Bologna FC
Il Bologna di Palladino, Roy Keane e… il paradosso della discoteca
Le statistiche del Bologna con Palladino sono cambiate completamente, svelando uno strano paradosso.
La scorsa settimana parlavamo di un Raffaele Palladino a lezione dal suo illustre predecessore, al secolo Vincenzo Italiano. L’allenatore di Karlsruhe era stato infatti capace di battere il Milan all’Olimpico accettando la difesa a cinque nei minuti finali come via per la gloria, ottenendo la ricompensa migliore di tutte.
Quella partita la ricordano tutti i tifosi rossoblu, anche quelli che non avevano acquistato il biglietto per Roma, perché ha un significato simbolico importante. Talmente importante da costringere l’attuale coach del Besiktas, storicamente attaccato ai suoi radicati principi offensivi, ad adattare i propri ideali.
Allo stesso modo, con Palladino il Bologna ha cambiato marcia. Sfruttando una forte coesione interna e piani tattici più misurati, lo staff tecnico ha capito come fare risultato anche su campi complicati. La nettezza del cambio di marcia è evidente anche grazie alle statistiche di xG Edge. Perché l’expected goal è un dato ancora eretico per molti puristi, ma in questo caso aiuta a comprendere il reale volume di gioco prodotto dai rossoblu, migliorati anche… in discoteca, citando Roy Keane.
Gli assedi di Tedesco
Ricordiamo tutti come giocava il Bologna di Tedesco, anche perché è una memoria recente e impressa nelle menti dei tifosi. L’ex ct del Belgio aveva scelto per i suoi ragazzi un’idea di gioco propositiva, fatta di palleggio e costruzioni dal centro capaci di portare i rossoblu sul tetto del campionato alla voce del possesso. Basti pensare, però, che in appena 360 minuti di gioco le reti gonfiate erano soltanto due a fronte delle 5 previste dagli statistici.
Questi dati suggeriscono emozioni precise, perché pur dominando i rossoblu non sono mai riusciti a trovare efficacia negli ultimi metri. Insomma, parliamo di un possesso sterile, quasi impotente e di una difesa che concedeva grandi spazi a causa di un baricentro eccessivamente alto.
Il cinismo di Palladino
Quando non funziona l’assedio, bisogna accettare la via dell’inganno. Così, proprio come Ulisse, snervato da dieci anni di combattimenti sulle coste troiane, Palladino ha capito che per vincere serviva una via alternativa. La via dell’inganno, quantomeno nei confronti degli statistici. Perché, paradossalmente, nonostante l’attacco abbia prodotto un incremento di efficacia del 400% di media (da 0.5 a 2 reti per incontro), le statistiche relative sono peggiorate.
Tommaso Pobega e Luis Henrique durante Bologna-Inter 1-3 (© Damiano Fiorentini x 1000cuori rossoblu)
Tradotto in parole povere, in cinque dei sei match della nuova gestione il Bologna ha raccolto più di quanto prodotto. A fronte di 12 reti segnate, infatti, i rossoblu ne avrebbero dovute ottenere soltanto 8.9.
Gli xG in discoteca
In discoteca, come nel mondo del pallone, ci sono due tipi di persone. Quelli che parlano tutta la sera con una ragazza, cercando di corteggiarla lentamente e i rapaci, coloro che sanno ottenere il risultato in un tempo minore. Ecco, dunque, il “problema” della statistica degli expected goals: anche se lo score a fine serata potrebbe favorire il secondo soggetto, questo particolare dato premierà soprattutto gli sforzi vani del primo.
Questa metafora, suggerita qualche anno fa dalla leggenda dello United Roy Keane, ci suggerisce una lettura furba del nuovo Bologna. Perché le grandi realtà sanno graffiare anche nelle giornate meno brillanti, concedendo poco e creando quanto basta per ottenere il risultato. Come dobbiamo prendere, dunque, il dato degli xG? Molto semplice, come un indicatore prezioso di come una squadra si sta muovendo. E se il rapporto tra gol ottenuti e attesi è positivo, allora la guida tecnica sta facendo un buon lavoro con i suoi riferimenti offensivi.
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