Bologna FC
Il Bologna formato Europa va ristrutturato
Le mire europee del Bologna non possono finire qui: questa città e questi giocatori meritano la competitività dell’ultimo lustro
Chissà cosa ci aspetterà da qui all’inizio della stagione estiva. Il Bologna, combattivo e spumeggiante che ha primeggiato nella prima parte di campionato, quello maturo e vivace che in Europa ha fatto sognare, o la versione stroncata di Birmingham?
Perché quel che è certo è che Vincenzo Italiano ed il suo gruppo sono unanimemente convinti della fattibilità dell’impresa europea, tramite il piazzamento in Serie A. Agganciare l’Atalanta e superarla non è utopia: il calendario che attende il Bologna è complicato, ma le partite rimanenti della Dea non sono da meno. Se Inter o Como vincessero la Coppa Italia, il settimo posto varrebbe la partecipazione alla prossima Conference League.
Il Bologna formato Europa deve resistere
Ed è qui che la piega prenderebbe il risvolto necessario: il progetto del Bologna, formato europeo, va ristrutturato, ma non cestinato. L’organizzazione brillante e spontanea ha portato tre anni di successi, passione e tanti sassolini dalle scarpe buttati giù dai colli bolognesi.
A prescindere da chi rimarrà e chi arriverà, sposando la causa di uno dei club più prestigiosi d’Italia, l’ottica della società rossoblù dovrebbe guardare in alto, voltandosi solo per prendere spunto dalle tante cose buone fatte nel lustro ancora attuale. Nell’ultimo anno la strategia è stata differente: si è cercato di rafforzare la rosa, unendo giovani talenti o ragazzi da sviluppare a elementi che potessero dare un apporto significativo in ambito europeo, tramite l’esperienza maturata nel corso delle rispettive carriere.
Esperimento gratificante e completamente riuscito con Bernardeschi, entrato a piè pari nella vita cittadina e quella dello spogliatoio. Ha dato tanto alla stagione del Bologna e tutti rimarcano il suo impegno e la felicità con cui si è calato nella realtà rossoblù. Non è andata ugualmente l’avventura sotto le Due Torri per Ciro Immobile.
Questo è uno spunto per impostare l’anno che verrà, a prescindere dalla partecipazione, o meno, a una coppa europea: il Bologna può attrarre attraverso il risultato sportivo e l’ambiente caloroso che abbraccia la squadra, ma chi deve coltivare e indirizzare queste conseguenze – perché tali sono – è la società.
Non è necessario cambiare tanto per farlo: a Sartori e Di Vaio nessuno può insegnare nulla. Quest’estate lavoreranno con tranquillità, cercando di ridurre le lacune e preservare i ragazzi che hanno maggior peso specifico per questa squadra. Crescere e attrarre vanno nella stessa direzione e approdano nelle stazioni limitrofe.
A Saputo e all’intera società va dato atto di aver operato splendidamente: ora però, c’è da alzare l’asticella. Nessun ciclo finisce fintantoché la volontà di rimanere lì in alto è ben salda nell’operatività societaria. Il Bologna e questa città meritano il lustro europeo appena trascorso.
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