La Ferraro 312 T5 di Villeneuve in una rievocazione storica La Ferraro 312 T5 di Villeneuve in una rievocazione storica Ferrari.com

I racconti del commissario – Anche Gilles ha paura

Scritto da  Mag 02, 2022

Un anno difficile

51° Gran Premio d’Italia, 14 settembre 1980. La grande festa per l’ingresso di Imola nel mondiale di Formula 1 non poteva essere un momento di felicità totale per i tanti tifosi accorsi nella Motor Valley. L’amatissima Ferrari, che correva finalmente sul circuito intitolato al figlio del fondatore, stava attraversando uno dei periodi più bui della sua storia sportiva. Dopo i trionfi dell’anno precedente, la 312 T5 si era rivelata una monoposto completamente sbagliata, un lento e pesante dinosauro da cui spremere qualcosa in attesa che l’ ancora acerba 126 C a motore turbo riportasse in alto la Scuderia. I cavalli non bastavano più, così come il coraggio che Gilles Villeneuve, sempre più idolo dei tifosi, metteva in ogni gara per superare i limiti della vettura. Ma si sa che il cuore spesso sovrasta la ragione e le attese in Romagna erano comunque alte.

Piastrella celebrativa del Gran Premio d'Italia 1980 (Foto AutoMotorFargio - Collezione Claudio Fargione)

Cuore oltre gli ostacoli

Il sabato le cose iniziarono a prendere una brutta piega per gli uomini di Maranello. Jody Scheckter infatti, appena uscito dai box dopo una discussione con l’ingegner Forghieri, perse il controllo della sua T5 numero 1 nella veloce piega a sinistra prima della curva Tosa, schiantandosi violentemente con il posteriore contro il muro di contenimento esterno. Una struttura fortemente voluta dai piloti in sostituzione del guard-rail che dimostrò subito la sua validità: la monoposto scivolò su di esso disintegrandosi ma lasciando illeso il pilota. L’ episodio venne archiviato come un grande spavento e Scheckter si qualificò comunque sedicesimo. Gilles invece conquistò l’ottava fila e la domenica era pronto come sempre a dare battaglia. I primi giri non tradirono le attese: il canadese partì bene e al quinto giro sorpassò l’Alfa Romeo di Giacomelli con una manovra da brivido, installandosi in quarta posizione. La collina della Tosa lo attendeva trepidante per applaudirlo al sesto passaggio, ma le cose andarono molto diversamente.

Un incidente spaventoso

«La mia macchina andava bene, ero sulla scia di Arnoux in quinta piena a 12500 giri e 280 km/h quando ho sentito un “bang” dietro e mi è partita! Sono finito contro il muro e sono rimbalzato in pista; per una trentina di secondi non ho visto nulla, poi sono riuscito a scendere dalla macchina. Guardando il casco ho visto che avevo ricevuto in piena testa una ruota, l’anteriore che si era staccata insieme a tutto il retrotreno, mentre una minigonna mi ha colpito anch’essa nella testa, credo di lato, ed è la parte che mi fa più male».

Fu lo stesso Gilles a descrivere così il tremendo schianto che lo vide protagonista nello stesso punto in cui aveva impattato il compagno ventiquattro ore prima. I testimoni videro la posteriore destra esplodere “come un palloncino”, trasformando Villeneuve nel passeggero di un missile scagliato contro ad un muro, fortunatamente con un angolo di impatto favorevole. Nonostante il gruppo ancora compatto potesse centrare la Ferrari rimbalzata in pista dopo l’impatto, sui rottami finì il solo Giacomelli, che forò la posteriore destra ritirandosi pochi metri dopo. Le lodi alla sicurezza dell’impianto e dell’abitacolo si sprecarono, ma non potevano alleviare la delusione del pubblico che aveva perso in un colpo solo due protagonisti. E soprattutto non chiarivano le cause dello schianto.

Lo spaventoso incidente di Gilles a Imola 1980 (parrilla su YouTube)

Minigonna letale

Un detrito raccolto? Una guida troppo aggressiva? Le ipotesi si susseguivano fino a quando, nella serata di domenica, la trasmissione televisiva Telesprint fece emergere un piccolo incidente avvenuto nelle prove del venerdì. Quando rientrò ai box, la monoposto di Villeneuve presentava delle lesioni alla carrozzeria nella parte posteriore della pancia sinistra. La fibra di vetro sembrava strappata, mentre l’unghia finale della minigonna era spostata sfiorando la gomma, con quest’ultima che presentava a sua volta un profondo taglio sul battistrada. Gilles non sapeva spiegare come avesse prodotto il danno, sicuramente lo scoppio dello pneumatico si sarebbe potuto verificare da un momento all’altro. La domenica il piccolo canadese aveva iniziato la gara aggredendo i cordoli con violenza per tentare di non perdere subito il contatto con i primi andando ben oltre i limiti della T5. Giacomelli, testimone diretto delle manovre di Gilles, affermò: «Ho visto Villeneuve salire brutalmente sul cordolo». Da parte sua il direttore sportivo Piccinini si affrettò a sottolineare come la lesione alla carrozzeria del venerdì non potesse essere collegabile ad uno scoppio della gomma. Ma nei fatti le ragioni del sinistro apparivano decisamente chiare.

Cosa resterà di quel 1980?

Anche quella volta finì senza danni fisici per Gilles, che distrusse un’altra Ferrari alla ricerca del limite. Ma quello schianto sotto gli occhi di una collina della Tosa pulsante di passione catapultò il canadese in una dimensione ancora più mitica. Per i tifosi era diventato il simbolo dell’ impossibile, del coraggio oltre ogni ragione e probabilmente anche dell’invulnerabilità fisica. La foto di Gilles che scende incolume dal relitto della sua vettura demolita fece il giro del mondo, diventando essa stessa un’icona quando, dopo la tragica giornata di Zolder, venne trasformata in un poster con una semplice didascalia: Sempre Gilles. Quella piega senza nome prima della Tosa da quel giorno si legò per sempre al nome di Villeneuve, finendo per essergli intitolata alla vigilia del Gran Premio di San Marino 1983. In quella occasione venne inaugurato un monumento in presenza del padre Seville che, ristrutturato oltre 30 anni dopo, fa ancora bella mostra di sé presso quella che oggi è la seconda variante del circuito imolese. A racchiuderlo c’è un vero memoriale nel quale sta crescendo un giovane acero, l’albero simbolo del Canada. Ma sicuramente non c’è solo quell’installazione a ricordarlo. Perché molti di quei giovani tifosi del 1980, dopo oltre quattro decenni, hanno ancora appeso ad uno dei muri di casa la foto di un piccolo pilota che scende da una Ferrari demolita con sotto due sole parole: Sempre Gilles.

L'incidente di Gilles diventò una vera icona per gli appassionati attraverso un poster (Collezione Claudio Fargione)

 

Ultima modifica il Venerdì, 06 Maggio 2022 20:27
Claudio Fargione

Imolese, vive da sempre a due passi dall’Autodromo e per questo da sempre gioca con le macchinine. Ingegnere meccanico per gli studi, ufficiale di gara per scelta, parla di tutto ciò che è automobilismo per passione. Si sente figlio della Motor Valley e la racconta per 1000 Cuori Rossoblu ma è di casa a Le Mans.