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Palladino chiama Helland: il norvegese ora può salire

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Eivind Helland (© Damiano Fiorentini)
Eivind Helland (© Damiano Fiorentini x 1000cuori rossoblu)

Il futuro della difesa rossoblu ha un nome, un cognome e, durante questa sosta delle nazionali, anche una fascia da capitano al braccio. Eivind Helland, arrivato a Bologna lo scorso inverno, ora può finalmente ritagliarsi un ruolo da titolare, anche grazie al nuovo assetto tattico voluto da Palladino.

Chiaramente, come ricorda anche Davide Centonze nel numero odierno di Più Stadio, il norvegese non è ancora una certezza come Theate ed Heggem – detto che il secondo può fare molto di più rispetto a quanto dimostrato finora. Però adesso lo spiraglio c’è e l’ex Brann può giocarsi un posto con Vitik. Partendo, peraltro, avanti nelle gerarchie.

Helland, una chiamata per brillare

Il battesimo era arrivato in primavera, con quello stesso Vincenzo Italiano, ora al Besiktas, che lo aveva eletto come un gran lavoratore. La classifica, d’altronde, permetteva di sperimentare e, anche grazie a quel periodo, Eivind ha potuto scoprire con meno pressioni il difficile compito del centrale in Serie A. Così, già dalle prime scampagnate stagionali (e a dire il vero pure da Valles), Helland si è imposto fin da subito come la risorsa difensiva principale al fianco di Heggem.

Torbjørn Heggem (© Damiano Fiorentini) Bologna giocatori Nazionali

Torbjørn Heggem (© Damiano Fiorentini x 1000cuori rossoblu)

Il duo norvegese ha anche giocato le prime due gare del nuovo campionato e, al netto di qualche difficoltà strutturale che di certo non dipende unicamente dai guardiani della difesa, Eivind ha retto bene l’urto della titolarità. L’arrivo di Theate, coup de théâtre, ha poi cambiato le carte in tavola e, per garantire maggiore esperienza, era stato proprio il classe 2005 a cedere il passo. Questo almeno fino a due settimane fa.

Sulle orme di Lucumì

Il Bologna, i tifosi lo sanno bene, negli ultimi anni ha prodotto e pasciuto difensori di grande qualità. Indimenticabile in questo senso è il trio composto da Calafiori, Beukema e Lucumì, anche se, tra questi, quello che più potrebbe ricordare il percorso di Helland è proprio il cafetero. Sia perché la sua crescita in Emilia è stata più lenta ed è partita dalle retrovie, ma anche per le grandi doti di leadership. D’altronde non si diventa il capitano della propria nazionale Under grazie alla fortuna: per essere senatori, specialmente a quell’età, ci vuole carattere.

Proprio con la Norvegia in questi giorni sta giocando come centrale di una linea a tre, ruolo in cui può impostare e dirigere le operazioni per i compagni ma che, dalla prossima settimana, dovrà abbandonare per diventare braccetto. Insomma, la difesa a tre Eivind la conosce come le tabelline, anche se giocarla sul lato lo obbligherà a correre di più e a una maggiore attenzione senza palla. Servirà un periodo di adattamento, come giusto che sia. Ma guai a chi commetterà l’errore di giudicarlo come un ragazzo in rampa di lancio: Helland è già realtà e Palladino è il primo a saperlo.

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