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Palladino, il racconto di chi lo conosce: «È meritocratico onesto e diretto. In questo mi ricorda Mourinho»

Raffaele Palladino ha conquistato Bologna, ma prima di tutti un suo ex calciatore Giulio Donati, autore del gol decisivo in un Bologna-Monza del 2023

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Raffaele Palladino e Federico Bernardeschi durante Bologna-Inter 1-3 (© Damiano Fiorentini)
Raffaele Palladino e Federico Bernardeschi durante Bologna-Inter 1-3 (© Damiano Fiorentini)

L’intervista a Giulio Donati, a cura di Gianmarco Marchini, apparsa quest’oggi nell’edizione odierna de il Resto del Carlino, pone un ritratto specifico di mister Palladino. Il calciatore 36enne, che in questa stagione arricchisce la rosa del Ravenna in Lega Pro, ha condiviso una stagione segnata dai record in quel di Monza. Donati, infatti, era uno dei terzini a disposizione dei brianzoli quando Palladino fu chiamato a risollevare una situazione tragica come quella del club lombardo. L’attuale allenatore del Bologna subentrò dopo 6 partite e un solo punto racimolato. Proprio un gol siglato da Donati decise un Bologna-Monza del 2023. «Ero rientrato in settimana da un infortunio ed ero sicuro di andare in panchina, ma cinque minuti prima del riscaldamento il mister mi disse che sarei partito titolare. Palladino è una persona eccezionale. Abbiamo tuttora un rapporto speciale.»

Donati e gli aneddoti su Palladino

«Palladino è uno che vive di sensazioni, che respira i suoi giocatori. Lui non dice mai la formazione prima, in hotel o in pullman come fanno tantissimi allenatori. E questo è uno dei suoi tanti pregi. Perché è meritocratico, onesto e diretto con tutti. I giocatori questo lo percepiscono e danno il massimo. Ha una personalità forte, non ha paura di essere criticato per scelte sulla carta magari impopolari. Misura concentrazione, motivazione e poi decide: senza distinzioni tra giovani e veterani. E in questo mi ricorda un certo José Mourinho, anche se parliamo di un extraterrestre imparagonabile con chiunque. Io ero un ragazzino della Primavera aggregato in pianta stabile, mi fece esordire in Coppa Italia, ma ero di contorno in una squadra di fenomeni che quell’anno fece il triplete. Eppure Mou mi trattava come trattava Javier Zanetti.»

Il profilo tecnico di Palladino individuato da Donati è di alto profilo: «è completo. Sa adattarsi a tanti sistemi di gioco. Poi è maniacale. Studia l’avversario nei minimi dettagli. Anche se il suo segreto è un altro, e cioè essere rimasto giocatore dentro. Conosce bene i confini di un gruppo, sa come deve muoversi, quando strigliare, quando essere morbido. E questo porta a vivere tutto in maniera più serena. Posso dire che non si pone mai limiti. Se ha accettato una sfida come Bologna è perché è convinto, dalla società e dal progetto. Con lui il Bologna potrà ambire a tornare in alto.»

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