Virtus Bologna
L’affascinante storia della Virtus Pallacanestro. Cinquantasettesima puntata.
L’estate del 2003 è un terremoto per la Virtus. Il Consiglio Federale del 31 agosto conferma la radiazione della Virtus.
Innescata dal lodo Becirovic la bomba dell’estate 2003 cancella la Virtus dai campionati. In data 4 agosto il Consiglio Federale nella riunione odierna ha deliberato, all’unanimità dei presenti, di confermare le precedenti delibere del 31 maggio e del 25 luglio 2003, con conseguente revoca dell’affiliazione della società Virtus Bologna ed esclusione dal diritto di partecipazione ai campionati federali.
Non basta l’impegno di Porelli per salvare la Virtus
Il ricorso al Tar, l’impegno dell’avvocato Porelli, l’entrata in scena di Sabatini che compra la società da Madrigali, non faranno altro che prolungare l’agonia per quasi un altro mese. Il pomeriggio del 31 agosto il consiglio federale boccia il piano salvezza della Virtus. Troppi gradivano quella sparizione.
La Virtus 1934
Tant’è che nel frattempo Paolo Francia, ex presidente della Virtus, aveva creato una nuova società, la Virtus 1934 (Bonamico presidente e Consolini allenatore, dopo una lunga storia nelle giovanili bianconere, con tanti titoli in Virtus), a cui la FIP per meriti sportivi aveva assegnato la categoria B1 (ora i meriti sportivi non erano della società appena nata, ma di quella ancora in vita a cui si era appena cancellato il diritto di giocare). Il numero di affiliazione 102 ora non c’è più, adesso è 50294, ma vediamo come si svolse quel Consiglio Federale del 31 agosto.
Chi votò al Consiglio Federale
Sei voti per salvare la Virtus: Fausto Maifredi, Alberto Bucci, Marco Bonamico, Cristina Correnti, Renato Graziani Dino Dal Fiume. Undici per condannarla: Giorgio Squarcina, Simone Cardullo, Pietro Colnago, Alberto Mattioli, Bruno Mion, Marcello Crosara, Fausto Deganutti, Antonio Pozzati, Ciro Melillo, Paolo Patta, Vittorio Smiroldo. Si era iniziato alle 10. Alle 11,30 Porelli, scuro in volto, era uscito dopo avere relazionato. Alle 12 era uscito Pietro Colnago, ex giocatore e giornalista tv: «Dobbiamo ancora entrare nel merito, ma penso che si andrà alle 20 squadre». Un’ora dopo, torna fuori: «Stiamo lottando». Si saprà poi che voterà per il no. Alle 15 era stato chiamato qualche poliziotto a rimpinguare la guardia del cancello esterno: brutto segnale. Infatti alle 15,15 la decisione.
Tanti dubbi su quella decisione
Era già andato via Mattioli che uscendo dal Consiglio Federale pronunciò la frase: “Per me la Virtus è morta nel 1971”, anno della salvezza bianconera agli spareggi di Cantù con Libertas Livorno e Biella. Anni dopo dirà, non convincendo nessuno: «Non ho detto quella frase, quel giorno. Almeno non lo ricordo e se l’ho fatto è stata con qualcuno che conoscevo bene e con il quale potevo tentare una battuta. Perché poi di quello si trattava: una battuta che scambiavo sempre con il mio amico Gigi Porelli, che la Virtus aveva iniziato a curare come una figlia proprio in quel periodo».
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