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Quando l’8 marzo valse uno scudetto al Bologna

L’8 marzo di quest’anno andrà in scena Bologna-Verona. 62 anni fa, invece, uno dei match cardine dell’ultimo scudetto

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Pasolini intervista il Bologna del settimo scudetto. Da destra, Pier Paolo Pasolini, Mirko Pavinato, Harald Nielsen e Paride Tumburus (© Comune di Bologna) Inter
Pasolini intervista il Bologna del settimo scudetto. Da destra, Pier Paolo Pasolini, Mirko Pavinato, Harald Nielsen e Paride Tumburus (© Comune di Bologna) - 8 marzo

Sarà Bologna-Verona la prossima gara di campionato e, dopo diversi anni, il Dall’Ara sarà palcoscenico d’onore durante la festa delle donne. Una giornata importante, sentita anche nel mondo del calcio, tant’è che il Milan è solito proporre ai suoi giocatori di mettere occasionalmente il cognome della madre sulla maglietta. Eppure il Bologna in questa data non gioca da tanto, e i precedenti sono pochi. Più di cento anni fa ci fu la prima volta, con un crudele Bologna-Vicenza 0-2.

Ma, senz’ombra di dubbio, l’8 marzo più dolce (a posteriori) per i tifosi rossoblu è quello del 1964. Nell’anno del celebre scudetto deciso dallo spareggio, infatti, Bernardini e i suoi ragazzi hanno vissuto una Primavera intensa e stressante. Tra il caso doping e due inseguitrici affamate, la svolta potrebbe essere arrivata proprio l’8 marzo, in casa contro la Samp. Ma andiamo per gradi.

Un inverno spaziale

Partendo con qualche punto di svantaggio rispetto alle concorrenti, i rossoblu erano riusciti a prendersi la vetta del campionato al termine di una faticosa rincorsa. A metà febbraio c’era un punto di distacco sul Milan e, all’inizio di marzo, i felsinei sembravano pronti allo strappo. Poi, la storia che tutti conoscono, con il caso doping e le indagini che fecero trattenere il respiro a una città intera. Il 4 marzo, la Federazione squalificò Bernardini per 18 mesi, facendo perdere complessivamente tre punti alla squadra e mandandola momentaneamente sotto ai rossoneri, battuti pochi giorni prima nello scontro diretto. Ma sul caso ci torneremo domani, d’altronde è la giornata giusta.

I 5 giocatori indagati per il caso doping Pascutti, Pavinato, Perani, Tumburus e Fogli insieme a Fulvio Bernardini (©Comune di Bologna)

I 5 giocatori indagati per il caso doping Pascutti, Pavinato, Perani, Tumburus e Fogli insieme a Fulvio Bernardini (©Comune di Bologna)

L’8 marzo e un Bologna orgoglioso

Il clima in città alcuni se lo ricorderanno. E chi, come il sottoscritto, non c’era, può anche solo provare a immaginarlo. Il Bologna si sente profondamente tradito e, come risposta, scende in campo nervosissimo contro una combattiva, ma ben più modesta, Doria. In un match fondamentale che, se perso, avrebbe probabilmente spezzato in due la squadra (la sentenza dell’assoluzione arrivò soltanto due mesi dopo e, in due mesi, possono accadere tantissime cose…), i rossoblu diedero una risposta di cuore e orgoglio. Sostenuti da uno stadio vigorosissimo e da un tifo sfrenato, simbolo di una città che non molla mai, riuscirono addirittura a vincerla di misura, pur chiudendo in nove.

Pochi giorni dopo, iniziò la seconda fase del processo, dovuta al ricorso del Presidente Dall’Ara. Se oggi il prato di gioco porta il suo nome, quella grinta deve aver giocato un ruolo fondamentale. Dal 12 marzo al 16 maggio, con quello che oggi definiremmo uno sforzo erculeo, la squadra riuscì a tenere assieme i cocci, resistendo a un mare in tempesta. Il resto della storia lo sappiamo tutti, con quel celebre settimo scudetto arrivato allo spareggio. Ma senza l’eroismo dell’8 marzo, probabilmente, i rossoblu di scudetti in bacheca ne avrebbero soltanto sei.

Il fattore campo

In una giornata così importante, una città intera si è chiusa a riccio sui suoi undici gladiatori, e le cose sono andate per il meglio. Un parallelismo si potrebbe aprire, pur in maniera molto diversa, con quanto accaduto negli ultimi mesi. Dopo una crisi potenzialmente velenosa – anche se in questo caso le difficoltà sono arrivate in campo – , la squadra ha saputo raddrizzare la rotta e prendere vigore anche grazie ad un popolo che non l’ha mai abbandonata. Questo fattore comune resisterà sempre perché, come nella Dotta, il calcio si vive in pochi posti al mondo.

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