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Il personaggio della settimana – Mauro Forghieri, una vita da protagonista nel motorsport

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C’è stata un’epoca, nella storia dell’automobilismo, in cui, con la giusta intuizione, era possibile progettare in qualsiasi momento delle soluzioni innovative, senza doversi districare tra le fitte maglie di un complicato regolamento. Con la giusta dose di coraggio queste particolari novità potevano essere introdotte in gara, suscitando magari uno scetticismo iniziale da parte di chi le osservava, e in alcuni casi erano destinate a migliorare le prestazioni così tanto da diventare presto componenti standard. Durante questa epoca, capi, piloti e meccanici, dopo intense giornate di lavoro, consumavano i pasti allo stesso tavolo, e avevano modo di parlarsi e di capirsi, dal punto di vista professionale e umano. All’interno di questa storia, la Ferrari ha senza dubbio un ruolo cruciale, e all’interno della storia della Ferrari, un uomo, per una trentina di anni, ne è stato uno dei protagonisti. Ha messo la sua firma sulle vetture da corsa del Cavallino, e ha lavorato con i piloti che si sono alternati alla corte di Enzo Ferrari. Quest’uomo è Mauro Forghieri.


Gli inizi

Rileggendo oggi l’origine della storia di Mauro Forghieri, sembra che fosse già tutto scritto dal principio. Nato a Modena il 13 gennaio 1935, suo padre era uno stimato meccanico specializzato alle dipendenze di Ferrari. Già da ragazzo ebbe la possibilità di visitare la fabbrica e di conoscere un pilota come Ascari. Si iscrisse alla facoltà di Ingegneria Meccanica di Bologna, e, ancora prima di laurearsi, svolse uno stage di oltre un mese presso l’azienda di Maranello. E pensare che le sue ambizioni erano completamente diverse. Terminata l’università, desiderava un lavoro negli Stati Uniti nel campo delle turbine aeronautiche, delle quali si era occupato nei suoi studi. Enzo Ferrari gli propose, tramite il padre, di lavorare per lui, in attesa che si concretizzasse l’opportunità di trasferirsi oltreoceano. 


La rapida scalata in Ferrari

Nel 1960 il giovane Ingegner Forghieri iniziò quindi la sua avventura in Ferrari, pensando che non sarebbe stata destinata a durare a lungo. Una svolta improvvisa e inaspettata avvenne già l’anno successivo. I maggiori dirigenti della Scuderia decisero di inviare a Ferrari una lettera, tramite gli avvocati, in cui dichiaravano di non poter più sopportare le ingerenze della moglie Laura nel loro lavoro. La signora, che mostrava dei comportamenti al limite della pazzia, li aveva più volte sbeffeggiati e apostrofati in pubblico. In risposta a ciò, il Commendatore, toccato nel suo dramma familiare, decise di licenziarli tutti, e comunicò a un incredulo Forghieri che dall’indomani sarebbe stato a capo del Reparto Corse. A soli 26 anni, nell’ottobre 1961, Mauro Forghieri si ritrovò così ai vertici della gestione di una delle più blasonate scuderie mondiali.


Forghieri al vertice

Non è scontato che uno stravolgimento del genere possa avere buoni effetti in un’azienda, anzi. Ma anche in questa occasione il Drake dimostrò di averci visto giusto, puntando sulle capacità di Forghieri e del resto dello staff che aveva promosso. La sua esperienza in Ferrari spaziò nell’arco di ben tre decenni, caso unico per un ruolo così di spicco a Maranello. Enzo Ferrari gli promise il suo appoggio e la libertà di agire come riteneva nello svolgimento dei suoi compiti, senza interferenze dall’alto. Questa promessa, a detta di Forghieri, venne sempre mantenuta, con Ferrari che prese le sue difese anche quando non aveva completamente ragione, affinché non venisse messa in discussione la sua posizione. Forghieri capì da subito che avrebbe dovuto interpretare un ruolo, e ciò lo portava ad arrabbiarsi con piloti e meccanici, a volte anche a urlare: ma ciò gli serviva per poter gestire al meglio la scuderia.

