Bologna FC
Bologna, c’è il Dall’Ara da riconquistare
Due vittorie di fila hanno riacceso la fiducia. Ora serve un altro sforzo: trasformare di nuovo la casa in una fortezza.
Ci sono successi che portano punti e altri che restituiscono consapevolezza. I rossoblù affrontano l’Udinese dopo due vittorie di fila, e nell’aria si percepisce un certo entusiasmo per quello che appare come il ritorno del Bologna che tutti conosciamo. Adesso, però, la squadra deve fare un ulteriore sforzo e trasformare di nuovo il Dall’Ara nella propria fortezza, come sottolineato anche dallo stesso Italiano: «Adesso espugniamo il Dall’Ara».
Bologna, solidità ritrovata
La caratteristica che accomuna la vittoria a Torino e quella a Bergen, è l’aver ritrovato un Bologna compatto, disciplinato, capace di leggere i momenti della partita senza farsi prendere dalla frenesia. Non serve esibire il 70 per cento di possesso palla se poi la cosa finisce lì, serve una squadra aggressiva, che lotta su ogni pallone. Questo è proprio quello che aiuterà ad “espugnare” il Dall’Ara e ritrovare questa tanto ricercata vittoria casalinga che manca dal 2-0 contro il Napoli del 9 novembre.
I rossoblù festeggiano la vittoria casalinga contro il Napoli davanti alla propria curva (©Bologna FC 1909)
Le scelte che rafforzano la solidità del Bologna
L’Udinese arriva con 32 punti e un’identità chiara: ripartenza, corsa, fisicità. È una squadra che vive di strappi e che trova in Zaniolo il simbolo di un rendimento capace di oscillare, e proprio per questo difficile da decifrare. Come si disinnesca una formazione che aspetta solo l’errore per colpire? Con ordine, prima di tutto.
Italiano dovrebbe ripartire dal 4-3-3, con i tre mediani a protezione di una linea difensiva guidata da Lucumi e Vitik (o Heggem), mentre sulle corsie agiranno Joao Mario e un Miranda in crescita evidente dopo Bergen. In mezzo, Moro, Freuler e Ferguson hanno garantito sostanza e copertura, ma dalla panchina Pobega, Odgaard e Sohm possono offrire inserimenti e soluzioni offensive utili a cambiare ritmo quando la partita lo richiede.
Talento sulle fasce, concretezza davanti
In attacco, il punto fermo è Castro. Non soltanto per i due gol consecutivi, ma per il lavoro silenzioso che permette alla squadra di respirare e salire compatta. È un riferimento, oltre che un ottimo finalizzatore.
Sulle corsie esterne, invece, si concentra la parte più imprevedibile del Bologna. Orsolini scalpita per tornare titolare, Bernardeschi attraversa un momento brillante e ha il colpo che può accendere la serata. E poi Cambiaghi, Rowe, Dominguez: estro, fantasia, alternative. Se la partita si incanala sui binari giusti, è lì che può nascere l’episodio decisivo.

L’esultanza di Castro dopo l’1-3 in Hellas Verona – Bologna (© Bologna FC 1909)
Il nodo psicologico
Ma tutto questo rischia di restare teoria se non si scioglie il vero blocco: la paura. Al Dall’Ara, troppe volte, Skorupski e compagni hanno pagato esitazioni e disattenzioni evitabili, trasformando partite gestibili in occasioni sprecate. È un tema che va oltre il modulo.
Le vittorie aiutano a vincere, si dice. Portano autostima, alleggeriscono le gambe, chiariscono le idee. È il momento di dimostrare che non è solo un luogo comune. Perché riconquistare il Dall’Ara non significa soltanto aggiungere tre punti alla classifica: significa restituire alla squadra la certezza che la propria casa possa tornare a essere una fortezza.
E forse, solo allora, quel Dall’Ara potrà smettere di essere un ricordo e tornare a essere una promessa.
Fonte: Il Resto del Carlino, Giuseppe Tassi
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