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Bologna, il paradosso dei numeri: statistiche da big, ma risultati negativi

I numeri raccontano un rendimento superiore ai risultati: i rossoblù creano, tirano e concedono poco, ma non trasformano la produzione in concretezza sotto porta e dunque in punti.

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Roberto Piccoli durante Bologna-Lazio (© Damiano Fiorentini x 1000 Cuori Rossoblu)
Roberto Piccoli (© Damiano Fiorentini)

Ci sono squadre che perdono perché sono inferiori all’avversario e altre che lasciano punti per strada nonostante prestazioni che, numeri alla mano, raccontano una storia diversa. Il Bologna sembra appartenere alla seconda categoria.

Le prime giornate hanno restituito un bottino inferiore rispetto a quanto prodotto sul campo, alimentando un vero e proprio paradosso statistico. Come riportato da Luca Baccolini su Repubblica, quest’oggi, secondo gli “Xpoints” (expected points, modello matematico che calcola quanti punti avrebbe dovuto ottenere una squadra in base alle prestazioni fornite, misurate sempre su base statistica, ndr) infatti, i rossoblù avrebbero dovuto raccogliere 1,85 punti a partita invece dei 2 effettivamente conquistati, numeri che li collocherebbero nel gruppo di vertice.

La produzione offensiva del Bologna

Il dato più interessante riguarda la produzione offensiva. Il Bologna tira più degli avversari, con 12,4 conclusioni su azione contro le 11,6 concesse, e costruisce più occasioni pulite: 4,6 a partita contro 3,4. Anche gli xG raccontano di una squadra produttiva, con 1,77 expected goals contro l’1,03 degli avversari.

Il problema è che ovviamente il calcio continua a essere deciso dai gol. E proprio qui arriva il paradosso. Il Bologna costruisce, arriva al tiro, produce più degli avversari, ma concretizza troppo poco. I rossoblù segnano appena 0,6 gol su azione a partita, un dato decisamente inferiore rispetto a quanto suggerirebbe la mole di occasioni create.

Non è solo sfortuna

Ridurre tutto alla sfortuna sarebbe però troppo semplice. La squadra deve migliorare anche nella qualità delle proprie azioni offensive e nella capacità di trasformare la produzione in occasioni realmente pericolose.

Allo stesso tempo, alcuni numeri difensivi mostrano una formazione capace di concedere relativamente poco. La struttura, almeno in parte, sembra esserci. Manca la trasformazione di questa struttura in risultati.

Ed è qui che entra in gioco Raffaele Palladino. Il nuovo allenatore eredita una squadra che, secondo le statistiche, ha già alcune basi interessanti sulle quali lavorare. Il compito sarà trasformare quei numeri in punti.

Perché gli xG non fanno classifica e gli xPoints non portano vittorie. Servono gol, soprattutto quando le occasioni arrivano. E mentre Raimondo brilla a Frosinone, i tre centravanti rossoblù sono fermi a due reti.

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