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Calafiori tra Bologna e Roma: il futuro passa dal cuore? (Il Resto del Carlino)
Tra Premier League e Champions League, il difensore racconta emozioni, ricordi e un futuro che potrebbe riportarlo, un giorno, nella Capitale.
La sua parabola sembra una di quelle storie che il calcio sa raccontare alla perfezione: partito da ragazzo con un sogno cucito addosso, passato per Bologna come tappa fondamentale di maturità, oggi protagonista su uno dei palcoscenici più prestigiosi d’Europa. Riccardo Calafiori si gode il presente all’Arsenal, dove lotta per la Premier League e per la Champions League, ma con il cuore che continua a battere forte per le sue origini.
Calafiori e la Roma: un legame mai spezzato
Romano vero, cresciuto nel vivaio della Roma, Calafiori non ha mai nascosto il legame speciale con i colori giallorossi. Ospite del podcast Supernova condotto da Alessandro Cattelan, ha lasciato trapelare un pensiero che indirizza il suo futuro: tornare un giorno nella Capitale per chiudere un cerchio rimasto aperto: «Sento di aver lasciato qualcosa in sospeso».
Riccardo Calafiori in azione durante l’amichevole contro l’u20
Il primo gol di Calafiori con la maglia della Roma è uno dei ricordi più intensi: era giovanissimo, appena 18 anni, e segnò in Europa League. Un’emozione enorme, vissuta però in un’atmosfera surreale: stadi vuoti, curva Sud silenziosa per colpa del Covid. «Sembrava un sogno, ma mancava la voce dei tifosi».
Bologna, casa della crescita di un talento
E Bologna? Bologna non è mai stata solo una parentesi. Qui la sua carriera ha preso velocità vera, qui è diventato protagonista della storica qualificazione in Champions. Tanto che, ogni volta che rientra in Italia con la Nazionale, Calafiori trova il modo di passare dal Dall’Ara se i rossoblù giocano in casa. Non solo: è rimasto nel gruppo WhatsApp della “banda Champions”, segno che certi legami non si sciolgono con un trasferimento.
Logo Europa League (© Depositphotos)
A pochi giorni dall’incrocio di Coppa tra Bologna e Roma, le sue parole suonano come una doppia dichiarazione d’amore: a quel passato che prima lo ha formato e poi consacrato. E chissà che quel “lavoro a metà” non diventi, un giorno, una nuova storia da raccontare.
Fonte: Il Resto del Carlino
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