Calcio
Allegri, Sarri, Spalletti – I non (più) protagonisti
Serie A-Difficoltà croniche e perplessità ambientali: cosa si cela dietro alle crisi dei tre, tra i più iconici allenatori degli ultimi anni?
C’è chi corre e chi invece, passa la mano. C’è chi si riprenderà e chi probabilmente ha perso il filo che univa lavoro e divertimento. Periodi lunghi e periodi brevi, personalità forti e trofei prestigiosi. Tutto ciò accomuna il percorso, la carriera, ma anche l’attualità di tre allenatori tra i più importanti dell’ultimo decennio in Serie A: Allegri, Sarri e Spalletti. In tre, hanno conquistato il titolo di campione d’Italia per otto volte: sei il livornese (il primo all’alba della carriera con il Milan ed i restanti con la Juventus), uno per Sarri (alla Juventus) e uno anche per Spalletti, che se lo è tatuato (Napoli).
Serie A – Le difficoltà
Difficoltà diverse per i tre statuari e iconici tecnici toscani. Allegri da quando tornò in sella alla Vecchia Signora non è più riuscito a impensierire le rivali: ha tentato di infastidire gli altri attraverso i giochi di parole che tanto ci rendono famosi e amabili in giro per il mondo. L’unico rimasto scottato è però lo stesso Allegri. Colui che ha elevato l’arte dell’arrangiamento, ne è rimasto invischiato, tradendo le aspettative con la Juventus, fallendo al Milan nella passata stagione e sprofondando con il Napoli in questa.
Tuttavia, non è l’unico: Sarri dopo la passione dimostrata nei confronti del popolo laziale ha scelto il progetto dell’Atalanta per ripartire e riproporsi ai vertici del campionato di Serie A. Tutti conoscono la maniacalità del tecnico ex Napoli, per cui la Treccani ha coniato il celebre ‘sarrismo‘. L’unico aspetto rilevante è però la poca riconoscibilità nei suoi primi due mesi di Dea. Neroazzurri di Bergamo sopiti, spogli, fragili. Fa ancor più notizia se ad allenarti è uno che ha fatto della passione, dell’organizzazione e dell’accorgimento tattico un suo marchio di fabbrica.
Poi c’è Spalletti. L’uomo che ha riportato lo Scudetto a Napoli, poi replicato da Antonio Conte due anni più tardi. L’ex tecnico dei partenopei ha lasciato per approdare sulla panchina della nazionale italiana e guidare la rosa nell’Europeo del 2024. La drammatica avventura in seno all’Italia, ha riportato il suo nome in auge. La Juventus, in una spirale di negatività è l’ultima piazza che Luciano ha cercato di rilanciare. Da più di un anno siede sulla panchina della Torino bianconera, senza esser riuscito a ravvivare una situazione già deficitaria di trofei e risultati. Gli atteggiamenti e le parole del tecnico di Certaldo hanno incupito ancor più il fioco bagliore che illuminava il sentiero.
Per motivi diversi, ma similitudini caratteriali, i tre tecnici della Serie A si trovano a fronteggiare gli avversari, dotati di organici di livello ma senza riconoscere più le debolezze altrui, se non a specchiarsi nelle proprie. Sono passati dal ruolo di stratega a quello di supporto, che assiste, ma non decide. Ed è forse questa la vera notizia: qualcuno si riprenderà, qualcun altro modificherà sé stesso e le sue idee, l’ultimo passerà la mano.
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