Bologna FC
Bologna, il problema non è la zona retrocessione: è aver perso l’ambizione
Due punti in cinque gare non sono un problema perchè ci proiettano in zona retrocessione, sono un problema perchè dimostrano la perdita di ambizione e l’aver dilapidato un patrimonio tecnico importante.
Ed eccoci arrivati al quinto appuntamento di questa mia rubrica del martedì, che era nata per narrare le gesta del nostro Bologna raccontate da chi veramente, sotto la pioggia e sotto il sole, ha visto oltre 50 anni di disgrazie (tante) e gioie (poche) di questi amatissimi colori.
Bene, veniamo allora al quadro disastroso che si profila davanti ai nostri occhi al termine di un Bologna Torino che, dopo l’illusione del bel gol di Bernardeschi e del gol mangiato di Pobega, ci ha precipitato nell’incubo di questo inizio campionato, con una zona retrocessione che riporta tutti noi dentro i ricordi di un passato che, negli ultimi anni, pensavamo di avere definitivamente archiviato.
Di chi è la colpa? Questa è la domanda che si fanno tutti di fronte allo sfacelo rappresentato da due miseri punti in cinque giornate.
Bologna Torino 2-2. Dopo cinque giornate due punti non bastano
Escludendo alcune ipotesi improbabili, vale a dire (cit.) che avevamo una gomma a terra e siamo rimasti senza benzina, non avevamo i soldi per noleggiare un pullman che portasse la squadra agli allenamenti, la tintoria non ci aveva riconsegnato le maglie da gioco, c’èra il funerale della madre di un giardiniere di Casteldebole, c’è stato un terremoto, una tremenda inondazione ed è crollata la sede, ma, soprattutto, abbiamo le cavallette nei campi di allenamento, direi che un’analisi seria ci deve portare a dire che la società ha sottovalutato il problema di un ridimensionamento così importante del valore della nostra rosa.
So già cosa risponderanno i difensori a oltranza del progetto che non c’è.
Diranno che sicuramente noi non possiamo permetterci di essere il Como, che ha speso cifre irraggiungibili e che, per esempio, la Lazio e il Cagliari, che sono uscite dal mercato con uno sbilancio positivo fra entrate e uscite, sono invece in cima alla classifica.
Tutto bene, ma, intanto, mi permetto di dire che il Cagliari e la Lazio hanno chiuso il mercato con un margine attivo rispettivamente di 6,5/7 milioni e 21/24 milioni, mentre il Bologna ha superato abbondantemente, nel 2026, i 50 milioni di sbilancio favorevole, sfiorando i 140 milioni nell’ultimo triennio.
E poi siamo comunque solo alla quinta giornata, per cui, col tempo, la classifica cambierà e, mentre Lazio e Cagliari si ridimensioneranno, noi probabilmente metteremo la testa fuori dall’acqua e riusciremo a non affogare.
In questo Bologna restano troppe cessioni importanti non compensate
Ma resta, non volendo ripetermi troppo, che abbiamo colpevolmente pensato che tutte le cessioni importanti potessero essere compensate coi nuovi innesti, mentre adesso ci troviamo con una difesa che non sembra nemmeno lontana parente di quella del 2024, con un centrocampo senza spessore e senza personalità, a cui manca come il pane il leader carismatico dell’ultimo triennio e con un attacco senza nerbo, in cui, se si escludono le fiammate di Bernardeschi, mancano i cambi di passo che venivano garantiti prima da Ndoje e lo scorso anno da Rowe.
E mi dispiace per gli eterni ottimisti, ma questo è inconfutabile.
So bene che con la Lazio ci meritavamo sicuramente un pareggio, che a Bergamo, nella nostra miglior partita, non meritavamo di perdere e che sabato, nonostante la prestazione modesta, senza quell’errore di Skorupski (il secondo clamoroso in quattro partite giocate), avremmo portato a casa una vittoria importantissima.
Ma un dato è certo: diamo l’impressione di essere poca roba in ogni reparto, di non riuscire mai ad accendere la luce e a mettere in difficoltà gli avversari; siamo la squadra del vorrei ma non posso, in cui il non potere è dovuto soprattutto alla mancanza di talento.
Il problema non è la retrocessione ma la perdita di ambizione
Non credo davvero che il rischio sia quello di retrocedere, perchè Palladino è un bravo allenatore, che a Monza, Firenze e Bergamo ha sempre centrato gli obiettivi e perchè ci sono squadre più scarse di noi e alla lunga i valori verranno a galla, ma il problema è un altro.
Dopo soli tre anni, di cui l’ultimo già con alti e bassi ma sicuramente ancora soddisfacente, è finito il nostro sogno di grandezza.
Ricordo ancora che per due anni, l’ultimo di Motta e il primo di Italiano, entravamo in campo sempre con una voglia di vincere pazzesca e non partivamo mai battuti, con nessuno.
Il Dall’Ara era una specie di fortino inespugnabile e in trasferta, a Roma, Napoli, Bergamo, ma anche a Milano e Torino, abbiamo sempre giocato a testa alta, mettendo paura agli avversari e facendo dire, a tantissimi esperti di calcio, che eravamo la squadra più bella del campionato.
Ecco, di tutto ciò non è rimasto nulla e un decimo posto, come diceva Fenucci, sarebbe da festeggiare (a questo punto anche stappando una bella boccia di spumante, aggiungo io).
Che dire, è tutto molto triste, anche senza voler fare per forza i pessimisti per natura.
Proviamo a cancellare, in questa pausa di campionato, l’immagine tristissima della classifica, col Bologna che, non solo è in basso nella parte destra, ma sta anche scavando e cerchiamo di pensare che Palladino sfrutterà queste settimane per capire il valore dei giocatori e per tirare fuori il meglio da loro.
Un abbraccio a tutti e ci rivediamo sempre su questi schermi, sotto la pioggia e sotto il sole.
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