Bologna FC
Bologna, Ferguson: «Mi piace il calcio di Tedesco. Bologna appartiene all’Europa»
Il nuovo ciclo, il confronto con gli ultimi allenatori e i prossimi obiettivi: le dichiarazioni del capitano rossoblù
A tutto Ferguson. Il centrocampista scozzese si appresta a cominciare la sua quinta stagione con la maglia del Bologna. Il capitano rossoblù ha vissuto gli ultimi quattro cicli: Siniša Mihajlović, Thiago Motta, Vincenzo Italiano e, adesso, Domenico Tedesco. Arrivato in punta di piedi dalla sua Scozia, è diventato un punto fermo della rosa e anche l’ex allenatore del Fenerbahce l’ha capito. Nonostante alcune voci di mercato nelle ultime settimane, Ferguson continuerà a vestire la maglia del Bologna anche nella prossima stagione. E chi meglio di lui per aiutarci a comprendere gli ultimi cambiamenti dalle parti di Casteldebole.
Bologna, l’intervista a Lewis Ferguson
È arrivato con Mihajlovic, poi ci sono stati Thiago Motta, Vincenzo Italiano e ora è il turno di Domenico Tedesco
«Sono tutti diversi, diversi nel loro gioco. Tedesco chiede cose differenti che stiamo imparando, provando a farle ogni giorno. Proprio qui dentro facciamo tante sedute video, perché dobbiamo imparare velocemente. Tra un po’ inizia il campionato, ma in campo stiamo bene. Ogni giorno ascoltiamo il mister, guardiamo i video e applichiamo i concetti sul terreno di gioco. Come per il calcio di Motta e di Italiano ci vuole un po’ di tempo per acquisire tutto. Serve pazienza, ma arriviamo per quando inizia il campionato».
Prima di quella di Brighton c’era stata la pesante sconfitta nell’amichevole contro il Pisa. Come la interpreta in questo processo di apprendimento?
«Abbiamo perso e preso troppi gol. È vero che era un’amichevole ma noi non vogliamo mai perdere. Abbiamo rivisto il video, ne abbiamo parlato tra noi e con il mister. Non è una scusa, non deve esserlo, ma siamo arrivati un po’ stanchi a quella partita, perché il lavoro fatto in quella settimana è stato il più intenso del ritiro. Fiducioso? Sì, ho sensazioni positive. Mi piace come Tedesco vuole giocare e come vede il calcio. Abbiamo fatto un po’ di tutto: costruzione, pressione senza il pallone, come creare, se c’è pressione avversaria o no, blocco basso, blocco medio e molto altro».
La società vi ha già dato un obiettivo per la nuova annata?
«In questo momento non ancora. Forse parleremo nelle prossime settimane. Ma penso che anche i dirigenti pensino partita per partita, poi se arriveremo in una certa zona di classifica parleremo di obiettivi. Ora è troppo presto».
Nello spogliatoio invece ne parlate?
«Non parliamo di obiettivi che arrivano tra dieci mesi. Sono troppo lontani. Nel calcio tutto può cambiare velocemente e se pensi troppo in avanti nel tempo non va bene per la testa e per la mentalità. Non dico che vinceremo lo scudetto, né che retrocederemo, ma che pensiamo partita per partita, poi se arriviamo in Europa è perfetto. E secondo me una squadra come il Bologna, così forte, appartiene all’Europa, a quella fascia di squadre».
Tedesco è un allenatore che parla tanto ai suoi giocatori. Con lei si è già confrontato?
«Abbiamo già parlato tanto, ma ha parlato con tutti. Il fatto che sappia tante lingue è importante soprattutto per chi arriva da un’altra parte del mondo».
Domenico Tedesco alla conferenza di presentazione (© Ilaria Matteuzzi x 1000 Cuori Rossoblù)
E a lei nello specifico cosa ha chiesto?
«Nel primo incontro abbiamo affrontato il tema del mio ruolo. Mi ha chiesto dove volevo giocare e abbiamo detto che gioco più come numero 8».
Ma con Motta le piaceva il ruolo di trequartista?
«Era diverso, il trequartista di Motta era più un box to box. In questo 4-3-3 di Tedesco a me piace tantissimo il ruolo dell’8».
E un obiettivo personale se lo è dato?
«Giocare il più possibile e aiutare sempre la squadra dando il massimo. Non ho obiettivi di gol e di assist».
