Bologna FC
Torrisi e l’addio al Bologna: «Quando Ulivieri mi disse “sei una testa di ca**o”»
Due epoche in rossoblù. L’ex difensore ha attraversato la rinascita del Bologna anni ’90 e l’inizio dei 2000, tra grandi partite, eccessi e un’anima ribelle
Due volte rossoblù per un totale di sei stagioni, 165 partite e un solo gol. Stefano Torrisi è stato un personaggio che ha attraversato due epoche diverse del Bologna. La prima quella della rinascita di metà anni ‘90 con Renzo Ulivieri, che ha segnato i cuori dei tifosi felsinei
E quella di inizio anni 2000, conclusa nel seconda anno di Serie B, prima del ritorno in A del 2008, che lo ha poi condotto al ritiro dopo una fugace esperienza al “Ribelle” nome che si addice al carattere dell’ex difensore, prima categoria romagnola. Quella di Torrisi è stata una carriera fatta di alti e bassi, di grandi prestazioni e di eccessi. Lui, oggi, alla Gazzetta dello Sport si definisce così: «Sono un anticonformista. A 12 anni ero una promesso del tennis, ma era uno sport d’élite e con papà meccanico e mamma casalinga ho scelto il calcio. E così ho detto sì al Russi»
Non solo anticonformista
Non solo anticonformista, ma anche precursore dice Torrisi: «Avevo orecchini, tatuaggi e capelli ossigenati per copiare Vialli biondo dopo lo Scudetto alla Samp. E poi creste da volevano, unghie dei piedi rosse e blu, quando giocavo al Bologna. Ma quelle le coloro ancora oggi, a 55 anni».
L’addio al Bologna nel 1998
Nel 1998, Torrisi lascia il Bologna per la Spagna, l’Atletico Madrid in particolare. Il richiamo dell’esperienza internazionale è importante. Ma soprattutto, si potrebbe pensare quello di Arrigo Sacchi, che lo vuole con sé nella sua nuova avventura alla guida dei Colchoneros.
Se il rapporto, come noto, non è stato dei più idilliaci (eufemismo, ndr), il rapporto tra Torrisi e Sacchi è stato difficile fin dalla prima telefonata: «Sacchi chiama Ulivieri per avere informazioni su di me. Poi mi contatta – racconta l’ex difensore rossoblù –. E io gli dico: “Mister, se vuole un buon giocatore sono qui, ma io mi voglio anche divertire”. Dopo venti minuti mi telefona Renzaccio e scandisce un: “Sei una testa di ca…” che è durato 20 secondi».
Alla fine all’Atletico ci andò, ma già da metà anno le cose andarono male per via della vita mondana: «Non dormivo la notte: ero esaurito, sognato le chiamate del fuorigioco. Poi la rivista “Hola!” Mi becca con una star spagnola e Arrigo sbotta. Io mi difesi: “Era troppo bella, non ho resistito”». Torrisi quindi provò a tornare a Bologna e alla fine accettò il Parma.
La follia a Bologna
A proposito di eccessi, qualcosina Torrisi la combinò anche ai tempi del Bologna: «A Bologna, io Bosi, Doni, Olivares e Scapolo eravamo compagni di merende. Una volta a Sestola spogliammo nudo un massaggiatore e lo legammo al palo!».
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