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Non è un paese (solo) per calciatori

I tesserati con la racchetta hanno superato il primato del calcio per la prima volta. E ora il mondo del pallone deve reagire.

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Jannik Sinner festeggia un successo alle Next Gen ATP Finals (© depositphotos)
Jannik Sinner festeggia un successo alle Next Gen ATP Finals (© depositphotos)

Il tennis, o meglio la FITP, ha superato il calcio. In un paese come il nostro, poi, in cui si cresce a pane e pallone. Insomma, la notizia ha dell’incredibile. O perlomeno l’avrebbe avuta anche solo cinque anni fa, quando il movimento della racchetta era sì in forte crescita, ma ancora con le maniche ben rimboccate per ottenere successi inimmaginabili.

Poi, tra un numero uno ATP e una sfilza di Davis ed eventi ospitati sul territorio, ecco la magia. Una magia ad opera di un movimento sano, con un Presidente che, al netto di qualche incidente di percorso, ha avuto modo e tempo di lavorare e creare le fondamenta di un sogno che dura da 25 anni. E vi toglieremo dal dubbio: no, la Federtennis non è perfetta, anzi. Però ha iniziato un lavoro a lungo termine ben prima della controparte calcistica.

Da triplicati al vantaggio

Nel 2015, una decina di anni fa, il tennis contava 310.000 tesserati. Nel 2020 la crescita era già iniziata, ma il numero era ancora basso con meno di 500.000 unità. Poi il boom. Il tennis e il padel hanno saputo intercettare i bisogni di giocatori di tutte le età.

Il pallone della Serie (© Damiano Fiorentini x 1000cuori rossoblu)

Chi voleva fare sport ha sostituito i calcetti con uno sport dentro ad una teca di vetro, chi aveva bisogno di una nazionale ha trovato un gruppo di ragazzi più determinato che mai. L’Italia, così, ha ottenuto un numero uno del mondo, Sinner, ma anche tre Davis consecutive e due BJK Cup.

Risultati incredibili ottenuti da lottatori come Cobolli, artisti come Musetti e picchiatori come Jannik e Berrettini. Insomma, ce n’era per tutti i gusti. E per chi vuole vedere i migliori ci sono Finals, Next Gen, Internazionali di Roma e una sfilza di Challenger che raggiunge qualsiasi tifoso a pochi chilometri da casa.

Il calcio al lavoro

Un lavoro di questo tipo il calcio lo ha iniziato soltanto (e parzialmente) dopo la sconfitta di Zenica. La Serie A di oggi e quella della stagione passata sembrano già appartenere a due categorie diversissime e nei salotti di mezza Europa la nuova linea italiana è diventata un esempio da seguire. Manca ancora, però, coesione in alto. Quella che Binaghi ha costruito in vent’anni e che permetterebbe alla Federcalcio di allinearsi su dei leader precisi e organizzati.

Come risultato degli accordi eretici ai piani alti, il calcio fatica a trovare piani alternativi per intercettare i giovani. Anche qui, però, basterebbe studiare l’esempio del tennis. Il progetto Racchette in Classe, i finanziamenti per i giovani e la creazione di eventi per metterli in mostra in patria sono soltanto alcuni esempi della base che il pallone potrebbe copiare. Perché Sinner e Musetti non nascono a caso e neppure un Messi. Capendo ciò, il movimento sarebbe già al sicuro.

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