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Immobile senza filtri: «A Bologna poche occasioni per segnare. A Gattuso avrei fatto comodo»
Tra rimpianti e un’analisi lucida, Immobile ha parlato delle scelte di Gattuso e di un calcio che non premia più solo chi segna.
La pausa Nazionali può diventare tempo di bilanci, riflessioni e – talvolta – anche di qualche verità svelata con leggerezza. È il caso di Ciro Immobile, intervenuto nell’ultima puntata del podcast Sky Calcio Unplugged, dove ha toccato diversi temi tra passato e presente. Dalla breve e poco fortunata esperienza al Bologna alle scelte del ct Gennaro Gattuso, fino a una riflessione più ampia sull’evoluzione del ruolo dell’attaccante in Serie A. E proprio tra le righe, senza mai dirlo apertamente, emerge anche una lettura interessante dello stile di gioco rossoblù: più strutturato, più tattico, forse meno cucito sulle caratteristiche di un finalizzatore puro come lui.
Ciro Immobile senza filtri, commentando la pausa Nazionale
Ciro Immobile sulla Nazionale e il rapporto con Gattuso:
«In forma e senza infortuni sicuramente avrei fatto comodo a Gattuso. A inizio anno Gattuso era venuto a Bologna quando eravamo in ritiro, prima dell’inizio del campionato. Mi aveva detto che avevo le stesse possibilità degli altri, poi tutto sta a quello che fai in campo. È andata come andata, la possibilità comunque c’era».
Immobile svela la differenza tra il campionato vissuto a Bologna e quello vissuto con la Lazio:
«Io mi ricordo la differenza tra l’ultimo campionato che ho giocato con la Lazio e quello giocato con il Bologna. Questo campionato mi è sembrato molto più tattico rispetto a quello di prima. Prima, per me c’erano molte più occasioni per fare gol. Era una squadra molto offensiva la mia Lazio, che verticalizzava molto più facilmente».
Sul ruolo dell’attaccante e il suo modo di interpretarlo
«Molto dipende dagli attaccanti. Era il mio modo di giocare che mi ha portato a risultati incredibili. Avendo un attaccante come me non puoi farlo giocare come Pio Esposito. Non tutta la colpa è dei giocatori, ma in parte anche di chi li allena e come fanno giocare l’attaccante».
Sull’evoluzione della prima punta nel calcio moderno:
«Vedo che in molte squadre italiane l’attaccante viene usato come un pivot offensivo, mentre invece io sono cresciuto con esempi come Inzaghi che se non segnavano a una partita si strappavano i capelli per il nervoso. Adesso dell’attaccante si vede se ha giocato bene e se ha fatto girare la squadra. È su questo che sta cambiando la caratteristica della prima punta».
Sulla sua idea di efficacia sotto porta:
«Io sono sempre per chi fa gol. Chi fa gol ha sempre ragione, come diceva mio padre».
Sulla coppia d’attacco ideale per Bosnia-Italia:
«Io partirei con la coppia Moise Kean – Pio Esposito. Per quanto riguarda lo spogliatoio, secondo me la mente dei giocatori è libera e hanno le stesse probabilità e possibilità della Bosnia di andare al mondiale. Lo scoglio della prima partita è stato oltrepassato. Se i ragazzi superano la tensione, secondo me non c’è partita».
Un Immobile in più avrebbe fatto comodo?
«Senza infortunio sicuramente. A inizio anno era il mio obiettivo»
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