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Bologna, dalla Serie B alla Champions in 10 anni

Dalla polvere alla gloria europea: l’analisi del decennio rossoblù e della rinascita del Bologna, icona del calcio italiano, sotto la gestione Saputo.

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Sartori, Italiano e Saputo
Sartori, Italiano e Saputo (© Damiano Fiorentini/1000cuorirossoblù)

Il Bologna, per la prima volta dopo diversi anni, non sta vivendo il finale di campionato desiderato e i tifosi, come probabilmente la stessa società, si affrettano a stilare i bilanci stagionali.

Oggi 1000 Cuori Rossoblù esegue un esercizio più ambizioso, provando ad ampliare il campione di studio e i conseguenti orizzonti. Non ci soffermeremo, infatti, solo sull’annata appena conclusa: prendendo in esame l’ultimo decennio di storia del Bologna, tenteremo di tratteggiare la linea evolutiva che ha trasformato la società emiliana in una delle nuove realtà di riferimento del calcio italiano.

«Il porto sepolto»

Un vecchio garage. Il soqquadro impera. Facendosi largo e scavando tra le cianfrusaglie, ecco che si scorgono un manubrio bifido, “a corna di bue”, e un serbatoio il cui giallo fende la polvere come i raggi del sole fanno con l’aria.

Dobbiamo forse immaginare così Joey Saputo e il Bologna che nel 2015 prese in grembo, scovandolo nelle condizioni di una Ducati Scrambler 250 dimenticata in un vecchio garage di Borgo Panigale: un’icona dal fascino eterno, ma con il motore ingolfato, la carrozzeria arrugginita, ferma e stantia in un loop di salvezze sofferte e anche mancate.

Poi arriva lui, il magnate canadese con l’accento che tradisce la visione aziendalistica del calcio, ma che in Emilia ha riscoperto parti del suo cuore. Decide allora che quel gioiello va rimesso in strada.

Oggi sappiamo che il suo non era un miraggio: dopo la storica qualificazione in Champions, il motore del Bologna è ormai rampante e le sue cromature brillano di una luce che l’Europa intera ha imparato a riconoscere.

L’ingrediente segreto

Il segreto? Non è stato un colpo di fortuna, ma un’architettura lenta e silenziosa. I Rossoblù sono passati dai mercati coraggiosi di Corvino e dal pragmatismo dell’era Bigon per approdare alla vera e propria rivoluzione copernicana di Giovanni Sartori.

Il “Cobra” ha trasformato Casteldebole in un’officina di precisione, dove nulla si butta via, ma ogni ingranaggio deve incastrarsi al millimetro. Sartori ha lavorato di alesaggio e rettifica, ripulendo i cilindri di anni di incrostazioni. In questo laboratorio a cielo aperto, il modus operandi è diventato scovare componenti rari a prezzi di saldo, rettificarne il potenziale sotto i riflettori del Dall’Ara e, infine, rivenderli come pezzi da collezione a cifre fuori scala.

Non è solo compravendita, ma ingegneria applicata al talento. Le plusvalenze non sono palliativi per far quadrare i conti, ma il carburante necessario per permettersi investimenti che prima sembravano proibiti. È la vittoria della linea verde che si fa sostanza: ogni giovane che entra in officina Sartori ne esce con una quotazione raddoppiata e un’identità tattica definita, pronto a correre in quell’Europa che per anni si guardava dal finestrino.

Emblematici i casi degli asset che portano i nomi di Zirkzee, Calafiori, Ferguson, Castro e vattelapesca.

In panchina si sono alternati collaudatori dai caratteri opposti, ognuno fondamentale per settare, di volta in volta, la centralina: dalla garra affettuosa di Sinisa Mihajlovic, l’uomo che ha scalato le marce quando la Serie B era a un passo, passando dal genio estroverso di Thiago Motta, fino alla spinta verticale di Italiano.

Ognuno ha aggiunto un pezzo di ricambio originale a un’idea di calcio preesistente e moderna, fluida, per certi versi «soprannaturale», come l’ha definita Walter Sabatini. Tutto questo ballando sul filo del Fair Play Finanziario, senza mai rischiare il fuorigiri economico, ma allungando il passo ogni stagione.

Il Bologna ha smesso di essere una nobile decaduta incastrata sui cavalletti, ma si è trasformata in una protagonista del circuito. È l’esempio della sinergia perfetta tra una proprietà che investe con rigore aziendalistico e una città che ha riscoperto il brivido dell’alta velocità.

Guardando l’ottavo posto e e un orizzonte senza palcoscenici internazionali, qualcuno potrebbe temere che il Bologna sia nuovamente stato abbandonato nel box, confinato sotto un telo coprimoto; tuttavia, sotto il serbatoio il motore è sano, tondo, tonante. La polvere degli anni bui è stata spazzata via e una battuta d’arresto non fermerà per certo la nuova corsa.

Classifiche e punti dal 2015 ad oggi

Quest’analisi non può prescindere da una base certa e oggettiva, tangibile. Ecco allora i posizionamenti e i punti ottenuti dal Bologna nelle ultime dieci stagioni, dalla 2015/2016 a quella corrente.

  • 2015/16: 14° — 42 pt.
  • 2016/17: 15° — 41 pt.
  • 2017/18: 15° — 39 pt.
  • 2018/19: 10° — 44 pt.
  • 2019/20: 12° — 47 pt.
  • 2020/21: 12° — 41pt.
  • 2021/22: 13° — 46 pt.
  • 2022/23: 9°— 54 pt.
  • 2023/24: 5° — 68 pt.
  • 2024/25: 9° — 62 pt.
  • 2025/2026 (in corso): 8° — 48 pt.

Balza all’occhio come la curva ascendente di un grafico ipotetico, con il tempo sull’asse delle ascisse e i risultati su quello delle ordinate, sia pressoché costante, toccando il suo climax nel 2024 con lo storico 5° posto e la qualificazione in Champions League.

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