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Europa, il volto migliore del Bologna

Il Bologna completa l’opera contro il Brann, conquista gli ottavi e conferma la sua doppia identità: in Italia fatica, in Europa splende. E nell’ultima mezz’ora torna anche a divertirsi.

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Bologna-Brann (© Damiano Fiorentini)
Bologna-Brann (© Damiano Fiorentini)

Il Bologna non ha scelto la via più semplice, ma ha scelto quella che conta: restare in piedi, soffrire, colpire al momento giusto. In una stagione italiana fatta di chiaroscuri, l’Europa continua a restituire ai rossoblù un’immagine più luminosa. L’accesso agli ottavi, già ipotecato all’andata contro il Brann, è diventato realtà in una serata in cui servivano maturità e pazienza. E negli ultimi trenta minuti si è rivisto qualcosa che mancava da un po’: il piacere di giocare e di far divertire.

Una squadra che impara a soffrire

Non era la partita delle certezze, ma delle conferme. Il Bologna arrivava con il vantaggio costruito in Norvegia, ma in questo periodo nulla è davvero semplice finché l’arbitro non fischia tre volte. Lo hanno dimostrato la Fiorentina, trascinata ai supplementari nonostante un 3-0 esterno, e l’Inter, umiliata dal Bodo.

Il Brann non è il Bodo, certo, ma nemmeno il Bologna è l’Inter. E va bene così. Perché a questo gruppo basta essere se stesso. E quando lo è, riesce a portare a casa la quarta vittoria consecutiva, ancora di misura, ma con un sapore diverso: più leggero, più convinto.

La squadra, tra fatica e maturità

Italiano non ha rinunciato alla sua architrave, ma qualche segnale di stanchezza si è intravisto. Freuler, alla quarta gara di fila da titolare, ha pagato qualcosa in lucidità. Castro, alla quinta consecutiva, non è sembrato brillante come in altre occasioni.

Il primo tempo è stato complicato. Il Brann, su un campo vero, ha trovato più ritmo, invece, il Bologna è parso più diretto, meno manovrato: Skorupski ha scelto spesso la soluzione lunga, quasi a voler saltare il centrocampo. E in almeno tre occasioni i rossoblù hanno rischiato grosso, salvati dal ritorno ai suoi standard del portiere polacco. Le ali hanno acceso il motore a intermittenza, senza mai affondare davvero il colpo in contropiede. Era una gara sospesa, in bilico.

L’episodio che cambia la partita

Poi l’episodio. Un altro cartellino rosso, forse severo, che ha lasciato i norvegesi in dieci per un’ora abbondante. A quel punto non sfruttare la superiorità numerica sarebbe stato un errore imperdonabile. Il Bologna ha alzato i giri, ha spinto il Brann nella propria area, ha preso campo e fiducia. E ha trovato il gol-qualificazione con Joao Mario, il migliore già prima di segnare insieme a Nikola Moro. Una rete che ha sciolto le tensioni e trasformato la serata.

Joao Mario festeggia per la rete contro il Brann crediti Bologna Fc 1909

Joao Mario festeggia per la rete contro il Brann crediti Bologna Fc 1909

Mezz’ora per divertirsi di nuovo

Dopo l’1-0 è stata quasi una partita a una porta. Orsolini ha trovato sulla sua strada una porta stretta come una cruna d’ago, ma l’inerzia era tutta rossoblù. Negli ultimi minuti Italiano ha provato Odgaard centravanti, un segnale chiaro a Dallinga.

Europa luminosa, Italia da ritrovare

I numeri parlano chiaro: sei vittorie in dieci gare europee, una sola sconfitta – la prima, a settembre. Il cammino continentale racconta un Bologna diverso rispetto alle incertezze italiane.

Ora gli ottavi non sono più un obiettivo ma una realtà. E soprattutto rappresentano un’occasione: dare senso e sapore a una stagione che in campionato ha alternato entusiasmi e frenate.

Bentornato, Bologna. Non è ancora il tempo delle cose facili. Ma è tornato il tempo di credere che questa squadra, quando si ritrova, sappia anche farci sorridere. E per chi vive di rosso e blu, non è poco.

Fonte: Repubblica, Emilio Marrese

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