Bologna FC
Bologna, segnali d’allarme
Tra infortuni, rendimento altalenante e nuovi acquisti poco coinvolti, il Bologna attraversa una fase delicata: Italiano aspetta risposte dal campo e dal mercato.
Niente processi e nessuna caccia al colpevole, ma fermarsi a riflettere oggi è inevitabile. Il Bologna non vince in campionato da sei partite, un’astinenza che pesa e che non si registrava addirittura da maggio 2023, quando in panchina sedeva ancora Thiago Motta e il ritorno in Europa non era stato ancora celebrato. Sembra passata un’era. Ora però serve reagire, a partire dalla trasferta di Como, mentre dalla sessione di mercato si attendono risposte concrete per dare una mano a Vincenzo Italiano.
Un momento delicato per il Bologna
Il momento complesso del Bologna non può prescindere da una valutazione dell’ultima campagna acquisti. Tra problemi fisici e scarso utilizzo, i volti nuovi arrivati in estate hanno inciso meno del previsto. La società è al lavoro soprattutto sul fronte difensivo, ma con una priorità chiara: prima le uscite, poi gli innesti. Nel frattempo, Italiano si trova a gestire una rosa in cui i nuovi non sono riusciti a diventare punti fermi, spesso non per scelta tecnica ma per continui stop fisici. Immobile e Bernardeschi, che avrebbero dovuto rappresentare due riferimenti, ne sono l’esempio più evidente.
Il momento dei nuovi acquisti
Guardando ai minuti giocati, il quadro è eloquente. Escluso Torbjørn Heggem, nessuno dei nuovi acquisti rientra tra i primi tredici della rosa per impiego complessivo. Il norvegese guida la classifica generale con 1.843 minuti, mentre per trovare il secondo nuovo volto bisogna scendere fino al quattordicesimo posto occupato da Nadir Zortea con 1.105 minuti. Un dato che fotografa una stagione condizionata, inevitabilmente, da infortuni e rendimento altalenante.
Heggem, la certezza del momento
Tra i nuovi, Heggem è quello che ha convinto di più. Con 22 presenze su 27 partite stagionali, è diventato il giocatore più usato in assoluto da Italiano, superando anche Lucumí dopo la gara con l’Atalanta. Il rendimento è stato fatto di luci e ombre, ma il bilancio resta positivo, soprattutto in prospettiva. A 27 anni, il norvegese è nel pieno della maturità calcistica: c’è margine per crescere nel gioco con i piedi e per limare alcune imprecisioni, ma la base è solida.
Torbjørn Heggem (© Bologna FC 1909)
Zortea e una crescita ancora incompleta
Molto più indietro nella graduatoria c’è Zortea, quattordicesimo per minuti giocati. Ha alternato il campo con Holm e, in misura minore, De Silvestri, mostrando buone prestazioni ma anche passaggi a vuoto. Nelle ultime uscite, tra Sassuolo e la gara di martedì sera, è sembrato in ripresa. È abbastanza? Probabilmente no, perché Italiano di aspetta ancora maggiore continuità.
Bernardeschi, talento frenato dalla sfortuna
Il caso Bernardeschi è emblematico. In campo è sceso 22 volte, ma per appena 859 minuti complessivi. Quando aveva iniziato a entrare in condizione, segnando contro l’Udinese e brillando con una doppietta contro il Celta Vigo, è arrivato il grave stop: frattura alla clavicola nella semifinale di Supercoppa con l’Inter. Ora è fermo, e al rientro dovrà ricostruire la condizione fisica. Ma le sue qualità, quando è stato bene, hanno dimostrato che l’attesa può valerne la pena.
Federico Bernardeschi (© Bologna FC 1909)
Vitik e Rowe, risposte rimandate
Situazione complicata anche per Martin Vitik. Arrivato al Bologna come possibile sostituto di Beukema, si è ritrovato indietro nelle gerarchie, penalizzato da prestazioni non sempre convincenti. Tra campionato ed Europa League ha collezionato 12 presenze e 831 minuti, senza mai diventare una prima scelta.
