi prendere dalla troppa esaltazione, sconfinante a tratti nell’adulazione acritica, o dal troppo sconforto, che rischia in certi casi di diventare irriconoscenza.

Saputo ha fatto benissimo nel primo anno, quando, con un buon mercato di gennaio, ci ha consentito di fare l’ultimo passo verso una faticosissima promozione e ci ha portato a un soddisfacente primo anno di Serie A, almeno fino all’infortunio di Destro.

Poi, sono seguiti 6 anni molto anonimi, caratterizzati dalla gestione sportiva di Bigon e da bilanci in perdita, record negativi e posizioni di bassa classifica.

E infine c’è stata l’illuminazione: prendere Sartori, a mio parere il miglior direttore sportivo italiano insieme a Marotta. E con lui è venuta una buona stagione 2022/2023 e il biennio d’oro della qualificazione in Champions League e della vittoria in Coppa Italia con conseguente partecipazione all’Europa League.

La critica ragionata al Bologna non è per forza una perdita d’amore

Ecco, in questi ultimi due anni, a mio parere, viene l’errore di Saputo. Nel non aver capito che, a quel punto, con giocatori giovani, che erano costati 10 e valevano 100, ci voleva un attimo di pazienza prima di capitalizzare subito queste plusvalenze e bisognava evitare di smembrare in così poco tempo una squadra che a un certo punto era diventata un piccolo gioiellino.

Si poteva vendere certamente qualcuno per finanziarsi, perchè nessuno vuole un “ricco scemo” come Presidente, però abbiamo concluso troppe cessioni e in ogni caso giocatori come Zirkzee, Calafiori, Beukema, Ndoje, Lucumi, Castro e adesso Rowe, che si sono rivelati miniere d’oro, andavano sostituiti spendendo di più, perchè, tolto Bernardeschi e pochissimi altri, il livello della squadra si è abbassato.

E adesso, a distanza di soli due anni dal pullman di festeggiamenti per la Champions e 15 mesi dopo la sbornia della Coppa Italia, siamo già qui, fuori dall’Europa, a pensare che un decimo posto non sarebbe poi tanto male.

C’è chi dice che Saputo voglia giustamente rientrare dei soldi spesi. Legittimo, però vorrei far presente che, se il giorno in cui cederà il Bologna, non ci saranno più giocatori di altissimo livello, il Bologna potrà essere venduto a un prezzo molto più basso.

Vi faccio un piccolo esempio: diciamo che il valore di Rowe sia 40 milioni, come il prezzo comprensivo di bonus con cui è stato venduto all’Atalanta. Vendere il Bologna con Rowe in squadra frutterebbe, per ipotesi, 240 milioni e viceversa, avendo già venduto il giocatore, Saputo dovrà accontentarsi di 200 milioni.

Stessa cosa per il centro tecnico di Casteldebole, di proprietà del Bologna, o per l’eventuale quota nella costruzione del futuro stadio. Perchè diciamo a uno che compra un immobile che ha fatto un ottimo investimento e invece sembra che i soldi per il centro tecnico o per lo stadio Saputo li regali ai tifosi o alla città?

Fino a prova contraria sono stati investiti in una squadra di sua proprietà, per cui, il giorno in cui venderà il Bologna, il valore di quegli immobili farà parte della quotazione.

Forza Bologna, sotto la pioggia e sotto il sole

Quindi, per concludere questo “pippone”, vengo al mio pensiero. Non facciamoci la guerra.

Ragioniamo sui fatti e pensiamo sempre che il Bologna è molto al di sopra dei Presidenti, per cui, se Saputo ci farà ancora vincere e manterrà la squadra in alto, viva Saputo, ma, se torneremo a vivacchiare nella parte destra della classifica, abbasso Saputo, come abbiamo sempre fatto con tutti i Presidenti.

Gli uomini, i dirigenti e i giocatori passano, solo il Bologna è una fede e resta negli anni, più splendente che mai.

E allora, sotto la pioggia e sotto il sole forza vecchio cuore rossoblù, col Sassuolo comincia il nostro campionato!!!

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