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Lezioni di Italiano – Di Corto Muso

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Vincenzo Italiano, allenatore di questa stagione (© Damiano Fiorentini)
Vincenzo Italiano, allenatore di questa stagione (© Damiano Fiorentini)

A Vincenzo Italiano non dispiacerà se prendiamo spunto da Massimiliano Allegri e la sua celebre frase, mutuata dall’Ippica. Nelle ultime cinque partite il Bologna ha cambiato pelle, modulo di gioco e disposizione in campo, portando a casa cinque vittorie cinque. Di corto muso, come direbbe il Max condottiero rossonero, ma quindici punti, che iniziano a fare la differenza fra una stagione mediocre e una stagione interessante.

La mano di Vincenzo Italiano

Da questa serie di cinque vittorie, tutte con un gol di scarto, togliamo solo la prima, quella contro il Torino. L’unica in cui abbiamo subito un gol. Nelle quattro successive, quattro risultati identici, quattro 1 a 0, quattro clean sheet.

La forza di un allenatore (e della sua squadra) è quella di sapersi rinnovare nel proprio modulo di gioco, di proporre un gioco molto differente dall’esasperato pressing, votato all’offensiva, con una difesa molto alta. La metamorfosi da, Torino in poi, ha visto i rossoblù “quietarsi” nella proposizione del gioco d’attacco, rallentare nella proposizione del pressing, curando di proteggere meglio (con più uomini) la porta di Skorupski.

Il risultato (i risultati) sono stati quattro 1 a 0, quattro clean sheet, non importando chi si aveva di fronte o dove si giocasse. Vero che ne il Brann (due volte), l’Udinese o il Pisa sono squadroni “ingiocabili”, ma tralasciata “l’incoscienza”, si è iniziato ad essere più pragmatici, magari un filo più brutti, ma molto efficaci.

E così le tre vittorie in campionato e le due in Europa, ci avvicinano al periodo più fulgido dell’era Motta. Cinque vittorie in campionato consecutive nel girone di ritorno (Sassuolo, Lecce, Lazio, Verona e Atalanta)  del secondo anno di gestione dell’allenatore italo-brasiliano rimangono ancora un benchmark. Ma già domenica, in casa contro il Verona, quel record può essere avvicinato.  E superato se, nel mazzo, contiamo anche l’Europa.   Ma anche  raggiunto se a Reggio Emilia (e parliamo di sola Serie A), contro il Sassuolo, non perderemo quest’ultima identità acquisita.  In mezzo ci sarà l’Europa League contro la Roma, ma questa è un’altra storia. Da provare a scrivere, con l’animo di chi non ha nulla da perdere

I 39 punti di oggi: permetteteci di ragionare su un paio di se…

L’ottava posizione potrebbe dichiarare, molto onestamente, il valore della squadra di Italiano, in questo campionato. Ma tre partite (quella di Firenze, 2 a 2, quella di Como, 1 a1, e quella di Genova, 3 a 2), tutte in trasferta, tutte con un espulso a nostro carico, avrebbero potuto avere un esito finale. Tutte e tre le partite sono state decise, in inferiorità numerica, da un gol dal 90esimo in poi. In questo veloce e amaro conteggio, ci sembra di poter dire che avevamo, in tutti e tre i casi, la partita in mano e invece ne abbiamo pareggiato due e persa uno. Nella contabilità che prende il nome di classifica, mancherebbero così all’appello ben 7 punti, che oggi ci porterebbero a quota 46, esattamente fra Juve e Atalanta, ad un passo dall’Europa.

Con i se non si costruiscono altro che ipotesi: ma ci piace pensare che il black out dei rossoblù è dovuto anche ad episodi concatenati e fortuiti (espulsioni e gol spettacolari e all’ultimo secondo). Senza i quali sarebbe un’altra stagione da incorniciare.

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