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“Dio perdona, Beppe no!”, il ricordo di Beppe Savoldi di un tifoso rossoblù

Lettera aperta di Luca Ferri, tifoso rossoblù, che ricorda il suo primo e più grande idolo: Giuseppe Savoldi. Uno dei più grandi bomber della storia del Bologna

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Giuseppe Savoldi
Beppe Savoldi (© Bolognafc.it)

A poche ora dalla scomparsa dell’indimenticabile Giuseppe Savoldi, grande bandiera rossoblù, condividiamo la lettera aperta di Luca Ferri. Le sue parole ci ricordano ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, quanto sia stato amato e quanto abbia dato alla nostra tifoseria il mitico Beppe Savoldi.

Il ricordo di un tifoso il cui idolo è Beppe Savoldi

Adani Roversi Fedele. Caporale Cresci Gregori. Perani Vieri Savoldi Bulgarelli Ghetti.
Era questa la formazione del Bologna il 20 maggio 1973, giorno della mia prima partita allo stadio, che allora si chiamava Comunale e non era ancora intitolato al Presidentissimo.

Avevo da poco compiuto 8 anni e l’avversario del Bologna era il Cagliari di Gigi Riva, che 3 anni prima aveva vinto lo Scudetto e schierava ancora campioni come Albertosi, Cera, Niccolai, Nenè, Gori e Brugnera. Quella partita finì 4 a 2 per il Bologna e tutto mi fece innamorare.

Il campo verdissimo e talmente perfetto che sembrava disegnato. I colori della Curva Andrea Costa, piena di bandiere, tamburi e striscioni. I cori incessanti degli ultras, quelli che mio padre chiamava “i matti”. L’aver sostituito le voci gracchianti di “Tutto il calcio minuto per minuto” coi giocatori veri, quelli che per tanti anni erano stati solo delle figurine nei miei album Panini.

E poi lui, Beppe Savoldi, il numero 9 della mia prima maglietta rossoblù, l’uomo che da 5 anni faceva sognare Bologna coi suoi gol. In quel pomeriggio assolato di maggio, che rimarrà per sempre nel mio cuore, le emozioni erano talmente forti da lasciarmi senza fiato e ricordo che continuavo a guardarmi intorno come se stessi ammirando un capolavoro. Ma dopo neanche 5 minuti dal fischio d’inizio ci pensò Savoldi a svegliarmi.

Uno dei suoi fantastici gol sbloccò la partita e io urlai di gioia, sperando che il tempo si fermasse, tanta era l’emozione per la rete di quello che sarebbe diventato il mio idolo. A metà del  secondo tempo, Savoldi segnò anche il quarto gol e quell’anno fu Capocannoniere della Serie A con 17 reti, cosa mai più successa a un giocatore del Bologna.

Giuseppe Savoldi con la maglia del Bologna

Giuseppe Savoldi con la maglia del Bologna (fonte immagine: Bologna FC 1909)

Beppe Savoldi, un centravanti dalle tante qualità

Cosa differenziava il nostro Beppe gol da tutti i centravanti che ho visto giocare a Bologna in oltre 50 anni da tifoso?

Il fatto che, quando arrivava un cross in area, lui saltava a un metro e mezzo da terra e stava in aria 5 secondi, fino a colpire la palla nel momento in cui i difensori avversari stavano già ricadendo.

Che quando veniva messo in mezzo un pallone basso, lui sembrava arrivare in ritardo rispetto al difensore, ma la punta del piede che colpiva il pallone e lo insaccava in porta era sempre la sua.

Che quando l’arbitro fischiava un rigore a nostro favore, lui prendeva con calma il pallone, lo sistemava sul dischetto e, con un tiro imparabile a fil di palo, faceva sentire inutili i portieri.

In quei 7 anni, fra il 1968 e il 1975, non ha solo segnato caterve di gol, ma ha anche fatto vincere al Bologna una Coppa di Lega Italo-Inglese e, come capocannoniere del torneo, le uniche due Coppe Italia della nostra storia prima della magia di maggio 2025.

Il primo momento triste da tifoso: la cessione di Savoldi

Poco dopo aver compiuto 10 anni, un brutto giorno d’estate del 1975, ci fu il momento più triste dei miei primi anni da tifoso: la cessione di Savoldi, per due miliardi, al Napoli. Poco mi importava del fatto che fosse l’affare più costoso della storia del calcio. Io quel giorno, leggendo il titolo del giornale, piansi, perchè la mia maglietta col 9 aveva perso il suo protagonista.

Era il 1979 quando, dopo 4 lunghissimi anni, il mio beniamino tornò a vestire i nostri colori e il tempo sembrava essersi fermato, perchè anche in quella stagione, a 33 anni, segnò 11 gol.

Con Savoldi sapevi sempre che il gol poteva arrivare da un momento all’altro e sono sicuro che, con lui al centro del nostro attacco, non ci sarebbe mai stato quel dolorosissimo 16 maggio 1982, il giorno della nostra prima retrocessione in Serie B.

Beppe Savoldi

Beppe Savoldi

Grazie di tutto caro Beppe, grazie per mille motivi

Caro Beppe, supereroe della mia infanzia, non voglio essere banale dicendo che da adesso insegnerai agli angeli a fare gol. Voglio però ringraziarti di cuore per mille motivi.

Per avermi fatto sognare a occhi aperti negli anni in cui la mia passione per il Bologna cresceva giorno dopo giorno. Per avermi fatto sentire orgoglioso di tifare per i nostri colori.

Per aver sempre parlato bene del Bologna, anche quando siamo finiti per lunghissimi anni nel dimenticatoio del calcio. Per essere stato il protagonista dei miei primi cori da tifoso, quando intonare Beppe gol era quasi un grido di battaglia.

Per essere stato sempre umile e mai polemico, nonostante le sole 4 presenze in nazionale a fronte di 233 reti segnate in carriera. Per il fatto che anche adesso, 46 anni dopo l’ultima volta che hai vestito la nostra maglia, riesci a farmi piangere pensando che non ci sei più.

Ma sono sicuro che da qualche parte, un giorno, ti ritroverò ancora ed esulterò a squarciagola per un tuo gol. Perchè una cosa è certa, come diceva uno striscione della curva… “DIO PERDONA, BEPPE NO!”.

Luca Ferri

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