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Bologna FC

Palla@dino – Tre non è un numero perfetto

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Riccardo Orsolini esulta per una delle sue reti
Il segno classico di Orsolini, quando fa gol

Solo tre reti in cinque partite, tre miserrime reti, di cui due fatte in una sola partita dai nostri numeri nove (Piccoli e Dovbyk). La terza è una segnatura di Bernardeschi, una palla che sembrava preludere ad una partita giocata sul velluto. E’ invece no: un tiro da lontano, una papera, e 16/17 minuti (recupero compreso) di ansia, perchè il Torino ne aveva di più. Da lì parte (o riparte?, ndr) il nuovo (o vecchio?, ndr) mantra di Palladino, le cui squadre hanno sempre segnato tanti gol con più giocatori, punte, mezze punte ed esterni. E Raffaele non vuole che si prendano a scuse la convalescenze di Orsolini  o la scarsa forma fisica di Dobvyk (dovuta sempre ad una convalescenza). Ne il fatto che Bernardeschi abbia approcciato l’inizio di campionato in un ruolo non suo. O per finire che Mbangula sia arrivato l’altro ieri, a fine agosto, visto che siamo a settembre, in un settembre che sembra non finire mai. Palladino vuole che la sua squadra recuperi la migliore condizione e che tanti giocatori della sua squadra partecipino attivamente alla costruzione dei gol.

Tre reti, cinque partite, due punti un cambio di allenatore

La classifica piange e racconta solo di due punti, uno in più del Genoa, due in più del Venezia. Malumore dei tifosi che vedono, dopo due anni fantastici, in Europa e vincitori di una Coppa Italia, un inizio che ha del disastroso. Ma Palladino ha la capacità di essere flessibile ed adattarsi, a seconda dell’organico a lui consegnato, di variare negli schemi, portando più uomini nella fase realizzativa.

Per questo la cooperativa delle reti di Palladino deve tornare ad essere operativa: esattamente come a Monza e come a Bergamo, dove aveva coinvolto più uomini e ruoli per arrivare al gol. Solo a Firenze ragionò principalmente sul suo goleador principe (Moise Kean) che doveva essere messo in condizione di segnare e che la squadra lavorasse per lui.

Ma se Fiorentina e Atalanta potrebbero avere avuto un organico superiore al Bologna attuale, il Monza di tre stagioni fa non lo era assolutamente. Dati alla mano, la squadra brianzola, in quel campionato, ebbe in Ciurria, Caprari e Carlos Augusto (poi passato all’Inter) i pichichi (goleador) della squadra, con sei reti a testa. Seguiti poi a quattro reti da Petagna, Pessina, Danny Mota e Colpani. Con tutto il rispetto, i giocatori sopra menzionati non sono paragonabili, per qualità a Bernardeschi, Cambiaghi, Orsolini, Dovbyk, Piccoli e Mbangula.

Ma Palladino ha dimostrato che il problema delle tre reti potrebbe essere risolto da uno o più singoli. L’anno della Fiorentina, lavorando su Kean, ha fatto di quella stagione la migliore in termini di reti realizzati del neo attaccante del Como (25). Non solo l’anno successivo a Bergamo, di questo tipo di cura hanno beneficiato Scamacca, Krstovic e Pasalic. Tutti e tre sono andati in doppia cifra in punto reti.

Si riparte dallo Stadio di Via del Mare, lo Stadio del Lecce, fra due domeniche. Lasciate fare a Palladino: ha già dimostrato che le sue squadre non hanno il problema del gol.

 

 

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