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Palladino a Lezione di… Italiano: per battere il Milan serve pragmatismo

Palladino deve trovare maggiori risorse in un dettaglio specifico del match, come fece Italiano a Roma proprio contro il Milan.

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Raffaele Palladino in occasione di Bologna-Inter 1-3 (© Damiano Fiorentini)
Raffaele Palladino in occasione di Bologna-Inter (© Damiano Fiorentini x 1000cuori rossoblu)

Certi match vengono decisi dai dettagli. Quelli che possono dare o togliere a uno chef la stella Michelin o, ancora, regalare ad una squadra un trofeo. Lo sappiamo bene a Bologna perché, non prima di un anno e mezzo fa, lo Squadrone si giocava una finale di Coppa e lo faceva con rigido pragmatismo, specialmente nel finale. Allora fu Italiano a scegliere la prudenza mettendo in campo cinque difensori nel finale e il risultato fu il suo ingresso nella memoria collettiva, frutto di una cavalcata indimenticabile.

Oggi, però, Vincenzo non è più in Italia. Da qualche mese si è chiuso il suo capitolo felsineo, del quale ricordiamo soprattutto quella Coppa, quel cinismo che ha permesso ai suoi (e a lui, che di solito in finale si fermava…) di trionfare ai punti sul Milan. La stessa squadra che stasera attende Palladino, suo secondo erede nonché presente e futuro di Casteldebole, per un duello che, forse, vuol dire futuro.

Questa è la via

Subentrando a Tedesco, Palladino ha capito subito che per risollevare un Bologna in difficoltà serviva una scossa emotiva prima ancora che un’idea scintillante in campo. C’era l’esigenza di leggere il dettaglio emotivo e incidere lì, dove uno spogliatoio unito e affiatato può fare la differenza. Così sono arrivati i successi di Lecce e Cagliari, intervallati da una sconfitta comprensible contro l’Inter in casa.

L’undici titolare del Bologna per la gara contro l’Inter (© Damiano Fiorentini)

L’undici titolare del Bologna per la gara contro l’Inter (© Damiano Fiorentini x 1000cuori rossoblu)

Ma scendiamo ora nel dettaglio, partendo da Lecce. In Puglia, infatti, la piccolezza che ha squarciato il varco è stata l’attenzione sulla corsia. In un calcio che favorisce sempre più manovre rapide, il tecnico di Mugnano ha rallentato, preferendo inserire pochi aghi ma nei punti giusti per fare male agli avversari.

Sabato, poi, la gestione dell’impeto è stata magistrale e ha fatto la differenza. Il Cagliari è notoriamente una squadra che si esalta in ripartenza quando gli avversari giocano a ritmo alto, lo abbiamo visto anche ieri sera quando a Roma ha sfiorato l’idea di pareggiare. Così lo staff ha scelto di proporre un saliscendi di intensità dalla lettura difficile, eseguito perfettamente nel climax del secondo tempo.

Palladino e la lettura dei secondi tempi

Contro il Milan, però, servirà un salto di qualità ulteriore. E questo tocco di classe sarà vitale specialmente in un punto preciso del match. Come riportato da Lega Serie A, il Diavolo è la squadra che segna di più tra il 61′ e il 75′, con ben dieci sigilli in otto match. E, curiosamente, nel medesimo lasso di tempo i rossoblu hanno concesso il 30% delle reti stagionali.

Citando un mantra della statistica, però, i dati sono come i bikini. Per dar completezza a questo numero occorre leggerlo, contestualizzare l’evento nel momento in cui si verifica. A metà del secondo tempo, infatti, molti allenatori usano il primo o il secondo slot di cambi, spesso inserendo due novità in campo. E, in tre delle ultime quattro gare di A, il Milan ha inserito almeno un centrocampista, offensivo o mediano che sia, proprio dopo l’ora di gioco.

Ecco dunque la chiave di volta: i rossoblu dovranno contenere le forze fresche rossonere nel momento di massimo smalto per cercare di portare a casa punti importanti. E per farlo servirà un super centrocampo, fresco e in condizione nonostante la vicinanza degli impegni.

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