Tomas Locatelli, doppio ex della sfida tra Bologna e Udinese Tomas Locatelli, doppio ex della sfida tra Bologna e Udinese www.amarantomagazine.it

Tomas Locatelli: “Devo tanto a Bologna. La retrocessione brucia ancora” – 29 dic

Scritto da  Dic 28, 2017

5 anni sotto Le Due Torri, altrettanti in Friuli: Tomas Locatelli, che ha incarnato perfettamente la quint’essenza del trequartista anni 90 (piede finissimo, visione di gioco chilometrica e una generosità senza eguali nel distribuire cioccolatini alle punte, pronte a trasformarli in reti), è il grande doppio ex di Bologna – Udinese, partita che andrà in scena al Dall’Ara sabato pomeriggio alle ore 15.00.

Tomas, nato a Bergamo e cresciuto proprio dove, da sempre, sbocciano grandi campioni, ha scelto Bologna come punto di approdo finale (come potrete leggere in seguito), intervistato in esclusiva da 1000 Cuori Rossoblù, ci ha ovviamente presentato la partita che chiude, di fatto, il girone d’andata delle due squadre, ma ha anche parlato del suo passato calcistico, portando alla luce ricordi piacevoli e altri decisamente meno. Ora Tomas, che ha appunto scelto La Dotta come città nella quale vivere, si è dato al paddle (invitiamo, come ci ha suggerito l’ex numero 20 rossoblù, tutti i nostri lettori ad informarsi su questo sport), continuando anche a giocare a tennis con Roberto Mancini, con il quale fa coppia fissa! Non ci resta che leggere!

Come si è approcciato, da bambino, al mondo del pallone Tomas Locatelli?

“Cavolo, dobbiamo andare indietro di parecchio! Scherzi a parte, l’approccio che ho avuto io al mondo del pallone è avvenuto prima che nascessi: mia madre mi diceva che le davo tanti di quei calci che sembrava che giocassi a calcio anche prima. Il calcio per me era tutto, anche nella quotidianità: io mi ricordo che portavo il pallone nel letto, ci dormivo assieme; cose che pochissimi altri facevano.”

Esperienza al Bologna: come hai vissuto quegli anni, com'era la piazza, i giocatori. Cruz-Signori-Locatelli: com'era il trio d'attacco?

“Bologna mi è rimasta nel cuore calcisticamente parlando e anche come città, tant’è vero che ho deciso di vivere la mia vecchiaia in quel di Bologna: uno perché devo tanto a questi colori, secondo perché ho trovato anche l’amore a Bologna, terzo perché è una città straordinaria che mi ha fatto sentire importante sotto il punto di vista calcistico. All’epoca quasi tutte le squadre erano abbastanza forti, erano da sesto o settimo posto di oggi (adesso la qualità calcistica italiana è bassa, tolte le prime 4 o 5, ma vediamo che anche lo stesso Milan e altre squadre blasonate fanno fatica). Oggi se avessimo avuto un trio come quello non avremmo dovuto pensare a doverci salvare ma anche a qualche cosa di più.”

Che successe nel 2004/2005? Come mai si retrocesse?

Il 2005 è stata un’annata molto particolare: alla fine del girone d’andata si parlava di Coppa UEFA, vincemmo a Milano con un mio gol ed eravamo intorno all’ottavo, nono posto, stavamo andando molto bene. Poi purtroppo il girone di ritorno è successo qualcosa e, in maniera incredibile, abbiamo avuto una debacle nelle ultime dieci partite: difficile trovare un perché, una causa; magari non pensando di arrivare a determinati traguardi abbiamo mollato un po’ e in Serie A appena molli un po’ rischi di perdere con chiunque. Ed è stato così, alla fine abbiamo fatto sì e no 3-4 punti, un disastro devastante.”

Cosa ci racconti dell'avventura in Friuli? Eri molto giovane ma già con due stagioni al Milan alle spalle, come ti integrasti in quell'ambiente?

 “Il Milan mi è servito soprattutto per capire quanto fosse importante la conoscenza del gioco del calcio:a Milano pur giocando poco ho avuto l’occasione di allenarmi con dei campioni. Parliamo di giocatori che oggi starebbero al Chelsea, al Barcellona, al Real Madrid. C’era Weah, Baggio, Savicevic, Boban, Albertini, in difesa Maldini, Tassotti, Baresi, Costacurta. Lì ho avuto la fortuna di “rubare” qualcosina che poi mi è servito dopo. Quello è stato il trampolino di lancio, mentre il lancio vero e proprio l’ho fatto a Udine, anche lì 5 anni trascorsi, calcisticamente parlando, in maniera molto soddisfacente.”

Nel 1997 1998 i friulani arrivarono addirittura terzi in campionato, come fu vissuta quella stagione?

“Un Udinese terza incredibile: purtroppo c’erano ancora le due in Coppa Campioni e non le quattro, altrimenti saremmo andati a giocare nell’attuale Champions. Fu un’annata in cui c’era andato tutto bene perché noi all’interno avevamo creato un gruppo che si aiutava non solo in campo ma che aiutava sempre e comunque davanti a tutte le difficoltà. Questo è ciò che ci ha permesso di fare quel salto di qualità che oggi, probabilmente, una squadra di media classifica come l’Udinese per esempio, difficilmente fa. Anche se l’Atalanta, pur senza arrivare terza, è riuscita comunque a fare molto bene l’anno scorso.”

Già ai tempi all’Udinese c’era la filosofia del ricercare oltreoceano buona parte della rosa?

“Sì, anche se l’ossatura della squadra era italiana: c’ero io, c’erano Giannichedda, Fiore, Calori, il capitano, Pierini, Turci in porta. Penso che la forza sia stata anche questa: i Pozzo, in quell’anno, avevano deciso che il livello dei giocatori italiani che avevano era maggiore di quello dei calciatori che venivano da fuori.”

La delusione più grande della tua carriera calcistica?

“Quando siamo retrocessi col Bologna: quella è stata una cosa atroce, non pensabile, successe un patatrac incredibile. Vincemmo l’andata a Parma 1-0, perdemmo il ritorno in casa 2-1; delle cose che si potevano solo scriverle, nemmeno pensarle.”

Il momento invece più bello?

“Ne ho avuti di importanti in Coppa UEFA con l’Udinese, andammo avanti parecchio, arrivammo terzi che ai tempi era come vincere un campionato. Tanti altri momenti importanti ma non ai livelli di questo.”

Il compagno più forte con il quale hai giocato (Udinese e Bologna)?

“All’Udinese Marcio Amoroso: era un giocatore incredibile, aveva una facilità nel fare gol che era disumana. Quell’anno vinse anche il titolo di capocannoniere, ma con me dietro era più facile (ride, ndr). A Bologna ne ho visti tanti: da Beppe (Signori), che era un giocatore straordinario, fino a Cruz, che partì tentennando ma riuscì a farsi amare. Questi sono i più importanti con i quali ho avuto la fortuna di giocare.”

Ti rivedi in qualche giocatore del Bologna di oggi?

Verdi ha una capacità di gol molto superiore alla mia, però in alcune movenze mi rivedo in Lui. Io ero più uomo assist, Lui invece più finalizzatore; tra l’altro è incredibile anche nel battere le punizioni, è straordinario, un giocatore che calcia sia di destro sia di sinistro con la medesima facilità”

Come vedi la partita di domenica, tra Bologna e Udinese?

“La partita di domenica è molto interessante perché mette di fronte due squadre che stanno bene, che stanno facendo un buonissimo calcio, che non hanno più il timore di perdere ma possono giocare abbastanza tranquillamente. Questo spero possa fare assistere a Noi tifosi a una buona gara. Non ti dico chi vincerà secondo me perché altrimenti i tifosi dell’altra squadra si arrabbiano (ride, ndr).

Pensi che l'Europa si fattibile per il Bologna?

“E’ difficile, perché comunque sia ci sono tante squadre che sulla carta sono più forti di Noi, dovrebbero steccare in parecchi e Noi non sbagliare niente da qua alla fine. Tutto è possibile, però è un 80/20”.

 

Al campo il verdetto finale.

 

 

Giacomo Guizzardi

Cresciuto in periferia, inizia ad appassionarsi al mondo del pallone quando scopre la cultura della sofferenza fisica e morale. Dopo qualche comparsata in radio locali, inizia a collaborare con 1000 Cuori Rossoblu anche attraverso la trasmissione "Al Ritmo del Goal". Aspirante scrittore e giornalista, calciatore fallito.