Jonathan Rowe, invece, ha mostrato spunti interessanti ma poca concretezza. L’unico gol è arrivato in Coppa Italia contro il Parma, mentre nelle altre 16 partite non ha inciso tra gol e assist. Le qualità non mancano, ma l’adattamento al calcio italiano è ancora in corso.
Immobile, il grande colpo mai davvero partito
Il caso più delicato resta quello di Ciro Immobile. Doveva essere il fiore all’occhiello dell’estate del Bologna, ma l’infortunio dopo mezz’ora alla prima giornata ha cambiato tutto. Dopo un ottimo precampionato, il lungo stop lo ha lasciato indietro di condizione e poco incisivo. Il rigore decisivo contro l’Inter in Supercoppa resta l’unico vero lampo, mentre i soli 116 minuti giocati spiegano da soli la sua prima parte di stagione. Il girone di ritorno potrà raccontare una storia diversa?
Ciro Immobile durante Bologna-Parma, ottavi di Coppa Italia 2025 (© Bologna FC)
I numeri dell’utilizzo della rosa rossoblù
Entrando nel dettaglio dell’utilizzo della rosa del Bologna, Torbjørn Heggem guida la classifica con 22 presenze e 1.843 minuti giocati, seguito da Jhon Lucumí, anch’egli a 22 apparizioni per un totale di 1.796 minuti. Riccardo Orsolini ha collezionato 26 presenze con 1.623 minuti, lo stesso tempo di Juan Miranda, sceso in campo 21 volte. Santiago Castro conta 24 presenze e 1.502 minuti, mentre Nicolò Cambiaghi è a quota 23 partite e 1.357 minuti, appena davanti a Lewis Ferguson con 20 presenze e 1.356 minuti. Nikola Moro ha giocato 20 gare per 1.301 minuti, Jens Odgaard 23 partite per 1.229 minuti e Tommaso Pobega 19 presenze con 1.180 minuti. Tra i pali, Lukasz Skorupski ha totalizzato 14 presenze e 1.178 minuti, mentre Federico Ravaglia è sceso in campo 13 volte per 1.170 minuti. Emil Holm ha accumulato 17 presenze e 1.115 minuti, seguito da Nadir Zortea con 16 partite e 1.105 minuti. Remo Freuler ha giocato 14 gare per 1.039 minuti, Thijs Dallinga 23 presenze con 899 minuti, Charalampos Lykogiannis 12 partite per 893 minuti e Federico Bernardeschi 22 presenze con 859 minuti. Martin Vitik conta 12 apparizioni e 831 minuti, Giovanni Fabbian 18 partite per 815 minuti e Jonathan Rowe 17 presenze con 798 minuti. Più staccati Benja Dominguez, con 11 presenze e 320 minuti, Lorenzo De Silvestri con 7 partite e 271 minuti, Nicolò Casale con 6 presenze e 232 minuti, Ciro Immobile con 6 apparizioni e 116 minuti, Ibrahim Sulemana con 3 partite e 106 minuti e Massimo Pessina, fermo a una sola presenza per 82 minuti complessivi.
Fonte: Più Stadio, Davide Centonze
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Robertino44
9 Gennaio 2026 at 14:52
Ma e’ riduttiva questa analisi – prima di tutto i minuti dipendono anche dalla disponibilita’, qualita’ e necessita’ commerciali delle alternative. Heggem, che sembra solido, avrebbe giocato comunque perche’ siamo stati a corto di difensori centrali. Rowe aveva molta competizione li davanti quando Orso e Cambiaghi funzionavano e Berna era in crescita. Zortea e’ un terzino fluidificante e per entrare nei meccanismi di una squadra (in particolare con Italiano) ci vogliono tempi diversi perche’ e’ un ruolo molto piu complesso di – per esempio – un centrale..comunque dai, tutti sono in crescita e speriamo diano una mano importante nel ritorno