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Intervista a Maietta: dal progetto Casalecchio 1921 al Bologna di Palladino: «Serve una scossa e nuovi leader»

L’ex bandiera rossoblù analizza l’esonero di Tedesco, le qualità del nuovo tecnico e la possibile difesa a tre, raccontando anche il rilancio del polo sportivo sul territorio.

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Domenico Maietta con la maglia del Bologna

Domenico Maietta è un simbolo della storia recente del Bologna. L’ex capitano rossoblù è rimasto profondamente legato alla città anche dopo aver appeso gli scarpini al chiodo e oggi è ripartito con una nuova carriera, questa volta dietro la scrivania. Maietta è infatti alla guida del nuovo Casalecchio 1921, progetto nato con l’obiettivo di riportare al centro del territorio l’attività calcistica, partendo dai più piccoli fino ad arrivare alla prima squadra.

Un percorso che lo vede impegnato in una realtà che punta a costruire un vero e proprio polo sportivo, recuperando anche la tradizione dello storico Casalecchio 1921. Un nuovo capitolo della sua vita nel calcio, dunque, che inevitabilmente si intreccia con il passato da giocatore e con una conoscenza profonda dell’ambiente bolognese.

Con Maietta abbiamo parlato anche del momento del Bologna, dall’esonero di Tedesco all’arrivo di Palladino, passando per le possibili soluzioni tattiche, il mercato estivo e la necessità di trovare nuovi leader all’interno dello spogliatoio.

L’intervista a Domenico Maietta

Domenico, finalmente avete aperto il centro sportivo. È tutto vero, adesso?
«Sì, adesso è tutto vero, è diventato realtà. Per fortuna abbiamo preso questi due centri sportivi di Casalecchio, il Veronesi e il Nobile, e siamo partiti con tutta la nostra attività. Abbiamo la nostra scuola calcio, un progetto nuovo e particolare che comprende dai cinque anni fino alla prima squadra, con un filo conduttore tra attività di base e agonistica. Abbiamo ricreato lo storico Casalecchio 1921, lo abbiamo ripristinato e abbiamo ridato vita a un polo importante come Casalecchio. L’anno scorso eravamo solo con la prima squadra, mentre quest’anno siamo partiti a tutti gli effetti con tutta l’attività».

Passiamo al Bologna. Che cosa ne pensi di questo primo mese di stagione e dell’esonero di Tedesco?
«Per me è un quadro generale abbastanza sorprendente. Sono sorpreso dalle scelte, da come hanno fatto il mercato estivo e dall’esonero di Tedesco. Tedesco per me era un profilo importantissimo. Non so cosa sia successo, lo sanno solo loro. Il fatto sta che dopo quattro giornate si è passati a Palladino, che è un ottimo profilo anche lui».

Palladino lo conosci bene, visto che siete stati compagni di squadra. Come lo vedi a Bologna e cosa pensi della possibilità di passare alla difesa a tre?
«È stato mio compagno di squadra sia alla Juventus che a Crotone, quindi conosco molto bene Raffaele. Ha fatto bene ovunque è andato come allenatore e ora mi auguro che possa fare altrettanto bene a Bologna. Per quanto riguarda la difesa, questa squadra può giocare a quattro e ha sempre giocato a quattro facendo anche molto bene, ma per qualità e caratteristiche dei difensori può tranquillamente giocare a tre. È arrivato Theate, che nella difesa a tre è proprio nel suo elemento. Come braccetto è forte e dà il suo meglio, mentre a quattro lo vedevo sacrificato. Ma c’è un problema…».

Quale problemi vedi?
«L’unico problema è il leader difensivo. Negli altri anni c’erano Beukema e Lucumí, giocatori di personalità che potevano guidare la squadra e il reparto. Adesso hai giocatori forti sull’uomo, bravi anche a campo aperto, ma non vedo un leader. Prima avevi una vera spina dorsale con Lucumí, Freuler, Castro e altri giocatori. Ora manca quella leadership. Spero che Palladino trovi la chiave, ma con gli uomini che ha la difesa a tre si può fare tranquillamente».

Tu hai vissuto diversi avvicendamenti. Un cambio così veloce può aiutare la squadra?
«Deve essere un aiuto. Se hanno fatto un cambio così veloce, significa che hanno visto nella rosa e nello staff di Tedesco qualche difficoltà importante. Ora sono chiamati in causa i giocatori, che devono responsabilizzarsi e dare qualcosa in più. A furia di cambiare allenatore, i responsabili veri e propri sono i giocatori. Il cambio deve servire a dare una scossa e a creare un’atmosfera importante nello spogliatoio, ma poi le scuse stanno a zero».

Palladino è ormai un esperto di subentri. Tu lo conosci da quando eravate giovani: ti aspettavi che potesse avere questa carriera da allenatore?
«No, sinceramente. Come giocatore è sempre stato un ottimo giocatore, sia alla Juve sia a Crotone. Ma la carriera che ha fatto da allenatore è stata una sorpresa. Si è calato proprio nella parte, ama allenare e ha delle idee ben chiare. Ha seguito una linea guida come il suo maestro, ma con le sue idee. A Bologna ha sposato un progetto e, se non fosse così, non gli avrebbero fatto tre anni di contratto. La società crede fortemente in lui e quindi può esprimere al meglio i suoi concetti».

Ti hanno sorpreso le scelte del mercato? Da chi ti aspetti quella scintilla che può risvegliare il Bologna?
«La società è stata chiara: ho seguito anche l’intervista di Fenucci, dove ha detto che quest’anno dovevano fare determinate scelte e determinate uscite. Sui nuovi acquisti, non sta tanto a loro svegliare un ambiente così importante come Bologna, ma soprattutto alle bandiere e ai giocatori che sono qui da tanti anni. Devono far capire ai nuovi cosa significa vestire questa maglia. Mi aspetto qualcosa di importante da giocatori esperti come Bernardeschi e Orsolini, che sono importanti sia per i giovani sia per i nuovi arrivi».

Che cosa ti aspetti dalla ripresa, con Lecce, Inter e Cagliari?
«È essenziale pensare partita per partita. A Lecce devi andare non pensando che sia uno scontro diretto, ma cercando di imporre il tuo gioco e far capire che Bologna è vivo e forte. Devi cercare di ottenere un risultato importante. Poi c’è l’Inter in casa: è un punto interrogativo, ma devi giocartela per ambire a qualcosa. Anche una sconfitta può servirti se ti dà una scossa da portare avanti nelle partite successive e ti permette di dare subito un segnale importante al campionato».

Il Bologna ha deciso di prendere in prova Darmian per eventualmente inserirlo al posto di Holm. Potrebbe essere funzionale alla difesa a tre e diventare anche quel leader che manca?
«Il fatto che Darmian abbia giocato da braccetto ti fa capire che vorrebbero giocare a tutti gli effetti a tre e hanno bisogno di gente d’esperienza che guidi la difesa. Holm è sempre stato un terzino, non è mai stato un centrale: era un centrale adattato e non esprime al massimo le sue caratteristiche in quel ruolo. Con lui sperando che stia bene e che possa essere a un buon livello, potrebbe essere utile per Palladino, che è dispendioso. Non lo conosco e non so se sia un leader silenzioso, ma è un giocatore che in questi anni ha vinto tanto, ha fatto molto bene ed è stato imprescindibile per diversi allenatori. Spero che lo sia anche qui».

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