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Bologna, Palladino non si ferma e vuole alzare l’asticella: il ritorno di una mentalità familiare

Non sono soltanto i risultati a raccontare il nuovo corso rossoblù: Palladino ha portato idee, personalità e una mentalità ambiziosa, riaccendendo le aspettative di tutto l’ambiente.

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Raffaele Palladino in occasione di Bologna-Inter 1-3 (© Damiano Fiorentini) Brocchi
Raffaele Palladino in occasione di Bologna-Inter (© Damiano Fiorentini)

A Casteldebole è cambiato il vento. Il Bologna ha ritrovato risultati, fiducia e soprattutto una prospettiva diversa con cui guardare al futuro. L’arrivo di Raffaele Palladino è stato una svolta che va ben oltre la classifica: dopo un periodo complicato, l’ambiente rossoblù ha riscoperto l’entusiasmo e la possibilità di tornare a pensare in grande.

I numeri spiegano parte della trasformazione: con Domenico Tedesco era arrivato un solo punto in quattro partite, mentre nelle prime sei gare della nuova gestione sono stati tredici, con una media di 2,17 a incontro. Un cambio di passo evidente, accompagnato anche da una mentalità differente.

Palladino e l’ambizione di guardare lontano

Il nuovo allenatore non sembra intenzionato ad accontentarsi di una stagione di transizione o di una semplice risalita in classifica. La sua idea – come riporta Claudio Beneforti sul Corriere dello Sport – è alzare continuamente l’asticella, chiedendo maggiori garanzie alla squadra e ambizioni altrettanto importanti alla società. Quando ha scelto Bologna, Palladino lo ha fatto anche sulla base di prospettive che guardavano al presente e al medio periodo. Adesso spetta al club dimostrare di poter accompagnare le aspettative del tecnico, che non sembra disposto a porsi limiti.

Il ritorno di una personalità alla Italiano

Per alcuni aspetti, a Casteldebole si respira un’atmosfera che ricorda quella vissuta con Vincenzo Italiano. I due allenatori hanno caratteri differenti, ma condividono l’intensità nel lavoro quotidiano, il rapporto diretto con i calciatori e la ricerca costante del dialogo con il gruppo. Palladino appare più misurato e riflessivo, ma non rinuncia a farsi sentire quando qualcosa non funziona. Una gestione che, pur con sfumature diverse, riporta alla memoria quella del suo predecessore.

Palladino, nuove idee per un Bologna diverso

Le differenze emergono soprattutto in campo: dal 4-2-3-1 di Italiano si è passati al 3-4-2-1 o al 3-4-3. Rimane però centrale la ricerca della verticalità, ma Palladino dedica maggiore attenzione ai duelli e agli accorgimenti in funzione degli avversari. Lo dimostrano i compiti affidati a Cambiaghi contro Ngom e Zielinski. Anche gli esterni offensivi sono chiamati a muoversi maggiormente dentro al campo. Il Bologna sta cambiando pelle e, con Palladino, sembra aver ritrovato soprattutto la voglia di non accontentarsi.

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