Bologna FC
Bologna, Sartori giura fedeltà e allontana il pessimismo: «Non scappo, voglio rimanere a vita. Pessimismo? Non fa per noi. La squadra ha valore»
Il responsabile dell’area tecnica rossoblù fa il punto sul momento della squadra, difende Palladino e ribadisce la volontà di restare sotto le Due Torri.
Giovanni Sartori è arrivato al Bologna nell’estate del 2022. Da allora il responsabile dell’area tecnica rossoblù ha accompagnato il club in uno dei periodi più importanti della sua storia recente, dalla qualificazione in Champions League alla vittoria della Coppa Italia, passando per l’Europa League e per una lunga serie di operazioni di mercato vincenti.
L’avvio incerto di questa annata, i pochi punti e il cambio di allenatore, però, hanno addensato attorno al Bologna qualche nube e hanno alimentato il pessimismo e la preoccupazione. Sartori, intervistato da Matteo Dalla Vite sulla Gazzetta dello Sport, non nasconde le difficoltà ma prova a riportare equilibrio. «Qualcuno dice che non rinnoverò il contratto per vari motivi? Io non scappo».
Il pessimismo e i due punti in cinque gare
L’avvio del Bologna non ha soddisfatto nessuno, ma secondo Sartori non c’è motivo per trasformare le prime cinque giornate in una sentenza. Il direttore tecnico ricorda anche un precedente della sua lunga carriera.
«Il pessimismo cosmico mi pare troppo: attorno a noi si è creata un’aria non positiva probabilmente da quest’estate, dal dopo-mercato. È nostro dovere trasformarla in positività, così com’è dovere di chi c’è ora di trovare la quadra a una squadra che ha bisogno del tempo per lavorare e sopperire ai quattro titolari, Lucumí, Castro, Freuler e Rowe, partiti».
Il paragone con il passato serve a Sartori per invitare alla calma: «Certo che ci sono stato al terz’ultimo posto: col Chievo tante volte, detto che il mio primo anno qui dopo 5 giornate avevamo 3 punti. Ma questo catastrofismo che avverto non fa per me e per noi. E nemmeno per una città come Bologna».
Anche perché, sottolinea il dirigente, il Bologna ha già attraversato momenti nei quali sembrava tutto compromesso e poi ha saputo reagire: «Sembrava che potesse finire il mondo dopo gli addii di Zirkzee, Calafiori, Beukema, Ndoye; invece no, qualcosa abbiamo fatto e vinto. Voglio dire: ora siamo al mio quinto anno e speriamo di avvicinarci alla perfezione».
La fiducia nella squadra
Nonostante le partenze importanti dell’estate, Sartori continua a credere nel gruppo costruito dal Bologna. Il direttore tecnico individua tre elementi sui quali poggiare la ripartenza: «Questa squadra attuale mi dà fiducia tre cose: l’allenatore, il tempo per lavorare e gli uomini che valgono».
Il momento difficile, dunque, non cambia la prospettiva del dirigente. E nemmeno le voci su un possibile disimpegno di Joey Saputo sembrano trovare conferme: «A me non risulta: Saputo è sempre qui ed ha partecipato a tutto, mercato compreso. Quindi no».
Tedesco, la separazione e la scelta Palladino
La parentesi con Domenico Tedesco si è chiusa dopo appena quattro giornate. Sartori racconta il confronto avuto dopo la partita di Napoli: «L’incontro che abbiamo avuto, dopo la partita di Napoli, è stata la goccia: c’è stato un lungo confronto nel quale sono emerse forti perplessità. Il suo esonero è stata una sconfitta per tutti, è stato difficile e a maggior ragione con una persona bella come lui».
Il dirigente rossoblù esclude però letture semplicistiche: «A volte succede: se le due componenti, allenatore e squadra, non si prendono va così. Evidentemente non erano fatti l’uno per l’altra, anche per principi di gioco».
Ora la fiducia è riposta in Raffaele Palladino, arrivato sulla panchina rossoblù per provare a dare una nuova identità alla squadra. «La sua storia parla chiaro, viene da tre anni di risultati evidenti e ha una squadra che pur perdendo quattro titolari ha valore», spiega Sartori.
