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Giuseppe Zinetti commenta il momento del Bologna e i suoi portieri: ecco le parole dell’ex rossoblù

Tra la fiducia da concedere ai giovani e la necessità di ritrovare certezze tra i pali, Zinetti riflette sul momento del Bologna e sulla sfida con l’Inter, ricordando quanto conti la componente mentale per un portiere.

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Pessina e Skoruspki durante Bologna-Napoli (2-0)
Pessina e Skoruspki durante Bologna-Napoli (2-0) (© Damiano Fiorentini)

L’errore di un portiere può pesare più di qualsiasi altra sbavatura, soprattutto quando arriva in un momento delicato della stagione. Lo sa bene il Bologna, reduce dalla vittoria di Lecce, ma che è portato a fare i conti con le incertezze mostrate da Massimo Pessina, senza dimenticare gli errori commessi da Lukasz Skorupski. In vista della sfida contro l’Inter, rimane aperta la scelta tra i pali resta e a indicare una possibile strada è Giuseppe Zinetti, ex portiere rossoblù e preparatore per ventidue anni al fianco di Gian Piero Ventura.

Intervistato da Il Resto del Carlino, Zinetti invita a non trasformare gli errori in sentenze, soprattutto quando di mezzo c’è un giovane di diciott’anni, e richiama l’importanza della fiducia, della serenità e del lavoro quotidiano. Perché, prima ancora di scegliere chi difenderà la porta del Bologna, bisognerà capire chi sarà davvero pronto a reggere la pressione.

Le parole di Giuseppe Zinetti sul Bologna e i suoi portieri

Zinetti sugli errori di Pessina:

«Vecchia regola: i portieri parano e a volte sbagliano. E a diciott’anni l’errore non é sinonimo di fallimento, ma è un passaggio necessario dentro un processo di crescita. Parliamo di un ragazzo che con le giovanili azzurre ha vinto dei titoli e che Mancini aveva appena chiamato in nazionale. Ma da noi purtroppo c’è un vizio antico, ovvero l’ipocrisia. Tutti a parlare dell’importanza di puntare sui giovani e poi ai primi errori di un diciottenne subito si imbastiscono i processi. Giocare tra i pali è un ruolo complicato, che espone ad errori anche i più bravi del mondo: pure Donnarumma qualche grave errore in carriera lo ha commesso, ma questo non gli impedisce di essere un fenomeno nel suo ruolo».

Quindi come gestirebbe Zinetti gli errori di Pessina in Lecce-Bologna?

«È giusto lavorarci, senza però dimenticare la parata che nel finale ha sventato il 2-2. Per questo dico che non è da un errore che si giudica un portiere. E questo vale anche Per Skorupski, che resta un ottimo interprete del ruolo».

Come si risolleva un portiere?

«Se hai fiducia nelle sue qualità anche dopo un errore grave due-tre partite da titolare gliele devi concedere. Poi dipende da come le affronta: se vedi che si porta in campo il peso degli errori e non è sereno ci sta di farlo accomodare in panchina. A volte basta anche una sola partita vista dalla panchina per allontanare i cattivi pensieri. E conta molto anche chi ti sta vicino allenandoti tutti i giorni. Io, quando arrivai da ragazzino a Casteldebole, trovai Pietro Battara e fu la mia fortuna. Grazie a lui debuttai in serie A a ventuno anni, che allora per un portiere era un’età precoce: di ventunenni titolari in quella stagione c’eravamo io e Giovanni Galli».

Il pensiero di Zinetti sul Bologna di oggi:

«La partenza è stata in salita e i tre punti di Lecce sono stati im-portanti. Ma quando cambi l’allenatore non puoi pensare che chi arriva abbia la bacchetta magica: serve un po’ di tempo. Vediamo se la vittoria di Lecce ha ridato fiducia al gruppo. Nell’anno di Radice noi l’Inter la battemmo in casa e prima eravamo andati a vincere sul campo della Juventus. Ricordi indelebili».

Sulla sua presenza al Dall’Ara:

«Abito da una vita a Casalecchio, ma allo stadio non vado quasi mai: preferisco vedere il Bologna in televisione. Però sono spesso agli eventi dei Veterani Rossoblù, do anche una mano a Colomba che è l’allenatore della squadra e quando non faccio il nonno mi diletto con il golf. Di di ex rossoblù con la passione per il ‘green’ ce ne sono tanti: Dossena, Turkyilmaz, Paramatti, Cristallini, Binotto e Bia».

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