Bologna FC
Amondarain, alla conquista di Palladino
Il 21enne argentino è chiamato a sfruttare la sosta per convincere Palladino e ritagliarsi maggiore spazio nel nuovo Bologna.
La ripresa degli allenamenti a Casteldebole, fissata per oggi alle 11, rappresenta anche l’inizio di una nuova opportunità per Mikel Amondarain. Il centrocampista argentino, arrivato a Bologna da circa due mesi, ha avuto finora pochissimo spazio per mettersi in mostra e il cambio in panchina tra Tedesco e Palladino ha inevitabilmente modificato anche il suo percorso. Ora, con una lunga pausa a disposizione, dovrà cercare di assimilare rapidamente le idee del nuovo allenatore e farsi trovare pronto per un sistema di gioco che cambierà anche le richieste rivolte al centrocampo.
Il nuovo Bologna di Amondarain
Per Amondarain sarà importante capire fin da subito cosa gli chiederà Palladino. Come riportato da “Più Stadio” nell’articolo di Davide Centonze, il nuovo tecnico ha infatti introdotto un 3-4-3 che comporta un modo differente di interpretare il lavoro in mezzo al campo e il giovane argentino dovrà adattarsi alle nuove indicazioni per provare a guadagnare spazio nelle rotazioni.
Nella prima partita della nuova gestione, contro il Torino, Mikel Amondarain non è stato impiegato. Anche nelle precedenti cinque giornate il suo minutaggio è rimasto limitato: appena tre occasioni, con una sola presenza dal primo minuto. La sosta può quindi diventare un passaggio importante per colmare il divario con i compagni e presentarsi al nuovo allenatore con caratteristiche che possano tornare utili al suo progetto.
Quanto tempo servirà a Mikel per entrare pienamente nei meccanismi del nuovo Bologna?
Le caratteristiche di Amondarain
Al suo arrivo, il 21enne argentino si era descritto come un giocatore dinamico e intenso, identificandosi soprattutto nel ruolo di centrocampista box to box. Sono caratteristiche che finora si sono viste solo in parte, anche perché le occasioni avute a disposizione sono state poche.
Il Bologna ha scelto di puntare su di lui con l’idea di costruire un progetto importante attorno alla sua crescita. Per questo sarà necessario concedergli il tempo necessario per ambientarsi, ma allo stesso tempo le aspettative nei suoi confronti sono già presenti, anche in virtù delle qualità che gli vengono riconosciute.
Nel 3-4-3 di Palladino dovrà trovare la collocazione più adatta, considerando che sarà chiamato a muoversi all’interno della coppia di centrocampo. Non sembra invece il profilo destinato a occuparsi principalmente della prima costruzione, non essendo un regista. Al suo fianco, però, un giocatore come Ferguson o Moro potrebbe permettergli di esprimere maggiormente le sue caratteristiche, soprattutto intensità e capacità di inserirsi.
I modelli a cui si ispira
I riferimenti scelti da Amondarain per descrivere il tipo di centrocampista a cui guarda sono due connazionali di altissimo livello: Enzo Fernandez e Alexis Mac Allister.
Entrambi rappresentano esempi particolarmente vicini alle caratteristiche che l’argentino vorrebbe esprimere. Sono giocatori capaci di abbinare qualità nel possesso, intensità e presenza nella metà campo avversaria, senza limitarsi alla gestione del pallone.
Per Amondarain si tratta quindi di modelli che raccontano anche il tipo di calcio che sente più vicino a sé: contribuire alla manovra, ma allo stesso tempo avere la possibilità di avanzare, attaccare gli spazi e rendersi pericoloso con gli inserimenti.
Un inizio ancora da valutare
Finora, però, il rendimento dell’argentino non ha avuto modo di essere valutato pienamente. Nelle prime cinque giornate ha raccolto appena tre presenze, una delle quali dal primo minuto.
Tedesco gli aveva concesso l’esordio già nella prima giornata, utilizzandolo negli ultimi nove minuti. Ad Atalanta il minutaggio era poi salito a 18 minuti. La vera occasione da titolare è arrivata successivamente a Napoli, dopo la panchina contro il Sassuolo: al Maradona Amondarain è rimasto in campo per 66 minuti, senza però riuscire a incidere come avrebbe voluto.
In quella partita aveva mostrato una presenza limitata sia nella fase di possesso sia nel lavoro senza palla. Allo stesso tempo, quella gara non può essere considerata completamente indicativa del suo percorso, considerando che proprio la sfida del Maradona aveva segnato la conclusione del progetto tecnico di Tedesco.
La sosta come occasione
Adesso il contesto è cambiato. Palladino ha iniziato il suo lavoro e per Amondarain si apre una fase nella quale gli allenamenti potranno diventare fondamentali.
Il giovane argentino dovrà dimostrare sul campo quelle qualità che aveva indicato fin dall’inizio: intensità, dinamismo e voglia di fare. Nel nuovo sistema deve ancora essere individuata la sua posizione definitiva, ma le sue caratteristiche possono comunque renderlo una risorsa per il centrocampo.
Per questo i giorni di lavoro a Casteldebole assumono un peso particolare. Sarà lì che Mikel Amondarain dovrà provare a conquistare l’attenzione di Palladino, adattarsi alle sue richieste e dimostrare di poter essere una soluzione concreta all’interno del nuovo Bologna.
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