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Calcio

History Makers – Roberto Baggio (2/2)

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Qui la prima parte.

… La stagione ’89-’90 è quella della consacrazione definitiva; 17 reti, secondo miglior marcatore dietro solo al Cigno di Utrecht, e il (suo) goal forse più bello di tutti, contro il Napoli, saltando tutta la difesa. La stagione dei gigliati è spenta e deludente, e la squadra resta invischiata nella lotta per la retrocessione, ma anche grazie alle sue reti riesce inaspettatamente a trascinarsi sino alla finale di Coppa UEFA. Per l’appunto, quella finale di Coppa UEFA, quella del 16 maggio 1990. E l’avversario di quella finale, la Juventus, è proprio la compagine che lo ritroverà protagonista poche settimane dopo. A seguito di uno dei trasferimenti più controversi del nostro calcio, che finirà per mettere letteralmente a ferro e fuoco una città intera. Che fino al giorno prima lo aveva cullato come suo figlioccio, e ora ne segue gli sviluppi con la radiolina accesa. Sotto la sede della Viola, pronta ad esplodere…

Baggio e compagni perdono 3-1 a Torino, e il pareggio per 0-0 al ritorno su campo neutro di Avellino consegna la coppa ai bianconeri. Che due giorni dopo, decidono di festeggiare la coppa bussando alla porta del Conte Pontello con 25 miliardi di lire più il cartellino di Renato Buso (valutato 2 miliardi): circa 20 milioni di dollari, una cifra oggi paragonabile agli esborsi da centinaia di milioni di PSG e Manchester United. In realtà, si vocifera che il patron della Viola e i dirigenti juventini avessero accordi da molto prima, qualcuno parla addirittura di un anno: il risultato, in ogni caso, cambia poco, perché il Conte prima di cedere la squadra a Mario Cecchi Gori cede Roberto Baggio ad Agnelli, e i tifosi fiorentini rispondono mettendo letteralmente a ferro e fuoco la città.

L’INIZIO DELLE TENSIONI

L’annuncio avviene durante una strana conferenza stampa, in cui la cessione è menzionata dall’agente del giocatore e non da un rappresentante del club, come il ds Previdi, che invece se ne sta in disparte, non prima di aver superato sassaiole e lanci di bottiglie al suo arrivo dinanzi la sede gigliata. Il discorso dell’agente Caliendo è contorto ma alla fine anche chiaro: l’incontro c’è stato direttamente col presidente, che aveva già comunicato come l’offerta della Juventus fosse stata accettata. E che non aveva mai pensato, né lui né altri all’interno del board dirigenziale toscano, di offrire un rinnovo al suo assistito, in scadenza a giugno ’91.

FIRENZE IN FIAMME

Nel frattempo, al termine della conferenza stampa, i tifosi sotto la sede viola sono passati da 20 a 200, se non addirittura 300. Inneggiano contro il patron, minacciano di presidiare la casa del Conte senza sosta, giorno dopo giorno inesorabilmente. Giunge la polizia, e si teme l’inizio degli scontri. Arrivati a sera, i tifosi sono ormai più di 500, e tentano l’assalto prima solo minacciato, portando a cariche da parte della polizia e tafferugli prolungati sino a tarda notte, col questore di Firenze che ordina la chiusura di tutti i locali pubblici alle 22.30, al suono scoppiettante di molotov e ambulanze. Ci sono feriti da ambo le parti, tra le fila dei carabinieri arrivano addirittura in 200 per contrastare il tumulto popolare, che al calar del sole richiede anche l’intervento di elicotteri.    

Si assiste quasi ad una polarizzazione dello scontro, che esula dal normale binomio forza dell’ordine-rivoltosi, e assume sempre più i contorni di uno scontro tra la gente che lotta per Baggio e le istituzioni poste a difesa della famiglia Pontello. La cui residenza viene protetta da un cordone di circa 350 elementi tra i vari corpi, che finiscono per recintare quasi un chilometro di Firenze. Qualcuno, camminando per la vie della città, pensa ci sia stato un attentato, chiedendo informazioni ai passanti. Ma è stato solo venduto Roberto Baggio.

BAGGIO ALLA JUVENTUS

Coverciano, anch’essa presa di mira e designata come prossimo obiettivo sulla lista, diviene blindatissima: non entra e non esce nulla, in uno scenario quasi da guerra. Due giorni dopo, inizia più o meno ufficialmente l’avventura del Divin Codino alla Juventus: un’avventura tumultuosa e sofferta, complessa e travagliata, ricca di colpi di scena, salite, discese, vittorie e infortuni. Iniziata, a dire il vero, con una luce già sinistra, per cui l’agente Caliendo, in seguito, raccontò: “Mi ricordo ancora la scena: quando Baggio passò dalla Fiorentina alla Juventus, in conferenza stampa, davanti ai giornalisti gli misero al collo la sciarpa bianconera e lui la gettò via. Fu un gesto imbarazzante. Io dissi che il ragazzo andava compreso: era come se avessero strappato un figlio alla madre. Ammetto che, quella volta, rimasi molto colpito anch’io”. Il giocatore, invece, diversi anni dopo in un’autobiografia dirà: “Io volevo rimanere a Firenze perché stavo bene a Firenze, ma non avevo nulla contro la Juventus”. E difatti prese il primo volo per Torino, spostandosi alla corte di Maifredi.

Meno di un anno dopo, il 6 aprile 1991, quel Baggio a tinte bianconere si rifiuterà di calciare un rigore contro la Viola, spiegando come non fosse una scelta di cuore ma di opportunità, evitando di voler eseguire il fondamentale contro un portiere, Mareggini, che lo conosceva troppo bene. Uscito dal campo, raccolse una sciarpa viola, poi giustificandosi: “E’ stata una cosa naturale, quasi un commiato ad un pubblico che, pur fischiandomi per tutta la partita, mi aveva voluto bene”. Quel momento in realtà non fu unidirezionale, ma composto da un misto di fischi e applausi. Qualcuno dice più i primi, qualcuno più i secondi. Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia.

 

 

 

 

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