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Italia: che fatica in campo internazionale! E il Bologna…

Il nuovo format delle coppe europee, paradossalmente, non sta giovando alle italiane

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Il Bologna festeggia la qualificazione in Champions League (© Damiano Fiorentini)
Il Bologna festeggia la qualificazione in Champions League (© Damiano Fiorentini x 1000cuori rossoblu)

Inter, Atalanta, Juventus e Napoli. Le quattro corazzate che avrebbero dovuto portare punti UEFA e soddisfazioni allo Stivale hanno faticato parecchio. I partenopei sono usciti subito dalla competizioni, tra infortuni e occasioni sprecate, mentre Atalanta, Juventus e Inter hanno dovuto affrontare i playoff. E i sorteggi erano pure stati clementi, almeno in teoria. I risultati sono stati severissimi, invece, e gran parte delle azzurre è stata rimandata. In attesa e nella speranza che il Bologna possa conquistare gli ottavi di Europa League, il trend non è incoraggiante, neppure con un format che, sulla carta, avrebbe dovuto rendere meno spigoloso e più uniforme il cammino.

Timore e tremore

Ai vicecampioni d’Europa è toccato il Bodo, fastidioso sì, ma vuoi che l’Inter perda? Da un lato gli emergenti norvegesi, famosi più per il campo in sintetico e il freddo terribile che per il loro gioco, dall’altro campioni come Lautaro, Akanji, Thuram e Dimarco. Insomma, a molti il passaggio agli ottavi sembrava una formalità. Perdere fuori casa ci poteva stare, per carità, ma a San Siro ci si aspettava una reazione, una gestione più attenta ed esperta che poi non è arrivata. Anzi, i due gol del Bodo, che ha ampiamente meritato e sta imponendo idee fresche con vigore, sono frutto di distrazioni difensive evitabili.

Santiago Castro recupera palla dopo il suo goal dell'1-3

Santiago Castro recupera palla dopo il suo goal dell’1-3 (© Bologna FC 1909)

Stanchezza mentale, quella dei nerazzurri, che non ha colpito anche Juventus e Atalanta. L’eroico tentativo dei bianconeri, però, si è incagliato contro un’espulsione improvvisa, nonostante una lotta principesca. Insomma, l’unica nota positiva è la Dea, con un impresa che ci fa ben sperare per un futuro roseo. E dire che, quando avevamo meno squadre in Champions, ne passavano molte di più. Che cosa sta succedendo?

Preoccupazione

Potremmo sembrare catastrofici, ma non è assolutamente questo il senso dell’articolo. I dati, però, parlano chiaro: anche quando c’erano soltanto due italiane ai gironi i risultati erano più consistenti. Spesso e volentieri la terza si aggregava dai preliminari e diceva la sua contro le big, permettendo alla Serie A di avere due rappresentanti nelle ultime sedici (addirittura tre su tre nel 2012). Poi, come per magia, è tornato il quarto posto in Champions, con l’ascesa dell’Atalanta e risultati incredibili per la nostra federazione. Da quando è cambiato il format, però, in due anni lo score di società agli ottavi è di 2/9. Insomma, il problema è di quantità più che di qualità. Il campionato sarà pur sempre dispendioso, si gioca tanto e le energie scarseggiano, ma questo non deve essere un alibi in un trofeo sempre più aperto a nuove nazioni, con idee di calcio rapide e pungenti.

E il Bologna?

Anche i rossoblu figurano in questa strana scacchiera. Dopo la Champions dell’anno scorso, conclusa col sorriso dopo un adattamento tosto, è arrivata la qualificazione in Europa League nel modo più bello, in una magica notte romana. Dopo essersi fatti valere contro Borussia e Sporting, i rossoblu sono usciti troppo tardi, complice anche il cambio in panchina. D’altronde per capire delle idee diverse serve tempo, e la Coppa dalle Grandi Orecchie è una schiacciasassi crudele. Però, col senno di poi, il pensiero resta. Forse il Bologna la Champions l’ha onorata davvero anche coi risultati, pur partendo da ultima della classe. E lo stesso sta facendo quest’anno. L’Europa è sacra, la squadra lo sa. E, indipendentemente da questi due mesi burrascosi, ha dimostrato di meritarsi un’altra chance. Che sia stasera, tra tre mesi, un anno o cinque. Trust the process.

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