Seguici su

Bologna FC

Bologna, ecco perché il 3-4-2-1 può essere l’abito tattico giusto

I rossoblù cambiano pelle: il 3-4-2-1 di Palladino ridisegna l’assetto, con una veste tattica pensata per valorizzare al meglio caratteristiche e qualità dell’organico a disposizione.

Pubblicato

il

Raffaele Palladino, nuovo tecnico del Bologna
Raffaele Palladino (© 1000 Cuori Rossoblù)

Un pareggio che lascia l’amaro in bocca perché arrivato da un errore evitabile da parte di un Lukasz Skorupski in evidente difficoltà. Il primo Bologna di Raffaele Palladino non ha raccolto quanto avrebbe voluto. E soprattutto non ha raccolto quanto avrebbero meritato le novità apportate dal tecnico.

Nonostante i pochissimi giorni, il tecnico campano ha voluto immediatamente introdurre la novità a lui più cara: il modulo con la difesa a tre. Seguito dal ritorno di un centrocampo veramente a due e il ritorno a una manovra più immediatamente verticale, piuttosto che il ragionamento orizzontale richiesto da mister Tedesco.

Difesa a tre, soluzione ideale per l’organico

Il ritorno dopo 4 anni e mezzo a un Bologna con la difesa a tre non è soltanto un caso o una scelta forzata dell’allenatore. Estraniandosi dagli ultimi quattro anni e osservando con attenzione le caratteristiche della rosa costruita in questa stagione un modulo con il trio dietro sembra la soluzione più adatta.

Palladino ha a disposizione cinque centrali più De Silvestri. Helland ha le caratteristiche di marcatura e impostazione giuste per giocare al centro di un trio di difensori. Heggem ha letture, fisico e velocità per essere un ottimo braccetto. Mentre, Theate è nel suo habitat naturale come braccetto mancino.

Dietro di loro c’è Vitik che può giocare al centro o come braccetto di destra, De Silvestri può giocare come braccetto di destra. E, chissà, con il ritorno a tre Palladino potrebbe anche riuscire laddove Italiano non è riuscito: ovvero recuperare Nicolò Casale, rimasto in rossoblù ed esploso con la maglia del Verona proprio in una difesa a tre.

Esterni a loro agio

Il trio di difensori a schermo della porta potrebbe mettere a loro agio anche in terzini. Tutti e quattro gli esterni difensivi a disposizione di Palladino hanno propensione offensiva, gamba e caratteristiche tattiche adatte a giocare più alti con un centrale che li protegga di più alle loro spalle.

Nel caso di Miranda a sinistra e Zortea e Holm a destra si potrebbe dire che le loro caratteristiche sono più adatte al modulo di Palladino che a uno schieramento a quattro. In questo senso, giocatori di grande gamba e qualità come Miranda e Zortea potrebbero diventare armi offensive ancora più pericolose.

Non è certo un segreto che da esterno di centrocampo Nadir Zortea, a Cagliari, aveva segnato addirittura sei reti. Una propensione che Palladino ha dimostrato in passato di saper sfruttare (vedi Carlos Augusto a Monza), esattamente come il suo mentore Gasperini.

Centrocampo fisico e qualità affidata alla trequarti

Il ritorno della ricerca immediata della verticalità da parte del nuovo Bologna di Palladino ha spinto il tecnico a ripartire da una mediana a due, con tanto fisico, corsa e meno ricerca del palleggio. L’idea del tecnico è quella di accompagnare la manovra con i mediani e non creare gioco a tutti i costi.

In più, dettaglio da non sottovalutare, ognuno dei cinque centrocampisti a disposizione può giocare in una mediana a due insieme agli altri. Insomma, ognuno con le sue peculiarità, ma interscambiabilità e duttilità potrebbe essere un elemento fondamentale del centrocampo rossoblù durante questa annata.

L’impostazione, la fantasia e la qualità della manovra sono appaltate invece alla trequarti dove, a turno, ruoteranno gli esterni o i trequartisti. A dare la svolta offensiva alla manovra del Bologna di Palladino saranno dunque soprattutto gli uomini tra le linee.

Il ruolo fondamentale dei centravanti

In questa nuova veste del Bologna, i centravanti ricopriranno un ruolo ancora più importante. Loro dovranno creare lo spazio per trequartisti, esterni e centrocampisti per accompagnare la manovra. Piccoli, Dovbyk e Enem hanno tutti il fisico e le caratteristiche per venire incontro e distribuire il gioco.

Piccoli ed Enem, più che l’ucraino ex Roma, nel loro repertorio hanno anche l’attacco alla profondità per allungare la difesa avversaria e creare lo spazio tra le linee che chi arriverà a rimorchio potrà attaccare.

L’esempio pratico di questo nuovo Bologna, alla maniera di Palladino, è il gol siglato ieri da Bernardeschi: lancio verticale, intervento aereo di Piccoli, palla sulla corsia, cross di Miranda, attacco alla porta dello stesso Piccoli e rimorchio dell’altro esterno/trequartista.

 

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

Continua a leggere le notizie di 1000 Cuori Rossoblu e segui la nostra pagina Facebook

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *