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Nervo: «Sarò al Dall’Ara a tifare per gli azzurri. L’esonero di Tedesco è stato un colpo di scena: non ho capito il motivo di quella scelta»

L’intervista a Carlo Nervo, ex rossoblù, sulle sensazioni passate del debutto in Nazionale e sul Bologna attuale

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Carlo Nervo (Radiabo)

Momenti indimenticabili e indimenticati. Il debutto in Nazionale maggiore è un passaggio che unisce le sensazioni e le emozioni di tutti i calciatori. E fu così anche per Carlo Nervo: l’ex rossoblù si racconta in un’intervista apparsa nell’edizione odierna de il Resto del Carlino, condotta da Massimo Vitali. Domani il Dall’Ara ospiterà Italia-Turchia, partita valida per la quarta giornata del gruppo A di Nations League.

L’intervista a Carlo Nervo

Il 20 novembre 2002 Nervo debuttò con la maglia della nazionale italiana proprio contro la Turchia, in amichevole allo stadio Adriatico di Pescara. Quella partita terminò 1-1 e l’esterno offensivo rossoblù mandò in rete Christian Vieri.

«E chi se la dimentica quella notte? Per me fu il suggello di una carriera. Anche se pur di debuttare dissi una mezza bugia al Trap…Io gli ho solo servito il pallone, poi ha fatto tutto Vieri scartando il portiere e centrando la porta da una posizione quasi impossibile. E dire che quella sera giocavo a sinistra».

Qual è la bugia innocente raccontata da Nervo al suo commissario tecnico, Giovanni Trapattoni? Lo racconta il diretto interessato. «In ritiro il mio compagno di stanza era Di Natale. La sera prima Trapattoni fa il giro delle camere e quando viene da noi ci comunica: ‘Totò domani tu giochi a destra e Nervo a sinistra, tanto Nervo lì ci puoi giocare no?’ E io: ‘Sì mister, a sinistra ci ho già giocato, è la posizione che preferisco’. Diciamo che più che una bugia gli ho detto una mezza verità perché io col Bologna avevo giocato più spesso a destra che a sinistra».

E stasera ventiquattro anni dopo quella magica serata, Nervo sarà presente allo stadio, in veste di tifoso e spettatore. «Sarò al Dall’Ara a tifare per gli azzurri. La prestazione con la Francia non mi è dispiaciuta, anche se bisogna essere onesti: se Donnarumma non avesse parato tutto oggi commenteremmo un’altra partita. La reazione che c’è stata però dice che sta nascendo un bel gruppo. Vorrei che il Mancio facesse felice mio figlio Jacopo, che a ventuno anni non ha quasi memoria di un’Italia ai Mondiali».

Massimo Vitali cambia registro e domanda a Nervo dell’attualità legata al Bologna: dal cambio in panchina, al calciomercato estivo e un paragone con Cambiaghi.

Situazione in casa rossoblù

«Rispetto a me Cambiaghi ha più qualità nell’uno contro uno e ha una gamba che strappa: sono doti che nel calcio molto tattico di oggi possono cambiare il destino di una partita. Se fai tutta la fascia avanti e indietro, come succedeva a me, quando entri in area sei un po’ annebbiato. L’esonero di Tedesco è stato un colpo di scena. Il motivo di quella scelta non l’ho capita, ma se è stata presa evidentemente c’erano buone ragioni per farlo.

Adesso è arrivato Palladino, che nella sua breve carriera si è già dimostrato molto capace e affidabile. Il campionato del Bologna è come se cominciasse a Lecce. Vediamo cosa succede adesso. Sartori che annuncia che può restare qui ancora a lungo è una garanzia. E il nuovo stadio sarebbe un altro step di crescita».

Un pronostico sulla partita della Nazionale di domani sera? «Non lo so, ma se vuoi ti dico come finì quella notte a Pescara. A fine partita andai dal magazziniere e gli dissi: ‘Dammi tutto quello che puoi, perché non so se avrò mai un’altra occasione’. Andai via con due borsoni pieni di cimeli. Grande persone Trapattoni, in questo mi ricordava molto Mazzone. Una cosa però mi sento di dirla: nel 2004 avrei meritato di essere convocato per gli Europei in Portogallo, anche perché avevo fatto una grande stagione e Camoranesi era infortunato. Invece non accadde ed è un mio grande cruccio».

 

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