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La conferenza odierna di Palladino è stata un insieme di riflessioni tra passato e futuro. D’altronde questo match contro il Monza sarà già uno snodo importante sia per ritoccare le statistiche stagionali al Dall’Ara sia per avvicinarsi a zone di classifica più calde e movimentate. D’altro canto il mister è sicuro: questo Bologna deve stare attento, perché il pallone fa spesso strani scherzi…

Palladino, il Bologna non vinceva con quattro gol in casa di una big da settant’anni. Qual è il pericolo?

«Il calcio non ha memoria, bisogna guardare subito al match di domani. Ogni partita ha le sue insidie, siamo contenti della vittoria e della grande serata ma bisogna subito guardare avanti. Dobbiamo mantenere spirito e atteggiamento: sappiamo che c’è da soffrire in un match tosto».

Oggi, con un recupero corto, dobbiamo aspettarci dei cambi?

«I cambi sono in funzione degli allenamenti. Ho due o tre dubbi di formazione, forse ci sarà qualche cambio e bisogna vedere come abbiamo recuperato, però per me conta la testa. Bisogna avere energie e grande rispetto per il Monza, sarà tosta e in casa ci teniamo ancora di più».

Quali ricordi ti ha lasciato Monza?

«Monza è stata fondamentale per me, sono stato con un grande dirigente e un grande Presidente. Ho conosciuto persone e amici di grande valore, ho avuto un gruppo di ragazzi straordinario che mi ha dato soddisfazioni. Le grandi vittorie come quella con la Juventus e contro l’Inter sono indimenticabili. Domani però l’obiettivo è rimanere sul match per fare punti».

Odgaard è convincente?

«Ha fatto un gran lavoro e si è adattato bene per la squadra in una posizione che non è la sua. Sta crescendo».

Ci sono occasioni per Dovbyk?

«Dovbyk questa settimana ha spinto di più, abbiamo anche avuto un confronto e ha cercato di mettere in pratica quello che gli ho chiesto. Non ha la condizione per 90 minuti ma sarà a disposizione.»

Come stanno i difensori acciaccati di Milano?

«Qualcuno è ancora acciaccato, devo arrivare fino all’ultimo secondo per capire le loro disponibilità. Si sono allenati tutti nonostante botte e acciacchi: la loro disponibilità è fondamentale perché devono avere il coltello tra i denti».

Mbangula e Alhassane hanno infastidito il Milan, Miranda e Cambiaghi hanno affondato. Scelta tattica o tecnica?

«Tutte e due. L’ho pensata così perché pensavo che il Milan poteva partire forte e calare alla distanza. Sono tutte ipotesi, però loro venivano da tre match in sei giorni e avevano pochi cambi. La lettura della corsia poi l’ho avuta durante la partita: Alhassane ha fatto un grande primo tempo e chi è entrato ha dato energia».

Per la squadra la prestazione di mercoledì può dare una spinta?

«Vincere a San Siro porta autostima ed entusiasmo. La linea però è sottile, il rischio è quello di sentirsi troppo più forti della realtà. Arriveranno anche periodi negativi: bisogna sempre lavorare con la stessa mentalità di questa settimana, sennò siamo perdenti. Ogni partita è come fosse l’ultima: se siamo questi possiamo infastidire tutti».

Com’è Mbangula fuori dal campo? Come lo hai visto in questi giorni?

«Caratterialmente è uno molto timido e chiuso. Un ragazzo sensibile, a cui serviva fiducia. Mi è piaciuto come attitudine fin dai primi giorni perché vuole migliorarsi ed è molto recettivo. Al di là dei gol, mi piace per lo spirito: gol a parte aveva riconquistato lui il pallone sulla prima rete».

Tommaso Pobega e Luis Henrique durante Bologna-Inter 1-3 (© Damiano Fiorentini)

Tommaso Pobega e Luis Henrique durante Bologna-Inter 1-3 (© Damiano Fiorentini x 1000cuori rossoblu)

Come sta Orsolini?

«Orso è già arruolato alla squadra grazie allo staff medico che ha fatto un grande lavoro. Il calcio è fatto anche di infortuni, poi ci sono quei ragazzi che aiutano nel recupero. Per Enem sarà più lunga perché è un problema infiammatorio».

Lasciare spazio alle spalle è un pericolo contro il Monza?

«Bisogna tenere in considerazione i principi del Monza, che è un club organizzato e ben allenato. Sta facendo un grande campionato e può metterci in difficoltà perché sa anche riempire bene l’area. Il Monza ha coraggio, noi dobbiamo essere bravi a capire quando aggredire e quando tenere un blocco basso».

C’è un’alternativa a Zortea a destra?

«Amondarain sta crescendo e mi è piaciuto molto, poi rivedremo anche Darmian come quinto perché è il suo ruolo naturale. Non escludo però altri giocatori in quella posizione: per domani ho in mente una soluzione».

Ferguson è tornato un gigante: su cosa deve migliorare?

«Quando ci giocavo contro pensavo fosse forte, ma da quando lo alleno ho capito che è un campione. Lewis è un leader silenzioso, capisce le emergenze e ha tutte e due le fasi. Sembra quasi un allenatore in campo: ha letture e sfumature che mi piacciono. Per me è un must, deve giocare».

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