Il nuovo allenatore, inoltre, rappresenta per il dirigente una continuità rispetto a quanto fatto negli ultimi anni: «Il suo gioco si avvicina molto a quello di Italiano e non è lontano da quello di Motta». E sul mercato di gennaio, nel caso in cui Palladino dovesse chiedere rinforzi, Sartori lascia aperta la porta: «Deve ancora conoscere bene i giocatori che ha. Ma se lo chiedesse, la disponibilità c’è».
Sartori non scappa: «Voglio restare a vita»
Il capitolo più netto dell’intervista riguarda però il futuro dello stesso Sartori. Il contratto è in scadenza nel 2027 e nelle ultime settimane si sono rincorse voci su un possibile addio.
Il direttore tecnico rossoblù le respinge: «Spesso le voci sono molto sbagliate. Ho il contratto in scadenza nel 2027 ma come avevo già detto a giugno, beh, io qui voglio restare a vita. E lo ribadisco. Non scappo di certo».
Quanto al rinnovo col Bologna, Sartori rimanda i tempi: «Di solito si prendono in considerazione certe cose a marzo».
E c’è anche un’altra precisazione che riguarda i rapporti interni al club. «A volte viene descritto il Bologna come un insieme di 4 parrocchie, Saputo, Fenucci, Di Vaio e il sottoscritto. La parrocchia è una e si chiama Bologna. La collegialità non è mai mancata, tanto che Palladino lo incontrammo anche 2 anni fa».
Rowe, una cessione diventata inevitabile
Tra le operazioni dell’ultima estate c’è anche l’addio di Jonathan Rowe, trasferitosi all’Atalanta dopo un periodo complicato. Sartori ricostruisce così la vicenda: «Fino a dieci giorni dalla fine della sessione estiva non aveva mercato. Nulla. Per noi dentro quel lasso di tempo sarebbe stato sbagliato venderlo, poi qualcosa è cambiato».
Da quel momento la situazione si è complicata anche all’interno dello spogliatoio: «Si è creata una situazione sgradevole con noi, anche con i compagni dentro la quale era chiaro che doveva essere ceduto. Abbiamo aperto la porta nel momento in cui è arrivata una cifra importante».
Freuler e il mercato del Bologna
Un altro addio importante è stato quello di Remo Freuler. Sartori rivela che il Bologna aveva provato a rinnovare il rapporto già da tempo: «La prima proposta è del settembre 2025: un uno più uno, alzando anche gli emolumenti. Ha sempre tentennato, forse col Mondiale di mezzo si attendeva una grande chiamata».
Sul possibile ritorno dello svizzero, il dirigente sorride: «Se è vero che lo riprenderemmo a gennaio? Questo lo dice lei…».
Sartori chiarisce invece la situazione di Alessandro Romano, indicato in passato come possibile obiettivo: «Sì, non entro nel merito ma poi è stata fatta la scelta di andare su un box to box, Amondarain».
E sul doppio investimento Piccoli-Dovbyk non ha dubbi: «Certezze. Valore riconosciuto in A e un peso calcistico sicuro. Semmai una scommessa è Enem».
Skorupski, Bernardeschi e Raimondo
Tra i temi dell’intervista c’è anche il momento di Lukasz Skorupski, reduce da alcune prestazioni complicate. Per Sartori non è ancora il momento di pensare a un cambio tra i pali: «Non c’è un problema portiere se Lukasz tornerà ai livelli degli anni precedenti, livelli molto alti».
Sul possibile rinnovo di Federico Bernardeschi, invece, Sartori ricorda la presenza dell’opzione: «Ha un’opzione di rinnovo, quindi…».
Infine, spazio ad Antonio Raimondo, che sta crescendo con la maglia del Frosinone. «È un valore del Bologna, oltretutto in prestito secco ed era giusto che facesse lo stesso percorso di un altro attaccante che restò due anni nella stessa piazza, a La Spezia: quell’attaccante si chiama Pio Esposito».
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