Bologna FC
Renato Villa: «Bologna? Deve giocare al massimo in questo finale di stagione»
Renato Villa ha le idee chiare, che esprime con altrettanta schiettezza: ecco le sue dichiarazioni sul momento del Bologna e dell’Italia di Gattuso.
Le parole di Renato Villa, raccolte da Il Resto del Carlino in un intervista di Massimo Vitali, raccontano in modo esaustivo il momento che sta vivendo sia il Bologna che la Nazionale italiana. Da una parte i rossoblù, che si giocheranno un finale di stagione ancora in grado di regalare emozioni importanti. Dall’altra gli azzurri, che stavolta dovranno rispondere “presente” a quell’appuntamento col Mondiale.
Villa, che quarant’anni fa iniziò una storia diventata quasi leggendaria a Bologna, guarda il presente con il solito pragmatismo: ecco le sue parole.
Renato Villa, capitolo Bologna: tra Cremonese, Aston Villa e futuro
Verso la trasferta di Pasqua contro la Cremonese e sulle insidie della gara:
«Bisognerà tenere le antenne dritte, perché in serie A nessuna partita ha un esito scontato: ma non ho grande fiducia nelle possibilità di salvezza della Cremonese. Hanno appena preso Giampaolo, abituato a lottare in uno scenario di difficoltà, e hanno vinto a Parma. Però la squadra non mi sembra attrezzata per la A».
Le considerazioni di Renato Villa sul doppio confronto europeo con l’Aston Villa:
«È un avversario che ti mette di cattivo umore, ma avevi gli stessi pensieri anche prima di affrontare la Roma. Sposterà molto la gara del Dall’Ara: se all’andata riesci a batterli al ritorno li costringi a giocare una gara d’attacco e possono concederti spazi».
Logo Europa League (© Depositphotos)
E sul finale di campionato…
«Io direi da giocare al massimo. Chi vuole restare si deve guadagnare la riconferma e chi ambisce ad andarsene non ha interesse a fare un brutto finale di stagione».
Sui possibili addii di alcuni big rossoblù:
«Si parla molto di quei tre. La perdita che darebbe più fastidio è quella di Lucumi, ma in ogni caso se quei tre partono il Bologna ha uomini mercato in grado di trovare sostituti all’altezza».

Jhon Lucumì (© Bologna FC 1909)
Il pensiero di Renato Villa sul futuro di Vincenzo Italiano è chiaro:
«Per me è difficile che resti. Credo che lui abbia capito che restando non potrebbe fare meglio di quello che ha fatto in queste due stagioni. E credo che un club dopo due anni con lo stesso allenatore possa anche pensare di voltare pagina. Nuove facce in panchina, nuovi giocatori, nuovi stimoli: non mi stupirei se accadesse questo».
Villa non sceglie scorciatoie per esprimere il suo pensiero e non lo fa neanche riguardo ad un Bologna fuori dalle coppe europee. È, ancora una volta, un ragionamento che invita a stare con i piedi per terra, senza dimenticarsi cosa vuol dire stare in rossoblù:
«Non negativo. Le squadre che oggi in campionato stanno davanti al Bologna sono oggettivamente più forti e se, metti il caso, in Europa League esci con la favorita alla vittoria finale non vedo nessun passo indietro e nessun ridimensionamento».
Italia e azzurri: Bosnia, Mondiale e… Bernardeschi
Renato Villa non fa sconti neanche all’Italia di Gattuso:
«Tre Mondiali senza l’Italia sarebbero troppi. Io con l’Irlanda del Nord ho visto una squadra che fino al gol era contratta, accompagnata dal peso psicologico di non riuscire a farcela. Una volta andata in vantaggio, però, l’Italia non mi è dispiaciuta e penso che con la Bosnia, nonostante il fattore campo avverso, i favoriti restiamo noi».
Federico Bernardeschi (© Damiano Fiorentini)
Su Bernardeschi e sulle sue possibilità di tornare stabilmente nel giro azzurro:
«Da quando è arrivato ha fatto grandi passi avanti. Se da qui a fine stagione ne fa altri per me Gattuso lo chiamerà».
Villa è convinto che l’Italia abbia tutto per evitare un’altra delusione mondiale. La pressione è altissima, ma l’ex difensore rossoblù vede segnali incoraggianti nella crescita della squadra. E tra i nomi che potrebbero rientrare in corsa per l’azzurro c’è anche Bernardeschi, considerato in netta crescita.
Renato Villa: il ricordo di una favola rossoblù
Nel finale, il racconto si sposta inevitabilmente sul lato più umano, voltandosi verso i ricordi. In particolare, quello di un calcio diverso, in grado di regalare occasioni anche a chi arrivava dalle categorie minori:
«E’ stata una bella favola, ma la verità è che Corioni non rischiò nulla nel portarmi qui. Se facevo male ero costato pochissimo, se invece mi fossi affermato aveva solo da guadagnarci: e per fortuna andò così. Non credo che nel calcio di oggi potrebbe ripetersi una storia uguale: troppi stranieri, fin dalle squadre Primavera. Gli italiani nelle serie minori non li guarda più nessuno».
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