 

Prove libere del Gran Premio di Gran Bretagna 1977: Forghieri dirige le operazioni (Rivista Automobilismo su YouTube)


Un grande innovatore attivo su più fronti

Sotto la sua direzione vennero progettate innumerevoli vetture, e non solo di Formula 1. La Ferrari era all’epoca impegnata direttamente anche nella categoria Sportprototipi, e partecipava quindi a gare di durata come le 24 ore di Le Mans e Daytona. Inoltre prendeva parte anche a gare di velocità in salita, facenti parte del Campionato europeo della montagna. A partire dal 1973 l’impegno al di fuori della Formula 1 venne ridotto fino ad esaurirsi in breve tempo, su decisione di Ferrari, consigliato da Forghieri, che gli fece notare l’eccessivo carico di lavoro richiesto ai meccanici e agli altri lavoratori del Reparto Corse. Alcune delle innovazioni introdotte da Forghieri hanno segnato la storia della massima serie automobilistica, oltre a permettere alla Ferrari di ottenere numerosi successi. Per esempio, fu lui il primo a montare su un’auto di Formula 1 un alettone; mentre a livello del motore le evoluzioni alle quali contribuì non si contano. Pensò anche di sostituire la leva del cambio con dei comandi al volante: la soluzione venne testata da Gilles Villeneuve. Nonostante i buoni riscontri cronometrici, il canadese preferiva il cambio classico e bocciò la trovata di Forghieri, che in futuro venne ripresa da altre scuderie. 


Il rapporto coi piloti

Forghieri ebbe inoltre modo di entrare direttamente in contatto e di lavorare con alcuni tra i piloti che hanno scritto la storia dell’automobilismo, come Surtees, Scheckter, Lauda e il già citato Gilles Villeneuve, arrivandone a conoscere nel dettaglio i diversi approcci. Alcuni dei momenti che ha vissuto con questi campioni sono talmente iconici da essere stati ripresi anche dal cinema, come la tribolata stagione del 1976 raccontata nel film Rush. Dopo il ritiro volontario di Lauda dal Gran Premio del Fuji, a causa delle pericolose condizioni della pista, colpita da un nubifragio, è lui a proporre a Lauda di comunicare alla stampa che il ritiro fosse dovuto a un problema tecnico: l’austriaco volle invece dichiarare di essere tornato ai box dopo un giro perché non se la sentiva di continuare, essendo ancora colpito dal grave incidente che gli capitò pochi mesi prima al Nürburgring. Bisogna ricordare, tra i piloti con cui ha lavorato, anche Lorenzo Bandini, ragazzo di umili origini che ottenne un successo importante a Le Mans e che purtroppo morì in un incidente al Gran Premio di Monaco del 1967, e Clay Regazzoni, svizzero, col quale nacque un rapporto di vera amicizia, condividendo insieme vari momenti anche al di fuori del lavoro.

La fine dell’esperienza a Maranello
Con l’aggravarsi delle condizioni di salute del Commendatore, e il controllo sempre maggiore che assunse la FIAT a Maranello, Forghieri, convinto da sempre che ci dovesse essere una sola persona a prendere le decisioni importanti, nel 1984 si dimise dal suo ruolo per occuparsi esclusivamente della progettazione di prototipi. Lasciò definitivamente la Ferrari nel 1987

Negli anni della sua direzione, la bacheca della Ferrari si arricchì di undici titoli mondiali di Formula 1. Sette di questi arrivarono dalle vittorie nel campionato costruttori, mentre gli altri quattro dal campionato piloti. Non bisogna dimenticare i successi nel campionato Sportprototipi: sei trionfi nel Mondiale Marche, e la significativa vittoria della 24 ore di Daytona del 1967 con arrivo in parata, rivincita della Le Mans dell’anno precedente che vide invece protagoniste le auto targate Ford (altra vicenda narrata di recente da un film).


Lamborghini e oltre

Ma Forghieri non aveva alcuna intenzione di ritirarsi. Venne contattato da Lee Jacocca, amministratore delegato della Chrysler che deteneva allora il controllo della Lamborghini. Lo scopo per cui venne chiamato era quello di realizzare un motore, col marchio della casa emiliana, da destinare ad alcune scuderie di Formula 1. Il propulsore progettato da Forghieri debuttò nel 1989 a bordo della Larrousse, mentre nel 1991, grazie all’ausilio di finanziatori esterni, vide la luce una vettura della massima serie interamente progettata dall’ex ferrarista e dai suoi collaboratori, la Lambo 291. Poco prima della stagione i finanziatori originari si dileguarono, e la situazione fu salvata dall’intervento di Carlo Patrucco, vicepresidente di Confindustria, che decise di denominare la squadra Modena Team. Quello fu l’unico anno di attività in Formula 1 della scuderia. Successivamente Forghieri si trasferì alla Bugatti, e nel 1994 fu tra i fondatori della Oral Engineering, società che si occupa della progettazione di motori e componenti meccaniche, presso la quale svolge ancora un ruolo attivo.

Sitografia

youtube.com, Forghieri racconta: intervista di Davide Cironi;

youtube.com, I grandi progettisti: Mauro Forghieri – Ruoteclassiche;

formulapassion.it, Mauro Forghieri, La ‘Formula’ del successo;

guerinsportivo.it, Mauro Forghieri, Un genio nel cuore della Ferrari.

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