Bologna FC
Quella strana partita in cui Inter e Bologna si somigliano
Numeri, storia e duelli raccontano perché il Bologna è diventato un avversario scomodo in casa nerazzurra.
La classifica non mente, ma a volte sa essere crudele. Il Milan guarda tutti dall’alto già da venerdì sera; l’Inter, ancora una volta, è chiamata a rincorrere. Non è una novità di stagione, semmai una costante: inseguire e non sbagliare. Il problema è che il calendario, quando fiuta la pressione, tende a mettere sul cammino avversari scomodi. Stavolta la difficoltà si chiama Bologna, e per i nerazzurri non è un nome qualunque.
San Siro diventa un banco di prova mentale prima ancora che tecnico. Vincere non è solo utile: è necessario. Questo, vale per entrambe le squadra, allo stesso modo.
Perché il Bologna è diventato un problema
Negli ultimi cinque confronti ufficiali, l’Inter ha battuto il Bologna una sola volta. Tre successi rossoblù, un pareggio, un’unica vittoria nerazzurra. E se allarghiamo l’orizzonte agli ultimi dieci incroci, il bilancio resta sorprendentemente equilibrato.
Il punto non è solo statistico. Il Bologna di Vincenzo Italiano è una squadra che aggredisce, che sporca il palleggio, che trasforma ogni partita in un corpo a corpo. Ed è proprio lì che l’Inter, negli ultimi anni, ha mostrato qualche crepa: quando il ritmo si alza e il campo si accorcia.
Cristian Chivu e Vincenzo Italiano (© Inter e Damiano Fiorentini)
Pressing contro pressing: una sfida speculare
Qui entra in gioco il principale cambiamento dell’Inter targata Cristian Chivu. È diventata una squadra meno attendista, più verticale anche senza palla. Non è un caso che Inter e Bologna viaggino appaiate in una statistica in particolare: 44 palloni recuperati a partita in media, dato che le colloca ai vertici della Serie A per intensità difensiva.
La semifinale di Supercoppa italiana, chiusa sull’1-1 e decisa solo ai rigori, racconta proprio questo equilibrio: due squadre incapaci di dominare per 90 minuti consecutivi, ma bravissime a togliersi spazio a vicenda.

Riccardo Orsolini e Vincenzo Italiano (© Damiano Fiorentini)
Anche la costruzione del gioco rivela similitudini. Nonostante moduli diversi (3-5-2 contro 4-2-3-1), entrambe sviluppano la maggior parte delle azioni sulle corsie laterali: 61% l’Inter, 60% il Bologna. Cambiano le geometrie, non i principi.
Le fasce come chiave tattica di Inter-Bologna
Ed è proprio sulle fasce che la partita può decidersi. Da una parte Di Marco-Orsolini, dall’altra Luis Henrique-Cambiaghi: coppie che vivono di accelerazioni e uno contro uno. In mezzo, il duello invisibile. La presunta superiorità numerica dell’Inter in mediana (tre contro due) rischia di rimanere teorica: in fase di non possesso, Odgaard arretrerà, trasformando il Bologna in una squadra compatta e difficile da scardinare. Calhanoglu sarà il metronomo, ma anche il bersaglio principale del pressing rossoblù.
Nicolò Cambiaghi e Jens Odgaard (© Bologna FC 1909)
Il confronto offensivo è affascinante anche per motivi geografici. Lautaro Martínez e Santiago Castro arrivano entrambi dall’Argentina, cresciuti in scuole calcistiche simili. Nei movimenti di Castro c’è qualcosa che ricorda il capitano nerazzurro. Nei numeri, però, no.
Il Bologna il test dell’Inter
Il Bologna non è più una sorpresa. Champions League giocata, Coppa Italia vinta, numeri solidi anche in campionato: 24 gol segnati in 16 giornate, con 72 tiri nello specchio (4,5 a partita). Produzione offensiva costante e martellante – proprio come viene definito Vincenzo Italiano dai suoi giocatori.
L’Inter, invece, deve fare i conti con un dato che pesa: contro le grandi ha spesso fallito. Sconfitte con Milan, Napoli e Juventus. Anche in Europa lo schema si ripete: Atletico Madrid e Liverpool hanno evidenziato gli stessi limiti.
La domanda, ora, è semplice, quasi brutale: l’Inter è davvero forte contro i forti? La risposta rimane in sospeso, ma il Bologna non si farà problemi a smentirla ancora una volta.
Fonte: La Gazzetta dello Sport
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