Seguici su

Bologna FC

Bologna, il passo avanti e il passo falso

Il Bologna convince contro l’Atalanta ma torna a casa a mani vuote. E la sconfitta rende ancora più difficile non interrogarsi sulla cessione di Rowe.

Pubblicato

il

Tedesco in panchina per Bologna-Lazio (© Damiano Fiorentini x 1000 Cuori Rossoblu)
Tedesco in panchina per Bologna-Lazio (© Damiano Fiorentini x 1000 Cuori Rossoblu)

Il risultato dice Atalanta, la partita racconta qualcosa di diverso. Il Bologna perde, ma esce dalla gara con la sensazione di aver fatto un passo avanti. La squadra di Tedesco è sembrata più organizzata, più compatta e soprattutto più convinta delle proprie idee. Come riportato da “La Repubblica” nell’articolo di Emilio Marrese, è una crescita che fa ben sperare, ma che allo stesso tempo rende ancora più evidente un tema che continuerà a far discutere: la cessione di Rowe.

Il Bologna che piace c’è

Per una volta, al di là del risultato, ci sono elementi positivi da portarsi dietro. Il Bologna ha tenuto il campo bene, ha giocato con ritmo e ha saputo mettere in difficoltà l’Atalanta. Non è sembrata una squadra in balia dell’avversario, anzi: per diversi momenti è stata proprio quella rossoblù a comandare il gioco.

Il problema è che non è bastato. Come contro la Lazio, anche questa volta una prestazione che avrebbe meritato un risultato migliore si è trasformata in una sconfitta.

Ed è proprio qui che il discorso si complica. Perché se il Bologna sta iniziando a mostrare qualcosa di interessante, perché rinunciare a uno dei giocatori con maggiore talento e prospettiva?

Rowe, il dubbio sulla cessione resta

Non è questione di considerare Rowe indispensabile. Nessuno lo è. E nemmeno di dimenticare che il suo rendimento migliore con il Bologna è arrivato negli ultimi tre mesi della scorsa stagione.

Il punto è ciò che rappresentava. L’inglese è il terzo big a lasciare la squadra e, per talento e prospettiva, probabilmente quello con più margini. Forse anche il più forte.

E c’è un particolare che pesa: non è finito in una realtà lontana dal percorso del Bologna, ma in una diretta concorrente degli ultimi anni per un posto in Europa.

Il campionato dirà se la scelta sarà stata giusta. Giudicarla dopo una sola partita sarebbe troppo semplice. Però, guardando il Bologna di ieri, è difficile non pensare che qualcosa in più si sarebbe potuto fare per trattenerlo.

Non è solo una questione di carattere

Che Rowe abbia avuto i suoi momenti difficili è un dato presente nel ragionamento. Ma può bastare questo per spiegare una cessione?

Il Bologna, un anno fa, aveva già dimostrato con Lucumí che anche una situazione complicata poteva essere gestita. Per questo ridurre tutto ai capricci dell’inglese, alla sua maturità o al suo carattere sembra non cogliere il punto.

Il calcio, del resto, è anche una questione di interessi che devono incontrarsi. Quello del giocatore non è necessariamente incompatibile con quello della squadra.

E allora la domanda diventa un’altra: non era possibile trovare un modo per tenere Rowe almeno in questa fase di transizione?

Bologna, il problema è il messaggio

Una società non comunica soltanto attraverso gli acquisti. Lo fa anche attraverso chi decide di trattenere. Cedere i propri giocatori migliori può essere normale. Succede nel calcio e il Bologna non fa eccezione. Ma se ogni volta che un calciatore cresce fino a diventare importante arriva anche il momento dell’addio, il rischio è quello di dare l’impressione che il progetto non abbia mai davvero l’obiettivo di consolidarsi.

È successo con diversi protagonisti della squadra che due anni fa aveva conquistato la Champions League.

Dalla Champions a oggi

Di quella formazione sono rimasti Skorupski, Orsolini e Ferguson. Per quest’ultimo si può pensare che abbia inciso l’infortunio arrivato quando aveva più mercato, dopo il quale non è stato più altrettanto appetito.

Gli altri sono partiti: Calafiori, Beukema, Lucumi, Zirkzee, Ndoye e Rowe.

Una parte di questo processo è comprensibile. Nel calcio vendere un giocatore importante fa parte delle dinamiche di mercato. Ma quando la lista si allunga fino a comprendere praticamente tutti i migliori, il discorso cambia. Uno su tre può starci. Due su tre si possono accettare. Ma se alla fine partono tutti, che cosa rimane della continuità?

Tedesco ha bisogno di tempo, ma anche di certezze

Il Bologna, oggi, è una squadra in transizione. È rimasto fuori dall’Europa e avrebbe quindi, almeno sulla carta, la necessità di rinforzarsi. In più, c’è un nuovo allenatore che deve costruire il proprio percorso in una situazione tutt’altro che semplice.

La gara con l’Atalanta, però, ha mostrato che qualcosa si sta muovendo nella direzione giusta. Tedesco ha visto una squadra capace di stare in campo, proporre gioco e tenere il ritmo della partita. Il risultato non gli ha dato ragione. La prestazione, invece, qualcosa sì.

E forse proprio per questo la cessione di Rowe lascia ancora più dubbi. Perché mentre il Bologna prova a costruire una nuova identità, uno dei talenti che avrebbe potuto farne parte non c’è più.

Alla fine sarà il campo a decidere. Ma una cosa è certa: vendere tutti i giocatori importanti può essere una politica di mercato. Costruire una squadra competitiva, però, significa anche decidere, prima o poi, chi vale la pena di trattenere.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

Continua a leggere le notizie di 1000 Cuori Rossoblu e segui la nostra pagina Facebook

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *