Bologna FC
Un mese importante come gli ultimi sette
Una parita che ha lasciato amarezza nel suo svolgimento dai primi istanti: un mese che deve avere la stessa valenza dei precedenti, nel rispetto degli obiettivi e di chi non ha mai lasciato sola la squadra, ovunque
Una sconfitta al Dall’Ara, in questa stagione, è sfortunatamente un film già visto. La questione esattamente dal secondo uno dopo il fischio finale di Bologna-Roma è la modalità e, soprattutto, l’atteggiamento. Perché nella partita simbolo di questa stagione, visti gli incroci ancora nella memoria di tutti di poche settimane fa, fa forse ancora più strano vedere un Bologna come quello sceso in campo al Dall’Ara ieri.
Poteva essere la partita delle risposte: si è parlato tanto negli ultimi sei giorni, meno il giorno prima della partita. Doveva essere la partita della mano alzata come a dire “anche se non è l’obiettivo massimo, siamo qui anche per quello che abbiamo davanti”. Almeno per la gente che non ha mai lasciato sola la squadra nemmeno nei momenti più difficili di questa stagione. Manca un mese alla fine del campionato, e non c’è verso che le ultime quattro partite possano essere una replica di Bologna-Roma.
Bologna-Roma, lo stacco della spina
Per quanto se ne dica – e se ne è detto, come è giusto che sia da una parte e dall’altra – la sensazione dal minuto uno di Bologna-Roma è stata quella di un amichevole estiva. Un concetto che non dovrebbe nemmeno essere citato a fine aprile. Ma è un pensiero che è balenato nella testa di chiunque, anche di chi non lo vuole ammettere. E il problema è proprio questa sensazione: non può essere nemmeno presa in considerazione questa eventualità. Una spina staccata il 24 di aprile, o il 19 (giorno di Juventus-Bologna), non rende onore a una stagione che poteva e deve finire meglio, anche senza festeggiare.
Lewis Ferguson a contrasto durante Bologna-Roma (© Damiano Fiorentini x 1000cuorirossoblu)
Perché se lo status che il Bologna vuole è quello di contendente per i posti europei in ogni stagione, deve lottare fino alla fine. Perché se la matematica non ti condanna, non si dovrebbe affermare che il campionato non può portare più gioie sportive a livello di piazzamento. Nel pomeriggio di ieri al Dall’Ara, dopo la fine del primo tempo, si sono sentiti dei fischi provenire dagli spalti: chi lo avrebbe mai immaginato solo qualche settimana fa? Quando nemmeno nelle sconfitte più dolorose (per modo, per avversario, per tanto altro) erano arrivati? Perché la sensazione di tutti è proprio quella del titolo: corrente finita.
Se si molla, non si può guardare in avanti
Tutti, dall’allenatore ai giocatori, hanno ribadito come non ci sia assolutamente l’intenzione di tirare i remi in barca. Ebbene, in tutta franchezza, nessuno né dallo stadio e né da casa ha avuto questa sensazione. Ed è proprio questa la cosa peggiore. Ci sono state, magari, altre partite giocate in modo peggiore, ma non con queste sensazioni. Sopratutto, è bene ribadire un concetto a tutti i naviganti: al top, non si può mollare. Un discorso che vale per tutti. Per chi ricerca l’eccellenza a Bologna, con ambizioni sempre più alte dopo le ultime stagioni. Per chi, magari, si sta guardando intorno. Come ha detto qualcun altro nella pancia del Dall’Ara ieri, al centro di tutto ci sono sempre i tifosi. Fino all’ultimo secondo del campionato.
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