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Calcio

History Makers – Roberto Baggio (1/2)

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Trentatré anni fa era il 1990. L’anno di Pretty Woman e Goodfellas, dell’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein e della riunificazione delle due Germanie. L’anno del Nobel per la pace a Gorbacev e della liberazione di Nelson Mandela. L’anno di Van Basten capocannoniere e dello scudetto al Napoli di Maradona.

ITALIA 90

Proprio il campionato vinto dagli azzurri partenopei è il preludio al grande evento sportivo dell’estate italiana del 1990, che vedrà come protagonisti gli altri azzurri, quelli tifati da ogni parte del paese, trascinati dai goal di Schillaci e compagni. Ma che in realtà colorano le prime settimane estive di tutte le sfumature del mondo, perché il Mondiale si tiene proprio in terra tricolore. E alle diverse latitudini di Bari e Milano, di Napoli e Udine, di Palermo e Verona, unisce il paese attorno alla speranza che si possa ripetere il miracolo di otto anni prima, quello targato Rossi & Bearzot.  

Ma la preparazione dei ragazzi ora allenati da Azeglio Vicini, che si tiene nel centro sportivo di Coverciano, è turbata dagli eventi che si abbattono sull’altro grande protagonista di quel Mondiale: il Divin Codino, il buddista della Soka Gakkai, il numero 10 più controverso della nostra storia. In altre parole, anzi in due, Roberto Baggio.

LA FINALE CONTRO LA JUVENTUS

La finale di ritorno di Coppa UEFA datata 16 maggio è difatti l’ultima gara giocata con la squadra che lo ha raccolto e gli ha dato una (prima) seconda possibilità quando nessuno credeva più al suo ginocchio destro, causa di tanti infortuni che lo avevano tenuto fuori praticamente per l’intera stagione 1985-1986. La Fiorentina, che lo acquista proprio nel maggio dell’85 per 2,7 miliardi di lire, potrebbe rescindere il suo contratto ma decide di aspettarlo, e dopo numerose operazioni in Francia lo rilancia nel settembre ’86. Nonostante ciò, nel giro di qualche settimana Baggio si fa male di nuovo, di nuovo al ginocchio destro, e anche la stagione ’86-’87 finisce con un magro bottino di presenze, anche se con il goal (l’unico) che regala la matematica salvezza ai Viola.

Poi, però, il Divin Codino sboccia sotto le luci del Franchi, e la stagione ’87-’88 recita 9 reti in 34 presenze, oltre che un goal memorabile contro il Milan di Sacchi. L’anno successivo invece i goal diventano 15, nella coppia d’attacco formata con Stefano Borgonovo che sarà mediaticamente rinominata B2, e che porterà la Viola a vincere lo spareggio con la Roma per la Coppa UEFA.

La stagione ’89-’90 è quella della consacrazione definitiva; 17 reti, secondo miglior marcatore dietro solo al Cigno di Utrecht, e il (suo) goal forse più bello di tutti, contro il Napoli, saltando tutta la difesa. La stagione dei gigliati è spenta e deludente, e la squadra resta invischiata nella lotta per la retrocessione, ma anche grazie alle sue reti riesce inaspettatamente a trascinarsi sino alla finale di Coppa UEFA. Per l’appunto, quella finale di Coppa UEFA, quella del 16 maggio 1990. E l’avversario di quella finale, la Juventus, è proprio la compagine che lo ritroverà protagonista poche settimane dopo. A seguito di uno dei trasferimenti più controversi del nostro calcio, che finirà per mettere letteralmente a ferro e fuoco una città intera. Che fino al giorno prima lo aveva cullato come suo figlioccio, e ora ne segue gli sviluppi con la radiolina accesa. Sotto la sede della Viola, pronta ad esplodere.

 

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