Calcio
Silvio Baldini sceglie i giovani: «I dirigenti in Italia pensano ai propri interessi»
Silvio Baldini lo sa bene: la sua avventura sulla panchina della Nazionale maggiore ha una scadenza già fissata. Due partite, contro Lussemburgo e Grecia, poi il ritorno al progetto Under 21. Una parentesi breve, nata in un momento particolare per la FIGC, che l’allenatore toscano ha scelto di affrontare senza alimentare possibilità sul proprio futuro. Nel giorno del raduno azzurro, infatti, Baldini ha escluso qualsiasi prospettiva di permanenza alla guida dell’Italia.
Silvio Baldini e la nazionale italiana: un incarico temporaneo, ma con le idee chiare
Nel frattempo, però, il tecnico ha deciso di sfruttare questa occasione per lanciare un messaggio forte, che non lascia spazio ad equivoci: largo ai giovani. Dei 24 chiamati, ben 19 sono alla loro prima esperienza con la Nazionale maggiore e l’età media del gruppo supera di poco i vent’anni. Eccezion fatta per Donnarumma, sono stati coinvolti soprattutto calciatori che, per età, rientrano ancora nell’orbita dell’Under 21.
Per Baldini il concetto è semplice: entusiasmo, fame e spirito di gruppo devono essere il punto di partenza. Il tecnico ha sottolineato più volte come questi ragazzi abbiano l’opportunità di costruire una nuova identità collettiva. E secondo il mister, sarà proprio la capacità di fare squadra a decidere il risultato delle prossime sfide.
Le polemiche
Secondo quanto riporta Lorenzo Longhi su Il Resto del Carlino non sarebbero mancati alcuni spunti polemici. Le perplessità manifestate dalla Grecia, che avrebbe preferito affrontare una Nazionale più simile a quella destinata a disputare i prossimi impegni ufficiali, sono state liquidate con una pungente battuta: «l’unica cosa che incuriosisce è che nel paese dove é nata la democrazia, la Grecia, uno si preoccupi di cosa devono fare gli altri».
Ma il passaggio più significativo riguarda ancora una volta il suo giudizio sul sistema calcio italiano: «il calcio italiano è in mano a dirigenti che pensano più ai propri interessi che alla crescita del gioco del calcio, dirigenti che io definisco lestofanti». Un’accusa netta, formulata però senza indicare responsabilità specifiche o destinatari precisi.
Parole che inevitabilmente fanno discutere, anche perché arrivano da un tecnico che oggi ricopre un ruolo importante all’interno della stessa federazione. Una contraddizione apparente che alimenta il dibattito attorno alla visione del calcio italiano. Un calcio che Baldini, nel suo piccolo, sta cercando di far mutare, dando spazio a chi – fino ad ora – ne ha avuto relativamente poco.
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