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Castro e l’addio a Bologna: «È stato difficile lasciare la mia seconda casa. Chi ringrazio in primis? Lollo De Silvestri»

Santiago Castro ha salutato Bologna, ma il legame con la città e con il club resterà intatto. L’argentino racconta emozioni, ricordi e persone che hanno segnato la sua esperienza rossoblù.

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Santiago Castro (©Michael Mucci x 1000 Cuori Rossoblù)
Santiago Castro (©Michael Mucci x 1000 Cuori Rossoblù)

Santiago Castro ha cambiato maglia, ma non ha cambiato il posto che Bologna occupa nella sua storia. L’attaccante argentino, da pochi giorni nuovo giocatore della Roma, ha raccontato al Corriere dello Sport le emozioni legate all’addio al Bologna e a quella che, per sua stessa ammissione, è diventata una vera seconda casa.

Una separazione vissuta con emozioni contrastanti, perché mentre la trattativa con la Roma prendeva forma, Castro cercava di rimanere concentrato sulla sua squadra: «Ero tanto emozionato, ma al tempo stesso non volevo perdere la concentrazione e il focus sul Bologna. Quindi ho dovuto aspettare l’evoluzione della trattativa fino a quando l’affare non è stato chiuso».

Bologna, la seconda casa di Santi Castro

Il passaggio più significativo arriva però quando Castro parla di ciò che Bologna ha rappresentato per lui. Arrivato in Italia ancora giovanissimo, l’argentino ha vissuto sotto le Due Torri una parte fondamentale della propria crescita, dentro e fuori dal campo.

«È una seconda casa», ha raccontato. Un legame costruito attraverso emozioni difficili da cancellare: «Io, la città, la squadra abbiamo vissuto emozioni fortissime: dalla Champions alla vittoria della Coppa Italia, alle partite di Europa League». E proprio per questo, secondo Santi, cambiare squadra non significa cancellare ciò che è stato: «Bologna ha un grande posto nel mio cuore, è un legame che non può finire cambiando squadra».

Il distacco, infatti, non è stato semplice. «È stato pesante lasciare il Bologna, salutare la città e i compagni», ha ammesso l’argentino, che ha mantenuto un rapporto stretto con molti degli ex compagni: «Sono amici, fratelli». Poi il ringraziamento al club e a tutte le persone che lo hanno accompagnato nei suoi primi anni lontano dall’Argentina: «Mi hanno aiutato a crescere come uomo e come giocatore in quella prima esperienza lontano da casa».

L’importanza della presenza di Lollo De Silvestri nel suo percorso di crescita

Tra i ricordi portati con sé da Bologna c’è anche quello di Lorenzo De Silvestri. Castro ha voluto ringraziare pubblicamente il capitano rossoblù per un aiuto che, si può dire, è andato ben oltre il calcio.

«Suggerendomi uno psicologo». Un percorso che non è servito soltanto a migliorare le prestazioni in campo, ma soprattutto a stare meglio nella vita quotidiana.

«Perché io non sono un giocatore, io sono una persona prima di tutto», ha sottolineato Castro. E da qui il suo invito, rivolto soprattutto ai ragazzi, a non avere paura di chiedere aiuto: «Non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto. Uno psicologo ti apre la mente, aiuta a capirti, aiuta a stare meglio con se stessi e con gli altri».

Il Dall’Ara resta sulla pelle di Santiago Castro

Poi c’è un altro modo, ancora più concreto, con cui Castro ha deciso di portare Bologna con sé. Sulla gamba ha infatti tatuato una parte del Dall’Ara.

«Il Dall’Ara. Ma non tutto, solo la Torre di Maratona», ha spiegato. Non un tatuaggio qualsiasi, ma qualcosa che continuerà a evolversi insieme alla sua crescita calcistica: «Racconterà la mia carriera».

I compagni lo prendono in giro, racconta Castro, ma per lui i tatuaggi rappresentano momenti e persone importanti della propria vita, oltre ai luoghi nei quali è stato felice. E tra questi, evidentemente, Bologna ha conquistato un posto permanente.

Non è un caso che, quando gli viene chiesto quale sia stato il momento più bello vissuto in rossoblù, la risposta sia immediata: «Alzare la Coppa Italia… all’Olimpico». Il trofeo conquistato il 14 maggio 2025 contro il Milan rimane il punto più alto di un’avventura che rimarrà indelebile nella memoria dell’argentino.

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