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Verso Brighton-Bologna: l’epopea di sopravvivenza dei Seagulls

La storia degli avversari, dal fallimento evitato per centimetri alla rinascita, fino alla conquista dell’Europa: conosciamo il prossimo avversario del Bologna!

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Brighton-Bologna (© 1000cuorirossoblù)
Brighton-Bologna (© 1000cuorirossoblù)

Tutto ebbe inizio al pub Seven Stars di Ship Street, dove nell’estate del 1901 nacque il Brighton & Hove Albion. Centoventicinque anni di storia diventati modello di studio per il calcio europeo, frutto di fallimenti evitati per centimetri ed esili forzati. Una ricostruzione lenta e paziente, che ha trasformato una piccola realtà della costa sud inglese in un club di Premier League.

Conosciamo meglio il Brighton, avversario del Bologna nell’ultima amichevole stagionale in programma il 15 agosto alle ore 16:00 italiane.

La storia del Brighton, avversario del Bologna

Prima del buio ci fu la luce. Dopo decenni di stabilità e risultati nella media, il Brighton toccò il cielo con un dito sotto la guida del presidente Mike Bamber. Furono gli anni di Peter Ward, il bomber che trascinò la squadra per la prima volta nella storia in prima divisione nel 1979. Il punto più alto lo raggiunse nel 1983, conquistando la finale di FA Cup persa contro il Manchester United.

Brighton vs Crystal Palace: ecco da dove nascono i Seagulls

Negli stessi anni, il Brighton sviluppò la prima grande rivalità: quella con il Crystal Palace. I due club distano 70 chilometri l’uno dall’altro, ma l’autostrada M23 collega le due città: da lì prende il nome il “Derby M23“.

Non solo, anche il soprannome Seagulls affonda le radici nella rivalità con il Crystal Palace. Per rispondere ai cori dei tifosi del Palace che si auto definivano “Eagles” (Aquile), i sostenitori del Brighton iniziarono a gridare ritmicamente “Seagulls” (Gabbiani). Il soprannome piacque a tal punto che nel 1977 il club decise di inserire il simbolo del gabbiano nello stemma, oggi diventato iconico.

L’epopea di sopravvivenza

Negli anni ’90 la luce calò. Sotto la presidenza di Bill Archer, il club rischiò di sparire dopo la vendita dello storico Goldstone Ground. Un’operazione condotta in segreto, resa pubblica solo una volta completata, che lasciò la squadra e i suoi tifosi senza una casa. In quel periodo divenne popolare il motto “Stand or Fall” attraverso il quale i sostenitori del Brighton rimasero uniti, nel bene o nel male.

Ma non si fermarono ai cori: i tifosi organizzarono marce di protesta, boicottaggi pubblicitari e raccolte fondi per coprire le spese legali. Una battaglia che trovò il suo eroe nel 2009, quando Tony Bloom assunse il controllo del club. Il nuovo presidente regalò al Brighton anche una nuova casa, l’Amex Stadium: con più di 30mila posti a sedere, è uno degli stadi più moderni del Regno Unito.

Il Brighton oggi: verso la Conference League

Oggi il Brighton regge la sua forza su scouting chirurgico e plusvalenze, il tutto sotto la guida tecnica di Fabian Hürzeler. All’età di 33 anni, è il più giovane allenatore nella storia della Premier League e lotta con il suo Brighton per un posto in Europa. La prossima stagione disputerà gli spareggi per la UEFA Conference League.

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