A quelli ci dovranno pensare Dovbyk e Piccoli, in un attacco completamente rinnovato
«Sono profili diversi da quelli che avevamo prima. Mi dispiace per Thijs Dallinga, grande amico, ma è un’opportunità per chi arriva. Con Artem e Piccoli abbiamo giocato da avversari, sono forti, alti, grossi e per un numero 9 la statura è già una buona base. Inoltre sanno fare gol. Speriamo ne facciano tanti quest’anno. Ci vuole un po’ di tempo perché sono profili diversi, ma sicuramente faranno bene».
Con la società che rapporto c’è?
«Sono sempre qua. Sartori e Di Vaio li vediamo sempre, guardano gli allenamenti. Spesso vediamo Fenucci, il presidente Saputo. Se c’è qualcosa che vogliamo chiedere possiamo farlo sempre. È importantissimo questo aspetto».
E del suo rinnovo si è già parlato? Ha un contratto fino al 2028 con opzione per prolungare di un ulteriore anno
«Non ho pensato al rinnovo. Il mio focus in questo momento è il calcio; non voglio pensare a contratti o altro. Poi se c’è qualcosa di cui parlare, parliamo».
È dunque presto per chiederle dove si vede tra un paio di anni. Ma offerte concrete da altre squadre quest’estate gliene sono arrivate?
«No, niente offerte. Avevo il mondiale, poi le vacanze e poi sono tornato qua».
In Scozia vorrebbero vederla con la maglia dei Rangers. Anche suo zio Barry l’ha confessato
«È la mia squadra del cuore e ho sempre detto che intendo giocare per i Rangers. Un giorno, anche se ancora non so quando, succederà sicuramente se ne avrò l’occasione».
Intanto ha rappresentato la Scozia al Mondiale. Il primo per lei
«Una serie di emozioni mai provate prima. Di solito sono sempre tranquillo, ma la partita contro Haiti è stato qualcosa di indescrivibile. Era il mio debutto, c’era tutta la mia famiglia, i miei fratelli, mamma, papà, figlie, ragazza, quelli che mi seguono sempre. Purtroppo è finita troppo presto. Avevamo un girone difficile con squadre fortissime, ma potevamo fare meglio».
E, invece, solitamente come si prepara a una partita?
«Relax e penso solo alla gara. Ascolto un po’ di musica in hotel e poi nello spogliatoio. Ci sono un po’ tutti i generi. Di solito uso la playlist che abbiamo fatto tutti insieme: ci sono 25 canzoni e si fa su e giù per ritmo perché alcuni hanno messo il rap, altri l’house music».
E Lucio Dalla e Cesare Cremonini ormai li ha imparati?
«Dopo quattro anni sì. Spesso Lollo De Silvestri fa la playlist con loro e altra musica. Mi piacciono».
Lorenzo De Silvestri (© Damiano Fiorentini)
Della sua Bologna, invece, cosa ci racconta?
«Ormai è la mia seconda casa. Glasgow, dove sono cresciuto, è la prima, ma qua mi sono subito sentito accolto da tutti. Poi la mia famiglia è qua, la mia seconda figlia è nata a Bologna e si chiama Lorena, un nome italiano. Mi piaceva ed è in onore di Lauren, mia sorella, morta prima che io nascessi».
Nel tempo libero cosa le piace fare?
«Sono uno che ama rilassarsi. Non faccio tantissimo al dì fuori del centro sportivo. Mi piace andare in centro o stare a casa in relax con la mia famiglia. Anche se relax fino a un certo punto, perché le mie figlie non si fermano mai».
Le piace questo caldo? È difficile allenarsi così?
«C’è il sole e non posso certo lamentarmi, visto che ho vissuto per venti anni in Scozia e non ero abituato a vederlo tutti i giorni. Quando c’è il sole, sono contento. Ah, dimenticavo… Nel tempo libero vado spesso a giocare a golf con Dallinga, Odgaard e Holm».
Chi è il più forte?
«Thijs. Io ero in coppia con lui».
Un’ultima cosa: Amondarain che impressione le ha fatto?
«Si vede che è un bravo giocatore e un bravo ragazzo. Ascolta e a centrocampo può fare un po’ di tutto. Come me, è arrivato giovane, spero possa portare in alto il Bologna».
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