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Bologna, creare non basta: adesso serve trovare il gol

Cinque gare senza reti nelle ultime otto partite ufficiali: l’attacco non è l’unico reparto chiamato a cambiare passo.

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Riccardo Orsolini (@1000 Cuori Rossoblù)
Riccardo Orsolini (@1000 Cuori Rossoblù)

Il problema del Bologna, oggi, è difficile da nascondere: manca il gol. La sconfitta per 0-1 contro la Lazio ha lasciato la sensazione di una squadra che, soprattutto nella parte finale della gara, avrebbe potuto raccogliere qualcosa in più, ma nel calcio le occasioni da sole non bastano. Bisogna concretizzarle. Ed è proprio qui che i rossoblù stanno incontrando le maggiori difficoltà. Nelle ultime otto partite ufficiali, infatti, il Bologna è rimasto senza segnare in cinque occasioni. Un dato che non può essere attribuito soltanto al reparto offensivo e che chiama in causa anche esterni e centrocampisti. Contro l’Atalanta, lunedì, sarà quindi l’intera squadra a dover dimostrare di poter fare un passo avanti.

Bologna, il problema resta il gol

Dire che il Bologna avrebbe meritato di segnare contro la Lazio non significa necessariamente parlare di una prestazione offensiva positiva. La squadra di Tedesco ha avuto le proprie occasioni, soprattutto nel finale, ma per gran parte del primo tempo ha faticato a costruire situazioni realmente pericolose.

Ed è proprio questa la differenza che conta. Si possono creare opportunità, ma se manca la precisione negli ultimi metri tutto il lavoro precedente rischia di perdere valore. Quante occasioni servono per riuscire finalmente a trovare la rete?

Come riportato da “Più Stadio” nell’articolo di Davide Centonze, il dato delle ultime otto gare ufficiali è eloquente: cinque volte il Bologna non è riuscito a segnare. Non si tratta dunque soltanto di una difficoltà legata al debutto di Tedesco. La tendenza arriva da più lontano e coinvolge inevitabilmente tutti i protagonisti.

Nel Bologna serve più qualità davanti

Gli spunti positivi mostrati nelle ultime partite dello scorso campionato non possono essere sufficienti per affrontare la nuova stagione. Il livello richiesto adesso deve essere superiore, soprattutto perché tra centrocampo e attacco sembra essere venuta meno parte della pericolosità mostrata in precedenza.

Da una parte ci sono Piccoli e Dovbyk, dai quali è naturale aspettarsi una maggiore produzione realizzativa. Dall’altra, però, non possono essere soltanto gli attaccanti a caricarsi sulle spalle il peso del problema.

Servono maggiori inserimenti, più giocate di qualità e soprattutto maggiore concretezza negli ultimi sedici metri. Gli esterni sono chiamati ad alzare il proprio rendimento, mentre dal centrocampo manca da troppo tempo quella capacità di accompagnare l’azione e arrivare con continuità dalle retrovie.

Nel 4-3-3 di Tedesco questo aspetto potrebbe diventare ancora più importante, considerando lo sviluppo più centrale che può assumere la manovra. Ecco perché la partita di Bergamo rappresenterà già un’occasione significativa per capire se qualcosa può cambiare.

La crisi offensiva arrivata dalla primavera

Il problema del gol non è nato con la Lazio. Il bilancio negativo aveva già iniziato a prendere forma il 16 aprile scorso, quando il Bologna perse 4-0 contro l’Aston Villa al Villa Park.

In quella fase Vincenzo Italiano, come ammesso dallo stesso allenatore, aveva compreso che il suo ciclo sotto le Due Torri sarebbe arrivato alla conclusione. Pochi giorni più tardi, il 19 aprile, arrivò la trasferta contro la Juventus all’Allianz Stadium di Torino. Il Bologna apparve svuotato e la squadra bianconera riuscì a dominare una partita nella quale i rossoblù non riuscirono praticamente a reagire, nonostante la possibilità di continuare a inseguire il settimo posto.

La situazione non migliorò nella gara successiva. Al Dall’Ara il Bologna offrì una prestazione ancora più negativa, senza riuscire a trovare energia e soluzioni davanti ai propri tifosi. Italiano propose anche il 3-4-3, ma l’esperimento non bastò: le reti di Malen ed El Aynaoui portarono il Bologna sotto già nel primo tempo.

Una settimana dopo arrivò un altro risultato deludente, lo 0-0 interno contro un Cagliari considerato alla portata dei rossoblù. Una partita che provocò anche qualche fischio dagli spalti per la qualità del gioco espressa da De Silvestri e compagni.

La reazione e quei tre segnali

Nelle ultime giornate del campionato, però, qualcosa sembrò muoversi. Il primo segnale arrivò a Napoli, dove il Bologna vinse 3-2 al termine di una partita complessivamente meritata nonostante la rimonta subita.

Bernardeschi e Orsolini andarono a segno rispettivamente al 9’ e al 34’, poi, dopo il pareggio del Napoli, fu Rowe al 91’ a trovare il gol decisivo con un’acrobazia spettacolare.

Da lì arrivò anche la vittoria di Bergamo contro l’Atalanta, conquistata di misura grazie al sinistro al volo di Orsolini. Poi il 3-3 contro l’Inter già campione d’Italia al Dall’Ara.

Bernardeschi e Pobega, insieme all’autogol di Zielinski, permisero ai rossoblù di trovare tre reti in una gara nella quale, però, gli obiettivi delle due squadre erano ormai differenti: il Bologna li aveva persi, mentre l’Inter li aveva già raggiunti.

Ora serve una risposta a Bergamo

Dopo quei segnali, il Bologna è ripartito dallo 0-1 contro la Lazio. Una sconfitta che ha riportato in primo piano una questione che non può più essere rimandata: la capacità di segnare.

Tedesco è ancora alla ricerca dell’assetto definitivo e proprio per questo la sfida contro l’Atalanta può diventare un banco di prova importante. Il livello dell’avversario sarà superiore rispetto a quello incontrato al debutto, ma anche le richieste nei confronti dei rossoblù dovranno essere maggiori.

Non è soltanto una questione di attaccanti. Piccoli e Dovbyk dovranno trovare maggiore continuità sotto porta, ma anche gli esterni e i centrocampisti dovranno aumentare il proprio contributo. Gli inserimenti dalla seconda linea, ormai troppo poco presenti, possono rappresentare una delle chiavi per dare maggiore imprevedibilità alla manovra.

Il compito, quindi, riguarda tutti. Perché se il problema è collettivo, anche la soluzione dovrà esserlo. E chissà che proprio Bergamo non possa rappresentare il primo passo verso un percorso diverso, quello che i tifosi aspettano e che lo stesso Tedesco sta cercando di costruire.

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