Bologna FC
Una difesa in rosso
La linea rossoblu sta soffrendo parecchio ultimamente, ma questa crisi va superata
Contro il Celtic, il Bologna è stato eccezionale a reagire in un momento arduo. Ma, a lungo andare, lo spirito non basta. O meglio, di sicuro aiuta e non poco. Però, per tornare ad essere la temibile banda di prima, i ragazzi di Italiano hanno l’obbligo di sistemare alcune fragilità tattiche preoccupanti. Una su tutte? La difesa che, nel 2026, ha concesso due gol ogni novanta minuti di media. Troppo, per una linea che si candidava ad essere la migliore del campionato. Fino a Udine, infatti, i felsinei subivano appena 0.68 reti a gara. Cosa è successo?
Rowe la salvezza
Che l’attacco stia tornando a funzionare lo si è visto bene giovedì. Jonathan Rowe, prima dell’infortunio in netta crescita, veniva da un periodo difficile, poco fiducioso. Eppure, proprio nelle difficoltà di ieri, è stato il migliore in campo, aiutato da Dallinga e Dominguez. Un attacco, anche senza Orso e Odgaard, così in forma non lo vedevamo da un po’. Forse è per questo che la situazione difensiva deve assolutamente sbloccarsi.
Nicolò Casale (© Bologna FC 1909)
Difesa e distrazioni
Parecchi tra i gol subiti, e questa è la cosa peggiore, sarebbero stati evitabili. Ammettiamolo: quante volte lo abbiamo pensato? tre sono i principali modi in cui la porta del Bologna viene penetrata. Reti di testa da calcio piazzato con i difensori fermi, errrori in palleggio che si sono tramutati in gol (Skorupski contro il Celtic, Ravaglia contro il Napoli) e contropiedi subiti, come a Verona, con una copertura esigua. E, francamente sì, almeno due di queste casistiche sono evitabili. Il palleggio come ideologia è fantastico, crea una rete offensiva efficiente, ma ha un limite preciso. A volte bisogna capire quando “buttarla via”, detta all’antica. Altrimenti, il rischio diventa superiore al guadagno. Questa concezione manca, ma si può creare e, per tornare in alto, ai rossoblu serve tantissimo.
Fonte: Corriere di Bologna, Alessandro Mossini
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