Basket
È nata una stella, Belinelli elogia Kimi: «Un ragazzo serio, determinato e deciso»
Dal 2014 al 2026, storie di campioni: il filo che unisce Marco Belinelli a Kimi Antonelli
Bologna, una fucina di talenti generazionali. Roberto Vecchioni diceva ‘Sogna ragazzo sogna’. Ma Kimi Antonelli, così come Marco Belinelli prima di lui, non si sono limitati al mero fantasticare, perchè quei sogni sono diventati realtà. Narrazioni diverse, eppure destini così simili. Uno da Casalecchio di Reno, l’altro da San Giovanni in Persiceto. Uno nella Formula Uno, l’altro nella NBA. Uno sul tetto del mondo ad appena vent’anni, l’altro a ventotto.
Ormai l’abbiamo imparato, lo sport sa emozionare come nient’altro sulla faccia della Terra. Ed è qui che la storia assume contorni cinematografici. Il tricolore sventolato al cielo, i fiumi incontenibili di lacrime e la gioia di aver realizzato il desiderio di tutti i bambini. D’altronde, si tratta poi di questo. Kimi e Belinelli avevano un sogno: essere i primi della classe. Tutto ha avuto inizio nella cameretta d’infanzia, dove la grandiosità delle loro ambizioni alimentava il fuoco che gli ardeva dentro. Dunque, si sono rimboccati le maniche e alla fine hanno avuto ragione.
Dal 2014 al 2026, dal Texas al Messico. A modo loro, entrambi hanno compiuto due imprese. Belinelli è ancora oggi l’unico giocatore italiano ad aver sollevato il Larry O’Brien Championship Trophy, ovvero il titolo NBA. Dal canto suo, Kimi è diventato il più giovane campione del mondo di Formula Uno, nonché il primo italiano a riuscirci dopo 73 anni dall’ultima volta (Ascari). Come riportato da Alessandro Gallo sulle pagine de Il Resto del Carlino, l’ex numero 3 dei San Antonio Spurs ha speso parole di grande stima verso il classe 2006.
L’interesse per i motori e il rispetto per Kimi
Marco Belinelli non la definisce una passione, ma certamente non nasconde la sua curiosità per quel mondo: «Mi piaccono le auto, ma la velocità e la Formula Uno sono un’altra cosa. Devo ammettere che avevo seguito Michael Schumacher e la Ferrari, ormai tanto tempo fa. Ma la storia di Kimi e quello che ha fatto sono incredibili».
Domenica sera, l’ha vissuta come tutti noi da spettatore: «Come milioni di italiani sono rimasto incollato davanti al televisore. Una gara che è la conclusione di un percorso virtuoso». E infine, un tuffo nel passato, con la sua prima impressione sul pilota della Mercedes, nonché tifoso dichiarato della Virtus: «È venuto ad alcune partite, qualche anno fa. Ne parlavano tutti bene. Non era ancora campione del mondo. Ma si vedeva e si capiva che era un ragazzo per bene. Serio, determinato, deciso».
E sulle similitudini tra i due traguardi…
«Le emozioni fantastiche, l’orgoglio di portare Bologna in giro per il mondo. Ma anche il principio di restare sé stessi, umili. E i sacrifici. Tanti sacrifici. Uno vede Kimi davanti a tutti e pensa: ‘Che bello’. Ma non è che Kimi ha spinto un pulsante e si è trovato per caso lì. Ci sono un percorso e una strada difficile. Ore, giornate, fatte di sacrifici, allenamenti, rinunce. Adesso è al top. Ma per salire lì e trovarsi al centro del mondo, ha faticato. Ha sgobbato. Ha tenuto duro».
Alla base di qualsiasi successo, c’è un’instancabile etica del lavoro, e Belinelli lo sa bene: «Non ci sono segreti nè ricette magiche. Bisogna avere un po’ di fortuna, certo, ma soprattutto la voglia di arrivare. Fissare degli obiettivi e lottare senza paura per arrivare in alto». Oltre all’inconfondibile doppio nome, non mancano anche altre somiglianze tra i due: «Avevamo sogni comuni. Io, con un pallone da basket, seguendo il mito di Michael Jordan. Lui con un volante e un motore. Immaginando di essere Hamilton».
Toccare il cielo con un dito, senza mai dimenticare le proprie radici
«Vedo Kimi che vince. E vedo il volto di un ragazzo circondato dall’affetto della sua famiglia. La mamma, il papà e la sorellina». Allora, giunge naturale il parallelismo con la sua esperienza personale: «Mamma Jole e papà Daniele. E i miei fratelli, Enrico e Umberto: mi hanno aiutato, assecondato, supportato. Percepisco lo stesso trasporto nella famiglia di Kimi».
Così Bologna è tornata a far parlare di sé sul piano sportivo. A distanza di dodici anni, un’altro ragazzo ha trasformato un sogno in realtà. E chissà che questo non sia solo l’inizio. Beli prima, Kimi poi. Campioni con la C maiuscola.
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