Seguici su

Calcio

Serie A, un campionato difficile e mediocre, per tutti. Tranne una

Dalla 26ª giornata emerge una verità netta: in Serie A domina solo l’Inter, mentre le altre big arrancano in un campionato lento e sempre meno spettacolare.

Pubblicato

il

Il logo della Serie A (© Lega Serie A)
© Serie A

La 26^ giornata di Serie A si chiuderà questa sera con le sfide del lunedì sera: Fiorentina-Pisa e Bologna-Udinese. Ma tutto sommato, visti i risultati, si può già trarre una conclusione sul turno appena concluso. La Serie A è un campionato difficile, complicato, complesso e ma anche mediocre. Tranne che per una squadra.

La 26^ giornata ci ha restituito una classifica dove l’Inter non ha rivali: dopo 26 giornate ha già 10 punti di vantaggio sulla più immediata inseguitrice. Il club Campione d’Italia per la seconda volta in due anni non è in grado di avere continuità di risultati e soffre la Champions League. Le altre big, pur con ingaggi e acquisti talvolta faraonici, faticano maledettamente a essere competitive.

Un calcio giurassico e ritmi bassissimi

Qualcuno direbbe che il 26° turno è una giornata da risultati strani. Ma osservando tutto con una enorme lente d’ingrandimento non c’è assolutamente nulla di strano. In Serie A vince l’unico club che ha dato continuità a un gruppo di giocatori che coniugano in maniera più equilibrata di tutti: esperienza, talento calcistico e fisico.

Ma del resto è inevitabile che basti davvero solo l’”equilibrio” per emergere in questo torneo. La Serie A, secondo Massimiliano Landucci storico assistente di Allegri oggi al Milan e precedentemente, è un campionato difficile. Sì, lo è. Tatticamente è un campionato difficilissimo, dove gli allenatori sono spinti dalla necessità di fare sempre e comunque risultato (almeno il pareggio) e studiano ogni contromisura legale o illegale per spegnere lo spettacolo e la velocità del gioco.

I ritmi inevitabilmente diventano bassissimi e chi, come Allegri, si affida alla giocata individuale viene incastrato nelle ragnatele della tattica. E pazienza se questo calcio giurassico allontana i tifosi che giustamente preferiscono guardare la Premier League o altri sport. 

Un campionato sempre meno attraente

Milan-Parma 0-1, Juve-Como 0-2, sono gare molto diverse tra loro. Eppure entrambe nascondono il motivo per cui l’Inter scappa e la Serie A non attrae più. Al di là delle infrastrutture che, nella fattispecie (al di là di quello che sarà il futuro di San Siro), sono di livello altissimo e creano atmosfere spettacolari, entrambe le gare sono state giocate male.

Da una parte il Milan di Allegri ha sfidato una squadra che esaspera il concetto di calcio difensivo ed episodico più di quanto non faccia il Milan. Il motivo è nella scarsa qualità dei suoi interpreti. Dall’altra Juventus-Como si è giocata a ritmi bassissimi. La Juventus di Spalletti non morde. Il Como di Fabregas è organizzato ma fa del “tiki-taka” un’arma di difesa più che di attacco. E come già detto in passato per il Napoli di Sarri, il suo è un “tikitaccio”: catenaccio col possesso, asfissiante, favorito dalla endemica mancanza di pressione altrui.

Ed è in questo contesto che l’Inter con il suo equilibrio interno tra esperienza, talento e fisico entra in campo e vince la maggior parte delle gare senza quasi sudare.

Distinguersi nella massa

Il Bologna, da questo punto di vista, è sempre stata negli ultimi due anni e mezzo una mosca bianca. Negli ultimi mesi anche i rossoblù non hanno saputo districarsi nelle trappole disseminate da questo torneo così spiccatamente ammorbato dalla necessità del risultato, che è prima di tutto economico prima che tecnico.

In generale, i rossoblù prima con Motta e poi diversamente con Italiano hanno saputo fare risultato in questa Serie A sempre meno spettacolare con un modello moderno. Un gioco veloce, a tratti elegante, a tratti elettrizzante. Un modello che se applicato con equilibrio, quello che è mancato alla squadra del tecnico di Karlsruhe ultimamente, può portarti a fare filotti di risultati importanti. Perché giocare un calcio verticale, sfrontato e offensivo, con attenzione anche alla fase difensiva è una sfida che il sistema calcio Italia si rifiuta di affrontare.

Nessuna demonizzazione

Poi c’è chi ama difendere questo modello di campionato dove dalla 9^ posizione in giù è giusto difendersi alla ricerca dello 0-0 o dell’episodio favorevole. Una difesa che si basa sulla corrente della tradizione del “calcio all’italiana”: difesa e contropiede. 

Una difesa miope. Inutile. E forse anche in malafede. perché la realtà è che nessuno in Serie A applica il modello del calcio all’italiana. Nessuno difende e riparte con contropiedi rapidi, fulminei, divertenti. Può capitare, sì certo. Ma la realtà è che in Serie A spesso si rinuncia ad attaccare per “non prenderle”. E il risultato è un movimento noioso, agonizzante che impone di rinunciare allo spettacolo sull’altare della sopravvivenza economica.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

Continua a leggere le notizie di 1000 Cuori Rossoblu e segui la nostra pagina Facebook

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *