Forcing - Marani: "Mihajlovic ha dato sicurezza e una crescita dal punto di vista del gioco" Inter news

Forcing - Marani: "Mihajlovic ha dato sicurezza e una crescita dal punto di vista del gioco"

Scritto da  Mar 29, 2019

Se il Bologna diventa grande, oltre al merito che va a coloro che raggiungono il successo, un ringraziamento va pure a chi ne parla. L’intervista a Matteo Marani, vice direttore di Sky Sport, parte dal passato: dal suo libro – scritto ormai cinque anni fa – su Arpad Weisz al recente documentario realizzato sul Bologna del 1964, quello che “così si gioca solo in Paradiso”. Inizia così la sua intervista, prima di chiedergli della vittoriosa Primavera alla Viareggio Cup e del Sassuolo di De Zerbi, squadra in discesa ma con grande qualità, come il suo tecnico. E quel suo debole per Di Francesco

Matteo, prima di introdurti nel tuo Bologna-Sassuolo, visto che sei anche un giornalista storico che ha studiato il passato della società rossoblù, volevo che spiegassi un attimo il dietro le quinte – o da cos’è nata la voglia – del lavoro su Arpad Weisz.
“Sì, allora, l’ho già spiegata più di una volta, ovviamente, nel senso che è stata una ricerca che mi ha occupato per un lungo periodo – più o meno 2-3 anni –, che ho fatto attraverso archivi, testimonianze indirette e non dirette perché purtroppo non c’era più nessuno di vivente di quelli che avevano incrociato l’avventura umana e professionale di Weisz. Poi ho girato molto in Europa, ho cercato un po’ dappertutto di trovare degli elementi”

Il tuo secondo lavoro, continuando sulla linea del tempo, l’hai prodotto vent’anni dopo la morte di Weisz (1944), parlando del Bologna Paradiso. C’è un qualche aneddoto, o ancora un dietro alle quinte, che vuoi raccontare e hai particolarmente a cuore?
“Mah, guarda, devo dire che quel lavoro è nato da un mio grande desiderio e ho avuto grande disponibilità da Federico Ferri, direttore di Sky Sport. Io gli ho proposto di fare questo progetto, lui mi ha detto ‘Mi piace, facciamolo’ e quindi ho avuto la possibilità di raccontare quell’anno, che è un anno ovviamente molto particolare, straordinario, che si è verificato e mai più si verificherà, dato che il regolamento impedisce gli spareggi. Un’annata incredibile, che andava raccontata, e che aveva tantissimi elementi per essere raccontata: quindi avevamo documenti, testimonianze, una serie di fatti che potevano essere raccontati. Il mio obiettivo, essendo bolognese e conoscendo molto bene la storia – avendola sentita raccontata fin da ragazzo –,  è stato quello di renderla più ampia, allargandola a chi non la conosceva. Quindi devo dirti che anche a me piace raccontare il Paese attraverso lo sport e viceversa: le due cose non sono separate, le due cose stanno insieme. E, quindi, diciamo che questo è stato il lavoro, che ha avuto un grande riscontro e ha fatto ottimi ascolti: è andata molto molto bene”

Per chiudere questa velocissima carrellata storica, ti dico un’altra data: 1967, che è tornata in auge in questi giorni, visto è stata la penultima…
“Viareggio”

Esatto. Ti ricordi qualcosa di quell’annata?
“No, nel senso che io sono nato anche dopo e non ho mai studiato il Viareggio del Bologna 1967. Come tutti, diciamo che sapevo che il Bologna aveva vinto quell’edizione e, ovviamente, sono contento che il Bologna sia tornato a vincerlo adesso. Qualcuno ha detto che nei grandi club mancavano giocatori impegnati nelle nazionali U19, è vero, ma non toglie nulla al prestigio di vincere al Torneo di Viareggio, che è un grande risultato. Io credo che abbia un potenziale significato per tutto il Bologna e possa un po’ costituire, rappresentare un po’ il punto di partenza, nel senso che da qui si può prendere esempio per dimostrare che il Bologna può fare cose molto importanti e significative anche a livello nazionale. Faccio naturalmente i complimenti alla società, a Corazza, a Troise, al mio amico Pagliuca che prepara i portieri, al vice Perez che ci riporta al Bologna bello di qualche anno fa. Credo sia una bellissima pagina, che va a riempire la bacheca. Non c’è nemmeno bisogno che lo dica, ma mi sembra che tutta la città abbia accolto, in maniera orgogliosa, questa vittoria”

Certo, siamo tutti d’accordo che è stata una vittoria della Primavera che, alla fine, è stata globale. Anche per la prima squadra, che non so se hai visto il video in cui tutti i ragazzi erano davanti alla tv durante i rigori e hanno festeggiato quando Fantoni ha parato quello su Petrovic. Domenica, loro, hanno un derby complicato…
“Molto, molto. Molto perché il Sassuolo è una squadra che concede parecchio, ma crea anche tantissimo. Quindi è una squadra che è in grado di far grandi prestazioni  anche lontano da casa – penso a quello che ha fatto nella trasferta di San Siro – ma questa è un po’ la caratteristica di De Zerbi: un allenatore che sta facendo giocare moltissimo le sue squadre, penso ormai non sia più un mistero che abbia incrociato, in estate, la strada del Bologna, ed era una delle opzioni per il dopo-Donadoni.
Io apprezzo molto De Zerbi, credo che tra i nuovi sia, onestamente, stia facendo le cose più innovative e interessanti. Mi piace, appunto, il suo calcio coraggioso, il suo modo di essere sempre propositivo. Credo che al Sassuolo sia mancata la punta da gol; mi piace molto Boga, però è giovane e deve smussare molti aspetti; a tratti ho visto Berardi, e questo mi fa molto sperare in ottica futura perché lo considero uno dei maggiori talenti del calcio italiano, e forse abbiamo rischiato un pochino di averlo in ombra in questi anni, quindi se lo si recupera è un’ottima notizia per tutti. È una squadra che, ripeto, concede.
Dall’altra parte c’è un Bologna che, in questo momento, mi sembra stare molto bene. Al di là dei risultati, che sono indubbi, la partita di Torino rimane forse la miglior partita dell’anno: vedo una squadra che ha coraggio, che riesce a stare alta, ad aggredire gli avversari e cercare di recuperare palla nell’area avversaria, cosa che con Inzaghi non avevamo quasi mai visto. Con Inzaghi la squadra era molto bassa, bloccata, c’era un po’ di sfiducia. Io credo che Mihajlovic abbia fatto due cose decisive. La prima è stata di dare sicurezza all’ambiente, e questa l’ha ottenuta probabilmente con la fiducia e il feeling con alcuni senatori dello spogliatoio: vedo Dijks a grandi livelli, vedo Dzemaili che, in quest’ultima fase, è stato un giocatore molto importante. L’altra cosa che vedo in Mihajlovic è una crescita dal punto di vista del gioco tattico: lui è sempre stato un allenatore molto motivazionale, molto di temperamento, ma mi pare che il Mihajlovic che stiamo vedendo a Bologna abbia fato dei passi in avanti anche dal punto di vista del gioco. Gli piace salire col pallone, gli piace salire da dietro, gli piace costruire, vedo continue sovrapposizioni sulla fasce, vedo movimenti molto belli, molto interessanti, vedo – per esempio – l’utilizzo che è stato fatto di Palacio. Ecco, Palacio, forse, in questo momento, è il giocatore più importante in attacco, mi verrebbe da dire di tutta la Serie A. Nel senso che pochissimi centravanti riescono a essere registi offensivi, perché lui riesce anche a far giocare gli altri: è nel pieno della sua maturità e vedo un accostamento – seppur segni meno – con Quagliarella. A quell’età lì, stanno tirando fuori il meglio, delle loro qualità, che sono altissime”

Dire che sei stato chiaro. Tornando al Sassuolo, le statistiche dicono che non vince dal 26 gennaio (3-0 contro il Cagliari). Secondo te, De Zerbi ha spinto tanto per racimolare tanto nella prima parte e avere la seconda un po’ più tranquilla?
“Mah, io questo non credo. Credo che il Sassuolo abbia avuto un pochino di difficoltà nel corso di stagione, abbia subìto troppo dietro – cioè ha preso troppi gol – ma perché mi vengono in mente gli ultimi cinque presi con la Sampdoria, però in queste ultime partite il Sassuolo è andato sotto e ha subito. Non riesce più ad avere la freschezza, il brio che ha avuto nella prima parte del campionato: qui non ci sono dubbi, ma lo dice anche la stessa classifica. Il Sassuolo mi pare abbia girato, nel girone d’andata, sulla parte sinistra, poi è sceso. Io parlo di freschezza fisica, ma penso ci stia perché le squadre di De Zerbi vanno al doppio, al triplo delle altre, quindi il momento di flessione è inevitabile che arrivi. In quest’occasione, è stato abbastanza lungo”

La freschezza e il brio si pensava che avrebbe potuto portarle Di Francesco. Nell'intervista che ci hai rilasciato ques'estate, avevi detto che non avresti mai fatto lo scambio con Falcinelli. Secondo te che problemi ha avuto Federico?
“Non lo so perché non sono vicino a lui. Continuo a considerare Di Francesco un eccellente giocatore, è chiaro che ha avuto diversi problemi fisici e questo ha, diciamo, complicato e ritardato il tutto. Mi sembra comunque un giocatore valido: io penso che Di Francesco tornerà essere un giocatore determinante”

Infatti i bolognesi hanno ancora il dente avvelenato, più che altro perché Falcinelli non ha dato quello che si sperava…
“Io sostengo che Di Francesco sia un prospetto di grande futuro, poi è chiaro che non è riuscito a fare quello che doveva/poteva a Sassuolo, però è un giocatore che ha spessore quindi capisco che qualcuno ci resti male”

Ti faccio l’ultima domanda, riguardo a Bigon e alla società in generale. Il ds, l’altro ieri, ha detto: ‘Io non devo vincere, ma costruire’. Cosa ne pensi? Credi che la vittoria della Primavera abbia ripagato, in parte, il suo lavoro?
“Io penso che un lavoro vada misurato, ovviamente, nel tempo. Ad esempio, a Napoli, l’ho ricordato più volte, l’ha costruito in gran parte proprio Bigon, quindi ha dimostrato di aver fatto buone cose. Io credo che l’errore vero della stagione – a posteriori, io non mi aspettavo che fosse così deludente – è stata la scelta di Inzaghi. Non solo tanto la scelta di Inzaghi, quanto il momento di uscita di Inzaghi. Cioè, probabilmente si è perso un mese. Quindi: errore aver preso Inzaghi, errore averlo tenuto più del tempo limite, però poi merito di aver preso Mihajlovic, perché improvvisamente le cose sono ripartite, questa squadra non è più una delle più scarse del campionato, ma se la può giocare con tutte. Va a Milano e vince, va a Torino e vince, quindi il materiale non era scadente prima e forse non è neanche eccelso oggi, però è un mix di cose.
Sul giudizio, non lo so. Credo che la società debba fare chiarezza in fretta, e in questo mi viene da dire Saputo: cioè, Saputo deve stare presente sulla piazza perché non si può guidare un club da lontano. E non bisogna trascinarsi nell’errore che ha fatto il Bologna negli ultimi anni, cioè è stato un po’ bloccato perché non ha avviato nessun cambiamento, nessuna evoluzione. Secondo me, ci vogliono piani chiari per capire dove si riparte da settembre”

Ultima modifica il Venerdì, 29 Marzo 2019 17:42
Sebastiano Moretto

Studente di Scienze della Comunicazione col pallino del pallone e del giornalismo. Quando la domenica vado a messa, mi dirigo verso lo stadio.